Contratti collettivi, Cisl e Uil temono la «ritorsione» della Cgil

12/07/2002


12 luglio 2002



NUOVI FRONTI / Il sottosegretario Sacconi: sarà una stagione un po’ difficile. Il Cinese: «Il governo non ha indicato le risorse»

Contratti collettivi, Cisl e Uil temono la «ritorsione» della Cgil


Tre milioni di dipendenti pubblici in attesa di rinnovo da dicembre. Entro l’anno scadranno quelli dei metalmeccanici e del commercio

      ROMA – Il primo a saperlo è il governo. «Si va incontro a una stagione un po’ difficile sul rinnovo dei contratti collettivi di lavoro», ha detto ieri il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi. Subito dopo lo sanno Cisl e Uil. Che, in seguito alla firma del Patto per l’Italia (l’accordo col governo al quale non ha partecipato la Cgil), si aspettano la "ritorsione" della Cgil attraverso una campagna di rivendicazioni salariali che potrebbe mettere in seria difficoltà i sindacati di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti in tutti i luoghi di lavoro. Ci sono da rinnovare i contratti di oltre tre milioni di dipendenti pubblici, scaduti alla fine del 2001, e ieri il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha detto: «Non mi pare che il governo nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria, ndr.) abbia indicato le risorse per i rinnovi». Alla fine del 2002 scadranno contratti importanti come quelli dell’industria metalmeccanica e del commercio. È probabile che in alcuni casi, nei settori privati, si arrivi alla presentazione di piattaforme separate: Cisl e Uil insieme e Cgil da sola con richieste più elevate. Quasi sicuramente ciò accadrà tra i metalmeccanici dove la Fiom-Cgil non ha firmato il contratto vigente (perché voleva 18 mila lire in più di aumento) e sicuramente chiederà aumenti della retribuzione superiori a quelle dei tassi d’inflazione programmata indicati nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria): 1,4% per il 2003 e 1,3% per il 2004. Del resto, per la Cgil il Patto per l’Italia ha «di fatto affossato l’accordo del ’93 sulla politica dei redditi», come ha dichiarato il segretario della Flai (agroindustria), Franco Chiriaco. Che, per essere ancora più chiaro, riferendosi al contratto degli alimentaristi, che scade nel maggio del 2003, ha detto: «Nessuno può chiederci di essere vincolati alle regole sull’inflazione programmata».
      Cisl e Uil corrono ai ripari. Pier Paolo Baretta (Cisl) avverte: «Noi non condividiamo il tasso di inflazione programmata». E il numero due della Uil, Adriano Musi, aggiunge: «L’1,4% di inflazione programmata per il 2003 è semplicemente incredibile». Detto questo, Cisl e Uil non vogliono assolutamente cadere nella trappola di rincorrere la Cgil sul terreno delle rincorse salariali. E Sacconi suggerisce: «Manca un modello contrattuale più moderno, mi auguro che sindacati e imprese ne discutano».
Enrico Marro