Contratti capestro raffica di denunce dalle commesse

02/12/2011

Napoli -Secondo la Cgil i dipendenti assunti con questa formula devono condividere le perdite

L`insidia si cela dietro quel cartello: «Cercasi commessa». Un rettangolo di pochi centimetri ma che spicca, pur confuso tra golfini, reggiseni e scarpe, nelle vetrine dei negozi, perché lancia l` amo di un`offerta gonfia di aspettative per chi un lavoro non ce l`ha o non lo ha mai avuto. Dietro quell`offerta, infatti, da tempo, non c`è un contratto di lavoro ma uno di «associazione in partecipazione». In pratica la commessa assunta come «associata in partecipazione», rispetto a un normale dipendente, ha uno stipendio e una pensione più bassa, ma soprattutto «partecipa» anche ad eventuali problemi finanziari dell`impresa. Tutto questo nell`inconsapevolezza della commessa che lo scopre troppo tardi. Per contrastrare il diffondersi di un contratto, che è legale ma in pratica si rivela come una truffa per i lavoratori, da un mese è partita nelle piazze e su internet «Dissociati». Luna campagna di informazione e sensibilizzazione, promossa dalla Cgil, d`intesa con Filcams e Nidil, per «creare consapevolezza rispetto all`importanza di un contratto di lavoro giusto e stabile». Una campagna, una cartolina e uno slogan: «Associati in partecipazione per fare i commessi? Non fatevi prend ere in giro» che in pochi giorni ha fatto migliaia di proseliti, tra i lavoratori precari e non, facendo emergere un universo insidioso che favorisce i titolari a danno dei dipendenti.«La Cgil – dice Federico Libertino, segretario generale della Camera del Lavoro di Napoli – sta attivando nei suoi uffici legali tutti i percorsi di tutela perché il fenomeno emerga e i giovani denuncino». L`associazione in partecipazione, in effetti è un contratto disciplinato dal codice civile e dalla legge 276/03.
Dai termini usati sembra un rapporto tra due soci di un`attività, con tanto di divisione di utili e pèrdite. Invece è un modo furbo per assumere, senza troppi oneri, le commesse e ben poco hanno a che fare con un`attività imprenditoriale. «Le aziende – dice Libertino – utilizzano il lavoro dei giovani, risparmiando sui costi ed evitando di applicare il contratto nazionale con le tutele e i diritti che ne conseguono». In teoria il commesso è socio dell`impresa, nei fatti è un dipendente che paga anche le perdite del negozio, in termini di vendite, di spese dell`attività, come utenze e fitto. E se c`è fallimento ricade anche sulle spalle del povero commesso-associato. «Siamo orgogliosi – spiega Luana Di Tuoro, segretaria regionale della Filcams Cgil – della campagna e di aver chiesto l`apertura di un tavolo di confronto con l`Ispettorato del lavoro e la costituzione di un Nucleo ispettivo misto che faciliti l`emersione e denunci le criticità legate all`uso smodato del contratto. Le aziende – aggiunge Di Tuoro – eludono l`applicazione del contratto nazionale e fanno un danno ai lavoratori, sia economico, perché le retribuzioni con ilcontratto nazionale di lavoro, sono superiori, che in termini di tutele e diritti. In pratica trasformano loro malgrado i dipendenti in evasori. Vogliamo smascherare queste finte associazioni in partecipazione, combattere gli abusi e incentivare l`uso del contratto di lavoro dipendente. Per questo – conclude – andremo anche nelle aziende per scoraggiarle ad usarlo». Per Pietro Russo, presidente Ascom-Confcommercio: «La crisi e l`abusivismo alimentano questi contratti, noi non li sottoscriviamo anzi, le nostre ditte rischiano di chiudere per stare nella legalità. Bisogna verificare l`impianto, potrebbe trattarsi di un`innovazione e non potremmo che esserne contenti. Ma ci chiediamo, forse c`è un contesto in città che penalizza l`evoluzione dell`economia. Vorremmo capire il progetto per Napoli. Non si vive nell`emergenza». Per Vincenzo Schiavo, presidente provinciale della Confesercenti è un «fenomeno poco rispettoso, ma circoscritto e ha basso riscontro nelle nostre realtà. Chiediamo alla Cgil di discutere anche con noi. Dal confronto usciranno proposte comuni per il rispetto dei diritti di tutti, imprenditori e dipendenti».