“Contratti” Da quelle urne una lezione di saggezza (G.Cazzola)

08/06/2005
    mercoledì 8 giugno 2005

    ECONOMIA ITALIANA – Pagina 16

    IL REFERENDUM DEL 1985

    Da quelle urne una lezione di saggezza

    Con la bocciatura gli italiani hanno saputo dimostrare di andare oltre il tornaconto personale

    Di Giuliano Cazzola

      Quando vent’anni or sono gli italiani bocciarono, con una maggioranza del 54,3% di no, il referendum abrogativo della legge che aveva tagliato ( il 14 febbraio 1984) tre punti di scala mobile, io stavo in prima linea: dal 1980 ero segretario della Cgil dell’Emilia Romagna, unico socialista chiamato, nel dopoguerra, a dirigere la struttura di una regione " rossa", nella quale il Pci e la componente sindacale comunista erano in grado di esprimere il massimo di mobilitazione contro lo " strappo" del decreto di S. Valentino.

      Nei quindici mesi precedenti in Cgil sembravamo dei " separati in casa". Mi sono sempre chiesto se nelle posizioni dei militanti socialisti ( e di quelli di Cisl e Uil) pesasse di più la convinzione di essere nel giusto o il forte richiamo dell’identità. Il fatto è che tenemmo duro, nonostante tutto. Anche l’atteggiamento dei comunisti fu, in generale, responsabile.

      La costituzione materiale della Cgil fu messa a dura prova, ma funzionò anche in quei mesi di assoluto black out. I comunisti usarono parecchia prudenza; non si avvalsero mai ( come era avvenuto nel 1948, in occasione dell’attentato a Togliatti) del diritto della maggioranza negli organi dirigenti per decidere e proclamare degli scioperi che impegnassero la sola Cgil ( ci furono solo astensioni dal lavoro spontanee, condotte a caldo, col solito metodo). Dove furono in grado, si servirono dei consigli di fabbrica, fino ad organizzarne un gruppo ( il fenomeno degli " autoconvocati" comparirà anche in seguito) che si assumeva la paternità delle iniziative di lotta.

      Il dibattito per la conversione in legge del provvedimento dovette affrontare un filibustering inusitato degno di quelli attuati, nell’immediato dopoguerra, contro l’adesione al Patto Atlantico e la cosidetta legge truffa. Poi, dopo l’approvazione, il Pci non si arrese e promosse la raccolta delle firme per il referendum abrogativo, sostenuto da un ampio fronte di cui facevano parte anche Democrazia proletaria, il Msi ( e la Cisnal), il Partito sardo d’azione. Durante la campagna elettorale si riaprì la ferita ( che peraltro non era mai stata suturata). La netta vittoria del no, l’anno dopo, provocò un contraccolpo clamoroso e segnò l’inizio di quel travagliato processo di risanamento economico e finanziario che allontanò man mano la prospettiva di un disastroso collasso del Paese. Ma lo stupore per il risultato della consultazione fu enorme. Se fosse prevalso il sì, infatti, i lavoratori dipendenti e i pensionati avrebbero incassato circa 300 350mila lire a testa con riferimento alla sola quota pregressa, mentre il ripristino della precedente situazione avrebbe comportato secondo calcoli confindustriali un aggravio di spesa di 7.500 miliardi di lire all’anno ed un incremento del costo del lavoro dell’ 1,2%. Invece gli italiani dettero come scrisse Indro Montanelli una straordinaria prova di consapevolezza civica e di senso patriottico; nonostante le evidenti ed immediate ragioni di tornaconto personale seppero guardare avanti e cogliere il senso di complessi ragionamenti di politica economica, i cui benefici non erano subito disponibili, ma solo promessi. Ci vollero tuttavia dieci anni per venire a capo, all’inizio degli anni novanta, di un istituto di rivalutazione automatica delle retribuzioni il cui effetto di trascinamento dell’inflazione era certamente tra le cause di un tasso divenuto insostenibile. In quella battaglia cadde sul campo, il 27 marzo 1985, l’economista Ezio Tarantelli. Sangue, sudore e fatica. Ed aspri conflitti, dunque.

        Ecco perché la memoria dovrebbe aiutarci a non ripetere errori tanto gravi. Come la suggestione circolata in ambienti governativi e in vista della ripresa di un dialogo sociale incentrato sulla revisione della struttura della contrattazione e probabilmente condannato ad un nulla di fatto di riproporre ipotesi che evocano forme di automatismi retributivi che ritenevano archiviate da anni.