Contratti, Cgil sfida Confindustria

16/09/2002

sabato 14 settembre 2002

«Stop ai rinnovi? Non sta né in cielo né in terra»
Contratti, Cgil sfida Confindustria
Fabio Sebastiani
Di fronte a Confindustria che chiede la sospensione della stagione contrattuale (notizie di stampa non confermate) mentre il segretario della Cgil Sergio Cofferati è convinto di ricucire un terreno unitario, Cisl e Uil tornano a chiedere una revisione del modello contrattuale. L’ipotesi della sospensione, per la Cgil, «non sta né in cielo né in terra».

Chi pensava ad una naturale "forza ricompositiva" dell’autunno caldo dovrà rivedere le sue previsioni. Non è così automatico, né sul terreno del rinnovo dei contratti né su quello, ancora più scivoloso, della mancata attuazione del "patto per l’Italia".

La scelta, insomma, rimane tutta in mano alla Cgil. Se da una parte, infatti, come ha ribadito ieri Guglielmo Epifani, bisogna stare dentro i parametri dell’accordo del ’93, «per non cadere nella trappola di chi vuole modificarlo magari per arrivare a un solo livello di contrattazione», dall’altra è pur vero che questi parametri sono talmente stretti da non riuscire a dar vita a una stagione contrattuale perlomeno soddisfacente. E’ così, sia nel rinnovo dei metalmeccanici che nel burrascoso confronto sul pubblico impiego. Direttamente collegati a questo quadro ci sono, poi, i temi della democrazia e dei diritti, e quindi del precariato. Senza parlare poi delle pensioni, che è il vero e proprio "convitato di pietra" in questa fase dello scontro sociale.

Salario, diritti per tutti, e democrazia. Se ne è parlato ieri nel corso dell’assemblea nazionale della sinistra sindacale in Cgil di Lavoro Società – Cambiare rotta (che si conclude oggi e prevede l’intervento di Sergio Cofferati). «Occorre un superamento vero della pratica della concertazione», dice Paola Agnello Modica, segretaria della Cgil, che ha tenuto la relazione introduttiva.

Se da una parte c’è da gestire, infatti, l’eredità del documento unitario uscito dal congresso nazionale, dall’altra nessuno ha intenzione di starsene con le mani in mano a guardare "cosa farà" Sergio Cofferati, né tantomeno, Guglielmo Epifani, che il prossimo 21 settembre sarà investito della carica di segretario generale della Cgil.


L’assise di Lavoro-Società
«Non abbiamo firmato una cambiale in bianco», sottolinea Giacinto Botti riferendosi al ruolo che la sinistra sindacale ha avuto nel congresso nazionale della Cgil. Sul rinnovo dei contratti di lavoro, «ci sarà un grosso scontro», dice Fulvio Perini, della Cgil di Torino. «Perché non chiedere 200mila uguali per tutti?», suggerisce il sindacalista.

Quale parte avrà la redistribuzione della produttività? Sarà sicuramente questo il terreno dove recuperare quello «iato», sottolinea il segretario della Cgil di Milano Antonio Lareno, tra Cgil "politica" e Cgil "sindacale". Un punto, questo, su cui un po’ tutti gli interventi tentano di mettere l’accento. Franco Bruno, della segreteria Fiom Napoli, parla del bisogno di verificare qui il grado «della coerenza tra le categorie». A spaventare, dell’autunno, è proprio questo aspetto: alla fine ogni categoria farà a modo suo e i metalmeccanici si ritroveranno ancora una volta "isolati". Lo stesso Antonio Lareno mette l’accento sullo «stridente silenzio» della Filcams. Per i delegati e le delegate del movimento delle Rsu, che ieri hanno distribuito un volantino in sala, va aperta di una vertenza intercategoriale per il recupero di almeno 130.000 lire mensili uguali per tutti e, per quanto riguarda i contratti nazionali in rinnovo e per i bienni in scadenza «occorre garantire una adeguata copertura anche per il biennio ’96-’97 con una richiesta salariale di almeno 260.000 lire mensili».

Un settore dove la tensione sale di giorno in giorno, dicevamo, è il pubblico impiego. Giampaolo Patta promette battaglia, anche di fronte alle intemperanze del ministro Frattini.

«Il nostro impegno è di recuperare ai lavoratori una inflazione reale, perché quella programmata è molto lontana dall’attuale livello del costo della vita», così il segretario confederale della Cgil, Gian Paolo Patta, a margine dell’assemblea. Patta protesta anche contro il comportamento del ministro della Funzione pubblica che prima convoca un incontro per mercoledì prossimo e poi dice che sarà solo per «sentire cosa dicono Cisl e Uil». Insomma, è chiaro l’intento di far fuori la Cgil, che chiede un adeguamento dei contratti all’inflazione reale. «I lavoratori – dice Patta – rischiano di perdere in mancato recupero del differenziale quasi 4.000 miliardi di vecchie lire».

Per tornare all’assemblea di "Lavoro Società – Cambiare rotta", altro punto all’ordine del giorno, il pericolo, sempre latente, di mettere mano a un’altra "riforma" delle pensioni e far "scattare" anzitempo il contributivo per tutti. Il rishio è anche quello di ritrovarsi 4-5 milioni di persone che non avranno una pensione, perché nei fatti riusciranno a mettere insieme a fine lavoro solo 200-300 mila lire. Sulle pensioni eque "Lavoro Società" è pronta a dare battaglia. Così come, a giudicare dagli interventi, su un altro tema delicato, quello della guerra. Guglielmo Epoifani, nel suo intervento all’assemblea ha ribadito il no della Cgil. «Ma questo non basta – sottolinea Antonio Lareno – bisogna dire da subito quali sono le iniziative reali in campo».

Infine, la questione del referendum sull’articolo 18. Lavoro Società su questo punto si trova in una situazione difficile. Da una parte ha sostenuto l’iniziativa del Comitato nazionale che in questi mesi ha raccolto le firme per l’estensione dell’articolo 18 e dall’altra ha dato il suo ok alle cinque raccolte di firme portate avanti dalla Cgil, che, invece, non hanno questo carattere estensivo dei diritti.