Contratti, arriva il modello Confindustria

22/09/2005
    giovedì 22 settembre 2005

    Contratti, arriva il modello Confindustria

      Oggi il documento: resta l’impianto del ’93, aggiornato.
      «Nebbie padane» sul Tfr

      di Felicia Masocco / Roma

        CONTRATTI, oggi Confindustria illustrerà la sua proposta di riforma.
        Il documento era stato annunciato dal presidente Montezemolo all’assemblea di maggio e c’è molta attesa di conoscere il percorso su cui gli imprenditori vogliono spingere le relazioni industriali. Qualche anticipazione si era avuta a fine luglio e se la stesura finale non sarà identica «indicativamente i contenuti saranno quelli – ha detto ieri il vicepresidente Alberto Bombassei -. Conferma della validità dell’accordo del ‘93 e doppio livello di contrattazione». In luglio si parlò prima di un «modello alla tedesca», con un alleggerimento del costo del contratto nazionale ancorando i salari a un minimum wage, un salario minimo di garanzia che lasciava alla contrattazione di secondo livello il compito di redistribuire la produttività. Alle indiscrezioni fece seguito una posizione ufficiale che se da un lato smentiva lo stravolgimento degli accordi del ‘93 (si parlò non di una totale riscrittura ma di «interventi di manutenzione»), dall’altro apriva un’offensiva sugli scioperi proponendo il rafforzamento delle procedure di conciliazione per evitare quelli che Bombassei definì «scioperi scriteriati».

          Confindustria dunque accelera proprio mentre i sindacati cercano una difficile convergenza. Dopo che un vertice dei tre leader ai primi di settembre aveva registrato la precisa volontà di portare a soluzione una questione che da anni li vede divisi, ieri in una nuova riunione Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di mettere nero su bianco un documento che raccolga quantomeno i «principi politici della contrattazione». Il metodo è quello di partire dalle cose che uniscono, procedere per titoli che vanno dalle regole (universali, valide per il settore pubblico e quelli privati), alla conferma dei due livelli contrattuali, con una superiorità da assegnare al contratto nazionale che deve contenere le regole per la contrattazione di secondo livello. Ancora: una razionalizzazione del numero dei contratti e la definizione di un livello europeo. Quanto al punto più spinoso, i salari, si tratta di andare oltre l’inflazione programmata e trovare il modo di garantire la tutela della retribuzioni attraverso l’inflazione reale. Come tutto questo verrà sintetizzato in una posizione comune è un rebus. Soprattutto lo è la distribuzione della produttività visto che la Cgil vuole che una quota stia nel contratto nazionale, mentre la Cisl si batte perché sia il secondo livello a distribuirla. Stretti tra i vincoli congressuali (il congresso cislino si è tenuto in luglio, quello Cgil si terrà in marzo ma le tesi già parlano chiaro), i sindacati sono comunque intenzionati a continuare il lavoro. Martedì un altro vertice. Il 4 ottobre riprenderà invece il negoziato per il contratto dei metalmeccanici. Più o meno direttamente sarà il primo banco di prova per il nuovo corso che stanno prendendo le relazioni industriali.

            C’è un’altra questione che sta esplodendo, è quella del Tfr. L’Abi (le banche) ieri hanno di nuovo frenato sull’intesa – indispensabile – sull’accesso al credito agevolato per le imprese. Non c’è. «Sembra sempre più avvolta nella nebbia. Padana», dice Morena Piccinini (Cgil) avanzando il dubbio che il decreto possa non essere approvato entro il 6 ottobre quando scadrà la delega.