Contratti, braccio di ferro D’Amato-Cofferati

06/05/2001
La Stampa web

 


Domenica 6 Maggio 2001

Gli imprenditori: sui patti a termine la partita è definitivamente chiusa. La Cgil: bisogna ancora decidere tutto
Contratti, braccio di ferro D’Amato-Cofferati
Confindustria boccia la nuova intesa sulla Sanità
Roberto Giovannini
ROMA Situazione «di assoluta normalità», per i rinnovi contrattuali, oppure si rischiano drammatici conflitti sociali? E sui contratti a termine, le soluzioni sono ancora tutte da decidere, oppure «la partita ormai è chiusa»? Gli aumenti salariali contenuti nel contratto nazionale della sanità sono dentro o fuori dalle regole dell’accordo di luglio del ‘93? Tra Cofferati e D’Amato ormai è scontro aperto; e ieri tra i leader di Cgil e Confindustria c’è stato l’ennesimo botta e risposta polemico a distanza. Che ha confermato – al di là dell’inevitabile gioco delle parti – come fra industriali e sindacati il barometro segni attualmente tempesta.
Lo scontro viene acceso dal numero uno della Cgil, che parlando a Ostia durante un’iniziativa sul lavoro minorile prende spunto dalla chiusura della vertenza dei 570.000 dipendenti (non medici) della sanità pubblica per attaccare gli imprenditori.
Per loro, afferma, è stata raggiunta un’intesa «rispettosa degli accordi del ’93 e del ’98», confermando «regole e contenuti della politica dei redditi e il rinnovo del contratto nazionale. La prima – dice il sindacalista – è una risposta indiretta, ma evidente, a Confindustria e a quelle associazioni imprenditoriali che invece vorrebbero mettere in discussione la politica dei redditi; la seconda è una risposta a quei governatori del centrodestra che volevano far saltare il contratto nazionale proponendo come alternativa il contratto regionale». E ribadisce che sui contratti a termine, nonostante l’accordo raggiunto da Confindustria, Cisl e Uil e contestato da Confcommercio e Confesercenti, «la partita è ancora aperta».
Antonio D’Amato reagisce immediatamente, convocando una conferenza stampa. Per il numero uno di Confindustria c’è «una campagna mediatica fuori tono e fuori luogo» sui rinnovi contrattuali, quando in realtà la situazione è «di assoluta normalità, che in maniera inopportuna e in qualche caso irresponsabile viene presentata come una situazione di scontro». «Non ci sono contratti fermi, ho letto cifre non vere – è l’accusa di D’Amato – non è vero che 6,5 milioni di lavoratori hanno i contratti bloccati». Negli ultimi sedici mesi Confindustria sostiene di aver firmato rinnovi per 2,5 milioni di lavoratori, e avere trattative in corso per altri 1,8 milioni di persone. «E ce ne sono altri 4,5-5 milioni i cui contratti non riguardano Confindustria». Oltre che dei giornalisti, per D’Amato la colpa del surriscaldamento dei toni sarebbe del clima elettorale, che spinge a «drammatizzare quella che è la normale dinamica delle relazioni industriali».
Ma il numero uno degli industriali contrattacca anche sui contratti a termine, ribadendo la bontà di un’intesa siglata da tutti, meno «Cgil e le organizzazioni datoriali più sensibili alle sirene della politica. Cisl e Uil – spiega – sono superiori alla Cgil dal punto di vista dei lavoratori attivi, le organizzazioni datoriali che hanno firmato sono largamente prevalenti per numero di occupati.
Ce n’è anche per il governo. L’Esecutivo, con il rinnovo contrattuale della sanità, viola gli accordi del ‘93, con «recuperi retributivi che sono del tutto eccedenti». Aumenti che preoccupano per «la forte spinta all’inflazione che ciò può determinare», e che peraltro si scaricano sui contribuenti, quando «il maggior esborso per le imprese si scontra con il caro dollaro e i costi delle materie prime e la deflazione dei prodotti industriali». E una frecciata speciale c’è per il ministro del Lavoro, Cesare Salvi: «Ci dispiace che dica le stesse cose della Cgil, soprattutto dopo l’incontro di lunedì scorso a Palazzo Chigi. Sembra che Salvi e la Cgil leggano lo stesso bollettino».
Copyright ©2001 Scrivi alla Redazione Credits Publikompass