Contratti collettivi, occasione persa

09/12/2003



      Lunedí 08 Dicembre 2003

      NORME E TRIBUTI


      Contratti collettivi, occasione persa


      La riforma Biagi si è lasciata sfuggire l’occasione di superare alcuni nodi irrisolti relativi al problema della disciplina collettiva applicabile ai rapporti di lavoro trasferiti dal cedente all’impresa cessionaria. Infatti, l’articolo 32 del Dlgs 276/2003 ha mantenuto invariata la disciplina dettata dai primi quattro commi dell’articolo 2112 del Codice civile, così come modificati dal Dlgs 18/2001. In linea generale il comma 3 dell’articolo 2112 del Codice civile enuncia il principio che il cessionario è tenuto ad applicare fino alla loro scadenza i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi, di qualunque livello, vigenti alla data del trasferimento, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa acquirente. Il Dlgs 18/2001, accogliendo sul punto la tesi enunciata per la prima volta dal Tribunale di Milano (all’epoca Giudice di secondo grado) e successivamente condivisa anche dalla Suprema Corte (Tribunale Milano, sentenza 24 febbraio 1996; Cassazione 8 settembre 1999, n. 9545), ha stabilito che, qualora l’acquirente applichi un contratto collettivo, questo si sostituisca immediatamente e automaticamente alla disciplina collettiva vigente presso l’azienda ceduta, e ciò anche nell’ipotesi in cui la contrattazione collettiva del cessionario risulti peggiorativa rispetto a quella precedentemente applicata ai rapporti di lavoro trasferiti. Peraltro, questo effetto sostitutivo non comporta l’efficacia retroattiva del contratto collettivo vigente nell’impresa dell’acquirente al punto che al dipendente trasferito spettino tutti quei vantaggi attribuiti ai lavoratori dell’impresa cessionaria per fatti verificatisi antecedentemente al trasferimento. Tuttavia, la norma del febbraio 2001 ha introdotto qualche elemento in più rispetto alla soluzione giurisprudenziale sopra richiamata che, quantomeno, aveva il pregio della chiarezza e semplicità d’applicazione. Infatti, il testo novellato dell’articolo 2112, comma 3, del Codice civile stabilisce espressamente che «l’effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello». Questa previsione non ha mancato di suscitare forti perplessità negli interpreti: lascia infatti irrisolto il problema di stabilire che cosa avvenga – o quantomeno evita di fornire una pronta soluzione – laddove le imprese interessate dal trasferimento d’azienda applichino contratti collettivi di diverso livello (ad esempio anche aziendale la cedente e solo nazionale, ma di differente settore merceologico, la cessionaria), tanto più se il contratto aziendale della prima trova solo in parte nel precedente e diverso contratto nazionale la propria ragione e fondamento. Era certamente auspicabile che il legislatore delegato approfittasse dell’occasione fornita dalla Riforma Biagi per "riparare" all’infelice formulazione del comma 3 dell’articolo 2112 del Codice civile, prevedendo che la contrattazione collettiva applicata dal cessionario, di qualunque livello essa fosse, si sostituisse integralmente a quella dell’impresa cedente. Questa soluzione, peraltro, avrebbe rappresentato il puntuale accoglimento dei principi enunciati dalla giurisprudenza ricordata, secondo cui la preoccupazione della continuità di una copertura contrattuale nei confronti dei dipendenti trasferiti, che costituisce la ratio del comma 3 dell’articolo 2112 nella formulazione anteriore al Dlgs 18/2001, non ha più ragione d’essere quando l’impresa acquirente applichi comunque un contratto collettivo ai propri dipendenti.