Contratti aziendali in calo

03/12/2007
    sabato 1 dicembre 2007

      Pagina 18 – Economia e imprese

      Occupazione. Secondo un’analisi del Cnel la copertura scende dal 40% di sette anni fa al 10%

        Contratti aziendali in calo

          All’origine c’è la caduta della produttività nel periodo 2000-05

            ROMA
            «Il declino della contrattazione aziendale»: così il Cnel registra un fenomeno già messo in evidenza nel biennio 1999-2000, ma oggi ancora più accentuato. L’aggiornamento dei dati è stato fatto fino ai primi mesi di quest’anno. L’archivio della contrattazione decentrata del Cnel contiene in materiale quasi 3mila accordi che riguardano oltre mille aziende con oltre 100 dipendenti del settore privato, di cui 400 con più di mille lavoratori e 640 imprese che hanno tra 100 e 999 dipendenti. Tra queste ultime il declino della contrattazione è più forte. Lo scenario insomma è ampio e i dati sono significativi.

            Nel 1999-2000, la presenza della contrattazione aziendale riguardava il 40-60% del campione. Oggi, dice il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, siamo a circa il 10 per cento.L’andamento viene giustificato con la «caduta della peoduttività nel periodo 2000-2005» con la conseguenza «di un mancato rinnovo dei contratti integrativi o comunque di una mancata erogazione di quote di retribuzione aggiuntive». Ma è spiegato anche con le «difficoltà delle relazioni industriali». Anche nelle stagioni di rinnovo dei contratti integrativi, il picco di frequenza riguarda «la metà delle imprese del campione per metalmeccanici e alimentaristi» mentre per altri settori si scende al 10 per cento.

            La contrattazione aziendale, dice il rapporto, è rimasta caratterizata soprattutto dall’aspetto salariale, con l’eccezione del commercio e turismo dove la contrattazione sull’orario raggiunge livelli altrettanto importanti. Il «premio di risultato» è presente nell’80% degli accordi raggiunti. le imprese che superano i mille euro l’anno di premio sono la metà di quelle del settore alimentare, il 40% del chimico, il 30-35% nelle costruzioni e nella metalmeccanica, il 10% nelle tessili e del commercio. La «flessibilità da orario» è la seconda voce presente per frequenza nei casi degli accordi aziendali, seguita dalla «flessibilità organizzativa» e, in misura ancora minore, dalla «flessibilità da contratto».

            Il Cnel, in particolare,sottolinea come le intese sulla flessibilità organizzativa si limitino a enunciazioni generali, di principio e programmatiche. Mentre gli accordi sulla flessibilità da orario e da contratto «hanno una ben mggiore concretezza e cogenza». Si assiste, insomma, a una «netta prevalenza della flessibilità numerica (da orario e da contratto) rispetto all’innovazione organizzativa».

            Il dato preoccupante rimane comunque quello del progressivo calo della contrattazione aziendale: «È un pericoloso trend discendente – ha sottolineato il presidente della commissione Informazione del Cnel, Paolo Rmilio Reboani – siamo tornati ai livelli della metà degli anni ’90».

            M.Lud.