“Contratti” Bombassei: «estendere i tre anni a tutte le categorie»

23/05/2007
    martedì 22 maggio 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    Intervista
    Alberto Bombassei

    “I tre anni vanno estesi
    a tutte le categorie”

      PAOLO BARONI

      ROMA
      «Allungare la durata dei contratti? E’ quanto mai opportuno». Il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei apprezza la proposta avanzata dal ministro della Funzione pubblica. E da responsabile delle relazioni sindacali di Viale dell’Astronomia ricorda di averlo già proposto «due anni fa» ai sindacati. Sugli statali, il presidente della Brembo mette in guardia dagli aumenti eccessivi: «I 3,7 miliardi già stanziati sono più che sufficienti».

      Perché allungare i contratti?

        «Perché con gli attuali rinnovi biennali non si riesce mai a finire una tornata che ne parte subito un’altra e alle fine le aziende, tra un contratto nazionale e uno di secondo livello, sono impegnate in un braccio di ferro continuo. Ricordo che questo modello è nato nel ’93, in tempi di inflazione particolarmente alta, e il rinnovo biennale consentiva ai lavoratori un recupero più rapido del potere d’acquisto. Ma oggi che l’inflazione è scesa pensare di allungare ad almeno tre anni la loro durata mi sembra una cosa di grande buon senso».

        Poi, magari, bisognerà calibrare meglio l’applicazione dell’inflazione programmata…

          «Assolutamente sì. Perché se dobbiamo rivedere gli assetti contrattuali dobbiamo farlo in maniera complessiva, non possiamo certo prendere una foglia alla volta. Poi se penso alle richieste fatte dai metalmeccanici, più che doppie rispetto ai parametri del ’93, mi chiedo se gli accordi del ’93 valgono ancora oppure no».

          Altro corno del problema: la contrattazione di secondo livello.

            «Come dice Prodi è giusto che gran parte del cosiddetto "tesoretto" vada alla riduzione del debito pubblico, come ha chiesto molte volte anche il nostro presidente Montezemolo. Mentre la parte che resta oltre che a ritoccare le pensioni minime, finanziare le infrastrutture e rafforzare gli ammortizzatori sociali, deve senz’altro servire a incentivare gli accordi di secondo livello. In maniera tale da aiutare le imprese a fare efficienza ed al tempo stesso assicurare ai lavoratori buste paga più pesanti».

            Ma cosa ne pensa invece dei 101 euro concessi agli statali?

              «Che sono molti più soldi di quelli previsti dagli accordi del ’93, ma se effettivamente ci sarà un recupero di efficienza e di competitività, e verrà introdotto un meccanismo in grado di monitorare gli uffici pubblici e quindi di introdurre concetti di meritocrazia, per una volta si può anche essere d’accordo. Ma l’ammodernamento della macchina statale deve essere vero».

              Anche a costo di stanziare più dei 3,7 miliardi già previsti?

                «No, io spero che questa cifra basti. Altrimenti sarebbe un guaio, creerebbe solo inflazione inutile. Anche perché già in passato il settore pubblico ha avuto un recupero del potere di acquisto di gran lunga superiore al settore privato. Senza contare poi il meccanismo di promozioni e di passaggi di categoria, che aggiungono altri aumenti a quelli contrattuali e riguardano un dipendente su due nell’apparato statale e uno su 1,6 negli enti locali. Anche nel settore pubblico bisogna fare come nel privato: i soldi si danno solo quando sono stati raggiunti i risultati. Non il contrario».

                Dopodomani il governo varerà un decreto per estendere il taglio del cuneo fiscale a banche ed assicurazioni: teme che le imprese possano venire penalizzate?

                  «Lo escludo nella maniera più tassativa, anche perché Prodi l’ha detto più volte e non ho ragioni per dubitarne. Chiaramente costerà un po’ di più ed il governo dovrà recuperare le risorse. Tra l’altro la data cade giusto a proposito per dare ulteriore conferma al mondo delle imprese, visto che il giorno dopo abbiamo la nostra assemblea annuale…».

                  A proposito, cosa si aspetta dal premier e cosa gli chiederete?

                    «Se Montezemolo ha una grande virtù è proprio quella di essere estremamente coerente. E noi come Confindustria abbiamo posto pochi temi, ma sempre ben precisi. Montezemolo dirà le cose con grande chiarezza, dissipando ogni tipo di dubbio sul fatto che l’associazione faccia una politica di destra piuttosto che di sinistra: quando è stato il momento abbiamo criticato questo governo come quello precedente. Il nostro obiettivo non è fare politica, ma tutelare l’interesse delle imprese, che nella nostra visione è anche quello del Paese. Perché produzione e ricchezza, come gran parte delle maggiori entrate degli ultimi tempi, sono merito delle imprese. Che si sono rimboccate le maniche, hanno ripreso a competere e a investire».