Contratti, dalla Cgil un altro no

09/03/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Salvi incontra i sindacati, ma permane lo stallo tra Cisl-Uil e il sindacato di Corso Italia sul lavoro a tempo

    Contratti, dalla Cgil un altro no
    Oggi vertice con le imprese – Il ministro studia una soluzione allargando il confronto a formazione e apprendistato
    Lina Palmerini www.ilsole24ore.com/lavoro
    ROMA. È andata come da copione. Anzi, come le lettere già inviate al ministro del Lavoro, Cesare Salvi, preannunciavano: la Cgil ribadisce il suo "no" a proseguire la trattativa sui contratti a termine, Cisl e Uil invece confermano la volontà di proseguire il confronto. Nell’incontro di ieri con i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Salvi ha solo ascoltato. Oggi tocca alle organizzazioni imprenditoriali e solo dopo il Governo prenderà una decisione. Il dilemma quindi resta in piedi: Salvi farà o no il decreto per recepire la direttiva comunitaria sul contratto a tempo determinato? «Al termine di questa tornata di incontri con le parti sociali — ha dichiarato ieri Salvi — il Governo prenderà le sue decisioni che saranno ispirate a due principi fondamentali: la volontà di salvaguardare il dialogo sociale e di tutelare gli interessi del sistema Italia, in particolare di chi ha lavoro precario e di chi ancora non ce l’ha».
    Il ministro starebbe infatti studiando la possibilità di allargare il confronto anche su altri contratti a tempo, quelli a causa mista per esempio, recuperando così anche la Cgil. Infatti, tagliare la testa al toro ed esercitare subito la delega facendo il decreto vorrebbe dire non dare più spazi di dialogo a chi sul tavolo delle trattative è rimasto e vuole continuare a cercare un’intesa. Intervenire subito autonomamente sarebbe come "avallare" la rottura della Cgil ritenendo concluso un negoziato e negare, a chi la chiede, una possibilità di accordo su una materia che è territorio privilegiato delle parti. Già oggi infatti Cisl e Uil e imprese potrebbero fissare una data per il prossimo e forse decisivo incontro.
    «Sarà questione, se non di ore, di pochi giorni», ha detto il ministro del Lavoro precisando i tempi di una valutazione che potrebbe arrivare a Camere sciolte ma «anche questo farà parte della risposta» ha commentato Salvi che si è lasciato andare a una battuta per descrivere lo stato del confronto tra le parti sociali, contraddistinto da un fitto scambio di lettere. «Avete visto — ha osservato il ministro — il film "C’è posta per te?" Si scrivevano, ma si sono chiariti solo quando si sono visti». Al di là delle battute, nell’incontro con i sindacati Salvi ha precisato che anche un eventuale esercizio della delega non è un atto "definitivo": con la stessa delega, entro un anno di tempo, il prossimo Governo potrà fare interventi correttivi sulla materia.
    Anche se sono tornati a vedersi, Luigi Angeletti della Uil, Savino Pezzotta della Cisl e Sergio Cofferati della Cgil non si sono però spostati di una virgola da quello che è scritto nelle lettere. «Consideriamo chiuso il confronto — ha ribadito il leader della Cgil — perché la posizione della Confindustria nega la sostanza della direttiva europea e oltretutto, il suo atteggiamento espresso sin qui non considera valutabili le nostre richieste».
    Dall’altro lato Savino Pezzotta, segretario generale Cisl: «Il confronto deve proseguire. Facciamo la trattativa. Noi abbiamo posto alcune questioni, vediamo ora cosa ci verrà risposto». Anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, resta fiducioso: «Noi pensiamo che sia possibile raggiungere un accordo che dia maggiori garanzie ai lavoratori che verranno assunti con i contratti a termine. Bisogna cercare di fare un accordo con tutte le controparti, e sottolineo tutte». Oggi tocca alle imprese perché ieri l’appuntamento previsto nel pomeriggio è stato rinviato. Ieri, dalla Cisl è arrivata una proposta "federalista". «Potrebbe essere utile prevedere — ha detto Giorgio Santini, segretario confederale Cisl — sempre all’interno della contrattazione, e ferme restando le percentuali, la variabile sviluppo locale che consentirebbe di avere una maggiore disponibilità di contrattazione a termine nelle aree in ritardo di sviluppo e, ovviamente, averne di meno nelle zone in cui c’è maggiore occupazione».
    Venerdì 9 Marzo 2001
 
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