«Contratti, caro D’Amato l’1,4% te lo sogni»

24/07/2002

24 luglio 2002

Anche la Uil, che ha approvato il Patto per l’Italia, e la Fim-Cisl non si sentono vincolate alle cifre del Dpef

«Contratti, caro D’Amato l’1,4% te lo sogni»

Giovanni Laccabò
MILANO. L’1,4% di inflazione programmata
non piace proprio a nessuno.
Nessun sindacato è disposto a prenderlo come
riferimento per i prossimi contratti. La Cgil ha
dichiarato che è solo una bandiera politica,
un dato fantasioso annegato in un surreale
contesto macroecomico che immagina una
crescita del 3%, e ieri il leader Uil Luigi Angeletti
ha rintuzzato gli attacchi (scontati) di
Confindustria la quale, ai sindacati
che respingono l’1,4 per cento, rinfaccia
di non tener fede agli accordi del ‘93:
«È un fatto scontato l’opposizione della Confindustria.
Il suo è un vero interesse di parte che non ha nulla a
che fare con il bene dell’economia italiana».
Per Angeletti, «rispettare l’intesa sulla politica dei
redditi del ’93 significa mantenere una coerenza tra
la politica contrattuale e gli obiettivi concertativi, che
in questo momento sono la crescita economica e la
buona occupazio ne». Il problema non è più quello di
tenere basso il tasso di inflazione, considerato che
l’Italia è in linea con Eurolandia, ma è la crescita economica:
«Poichè non possiamo influire sulle variabili internazionali -
dice Angeletti – dobbiamo farlo su quelle interne,
stimolando la domanda: per questo non ci sentiamo
vincolati al tasso dell’1,4 per cento, perchè l’obiettivo
dell’economia italiana, ora, è la crescita». Come poi
questa sia possibile tramite il «patto per l’Italia»,
questa è una palese contraddizione che il segretario della
Uil non prende in esame.
La Uil è pronta a firmare il patto separato:
ieri il suo comitato centrale ha dato l’ok: su 147 hanno
votato contro solo Giovanni Gazzo (Uiltucs Milano)
Chistrian Toroger (Uil Bolzano) e si è astenuta Graziana
Del Pierre (segreteria nazionale Pensionati).
Anche i meccanici FimCisl respingono l’1,4 per il loro
prossimo contratto, perchè «ingiustificatamente basso».
Sarà sostituito dalla «inflazione preevedibile» nel prossimo
biennio, ha proposto l’esecutivo Fim-Cisl guidato da
Giorgio Caprioli. Per le richieste salariali, oltre all’inflazione
prevedibile si dovrà recuperare il divario tra inflazione
programmata e reale negli ultimi due anni (ma qui ora Fim
e Uilm dovranno sciogliere il rebus dei sei mesi «anticipati»
nell’accordo separato con Federmeccanica).
La Fim inoltre intende dare anche ai lavoratori privi di
contrattazione aziendale l’opportunità di partecipare agli
aumenti di produttività attraverso la contrattazione territoriale.
L’obiettivo – si legge nel documento dell’esecutivo – è
di costruire una piattaforma unitaria tra Fim, Fiom
e Uilm che «ricomponga la divisione verificatesi nell’ultimo
rinnovo economico». Una ricomposizione difficile dopo
l’accordo separato nel quale era appunto previsto un anticipo
semestrale del divario tra l’inflazione programmata e reale per i
primi sei mesi del 2001. Il prossimo contratto dovrà affrontare
insieme alle questioni salariali anche quelle normative.
Su questo punto la Fim-Cisl punta a una riforma dell’inquadramento
unico che passi da un sistema per livelli a un altro meccanismo
per fasce ma anche al riordino della normativa sulla formazione
e il diritto allo studio e alla definizione di nuove tutele per i lavoratori
a tempo determinato, interinali e in collaborazione. La Fim infine dà
mandato alla segreteria per una piattaforma unitaria con Fiom e Uilm e
ribadisce che «quanto è accaduto dimostra che l’accordo firmato con
la Uilm era il massimo ottenibile ed era del tutto in linea con gli accordi
sottoscritti unitariamente in altri settori». Ma si tratta di argomenti
smentiti dalla contemporanea conclusione unitaria della vertenza con
UnionmeccanicaConfapi, che ha accolto il principio del «terzo elemento»
salariale: bastava tener duro invece di firmare un’intesa che tutte le
fabbriche hanno poi contestato, con le 350 mila firme raccolte
dalla Fiom per chiedere di votare.