Contratti: Cgil scopre le carte

01/10/2004


            venerdì 1 ottobre 2004

            Pagina 39 – Economia

            Epifani: "Senza accordo con Cisl e Uil niente tavolo con Confindustria". Ma le posizioni restano distanti

            Contratti, Cgil scopre le carte
            "Livello nazionale più forte"

            RICCARDO DE GENNARO

            ROMA – La Cgil ha una proposta di riforma del modello contrattuale: «Adesso siamo pronti ad avviare il confronto e deciderne anche i tempi», ha detto ieri il segretario generale Guglielmo Epifani. Con un´avvertenza: senza una proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil sulle politiche contrattuali e sulla democrazia sindacale il negoziato con la Confindustria non può partire. Non è una precisazione da poco se si considerano le distanze tra i sindacati confederali sui due temi. Il rischio che le nuove regole subiscano un nuovo rinvio è reale. Prova ne sia che il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, non perde occasione per «stringere» sulla data d´inizio del confronto con la Confindustria, precisando che se questa data slitterà oltre gennaio, il suo sindacato affronterà direttamente il problema della contrattazione decentrata con il varo di piattaforme territoriali.

            Ma vediamo la proposta del sindacato di Epifani, secondo il quale la discussione sulla riforma non dovrà essere d´ostacolo alla chiusura delle vertenze contrattuali in corso, a partire da pubblico impiego, servizi, metalmeccanici (i quali ora potrebbero riuscire a predisporre una piattaforma unitaria). Il sindacato di corso d´Italia punta in primo luogo al rafforzamento della contrattazione nazionale, che oltre a recuperare la perdita di potere d´acquisto sull´inflazione reale deve «redistribuire quote di produttività di settore». È una visione diametralmente opposta a quella della Cisl, che viceversa sposta sulla contrattazione aziendale oltre alla produttività anche parte del recupero dell´inflazione. Il che significa un evidente indebolimento del primo livello di contrattazione.

            La proposta della Cgil, elaborata da Carla Cantone, prevede poi che gli aumenti garantiti dal contratto nazionale facciano riferimento all´inflazione «prevedibile» e non a quella programmata e, soprattutto, che gli eventuali scostamenti dall´inflazione reale vengano coperti entro l´arco di durata del contratto stesso, «evitando qualsiasi tentazione o forma di federalismo contrattuale». Quanto al livello integrativo, la Cgil apre a una sua estensione (anche attraverso il potenziamento della contrattazione territoriale, oggi in vigore soltanto per edili, artigiani e lavoratori agricoli), a patto che non introduca deroghe peggiorative del contratto nazionale. La Cgil è poi d´accordo con Cisl e Uil sulla necessità di una razionalizzazione del numero dei contratti.
            Epifani è consapevole della distanza della sua posizione da quelle di Pezzotta e Angeletti. Ma proprio per questo dice loro: «Confrontiamoci». A partire, però, dai contenuti, dagli obiettivi, dalle funzioni dei due livelli di contrattazione. A questo punto dovrebbero finalmente decollare le due commissioni già insediate, ma mai attivate, su modello contrattuale e democrazia sindacale. È prematuro dire se la contrapposizione degli interessi (Cisl e Uil sono più interessate ai risultati della prima, la Cgil a quelli della seconda) produrrà ipotesi di scambio sui due tavoli, oppure veti incrociati che bloccherebbero tutto.