Contratti: cresce in Cgil il no alla revisione del modello ’93

14/06/2005
    domenica 12 giugno 2005

    Contratti, cresce in Cgil il no alla revisione del modello ’93. Cantone: «Con la Cisl manca accordo anche su democrazia»
    «Confronto senza senso con il governo»

      Fabio Sebastiani

      «Non vogliono far altro che abbassare il livello delle buste paga». All’indomani dello sciopero dei metalmeccanici, che ha visto punte di adesione del 90%, il punto in discussione è ancora quello dell’offensiva lanciata dal governo sulla revisione del modello contrattuale. Da una parte i lavoratori italiani, che hanno "fame di reddito", dall’altra governo e Confindustria che «stanno in combutta» per tagliare le salari e stipendi. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, non sbaglia più di tanto la mira. Proprio ieri Maroni è tornato a punzecchiare con la Cgil sull’indisponibilità al al tavolo di confronto (al quale come annunciato parteciperanno Cisl e Uil). «Aspettiamo che arrivino tutte le adesioni, sappiamo già che non arriverà quella della Cgil. Quando saranno arrivate le adesioni, senza perder tempo convocheremo le parti sociali». «Noi invitiamo sempre tutti – ha aggiunto – se poi uno non vuol venire è libero di farlo. Io credo sia sempre un errore non partecipare ai tavoli di discussione, se non altro per esprimere il proprio dissenso».

        «Quel tavolo non ha senso. La Cgil non deve sedersi», sottolinea Cremaschi.

          Anche per Paolo Nerozzi, segretario nazionale della Cgil, parlare di revisione del modello contrattuale non è che abbia molto senso. «Il rischio è che si produca da un lato l’isolamento della battaglia dei metalmeccanici per il diritto al rinnovo del contratto di lavoro e dall’altro si getti il paese, in particolare il mondo del lavoro, in un clima di insicurezza». «Altra cosa – aggiunge Nerozzi – è ragionare con Cisl e Uil su come accrescere il potere d’acquisto dei lavoratori». Le differenze tra Cisl e Cgil su come rivedere il "modello del 23 luglio" sono piuttosto marcate. Riguardano la funzione, ruolo e compiti del contratto nazionale, che per la Cgil va mantenuto, e l’importana da attribuire alla contrattazione di "secondo livello", che la Cisl vorrebbe più determinante ai fini del peso complessivo della busta paga. Nel contenzioso c’è anche una forte differenza sul ruolo degli enti bilaterali (gli stessi che hanno fatto capolino a livello di certificazione dei nuovi rapporti di lavoro nella legge 30).

            «La nostra proposta – sottolinea Carla Cantone, della segreteria nazionale della Cgil – si basa sul mantenimento del valore del contratto nazionale e su regole in grado di estendere la contrattazione decentrata». E poi precisa: «L’accordo ci deve essere anche sulle regole democratiche per la consultazione dei lavoratori».

              Al di là dei contenuti c’è anche un problema sull’opportunità o meno che questo confronto debba essere avviato proprio con il governo Berlusconi. Pezzotta ha detto che con questa legislatura il discorso si può iniziare ma non concludere. In Cgil, ovviamente, nessuno si fida. Ultimamente, Nicoletta Rocchi, della segreteria nazionale della Cgil, ha tentato una sortita pro-Cisl ma è stata subito stoppata dagli stessi segretari delle varie categorie.

                C’è un terzo elemento che sconsiglierebbe di sedersi al tavolo, ed è legato alla mancanza assoluta di qualsiasi "controfferta" sia da parte del governo che da parte di Confindsutria. «Su Irap e metalmeccanici, fa notare Nerozzi, si capisce che gli imprenditori sono solo alla ricerca di sconti, saldi di fine stagione, insomma». E’ chiaro che con questo spirito non si potrà costruire alcuna trattativa seria.

                  «La Cgil deve dire poi – aggiunge Cremaschi – che la trattativa non è possibile con questo e con un altro governo di centrosinistra. Il punto non cambia. Se ci deve essere una posizione comune con la Cisl, deve basarsi sulla democrazia».