Contratti a termine: Spaccatura sul rinvio agli accordi di categoria

25/01/2001

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Giovedì 25 Gennaio 2001
italia – lavoro
pagina 17

Le imprese e i confederali si sono spaccati sul rinvio agli accordi di categoria.
Contratti a termine, nuovi ostacoli

ROMA La strada per l’accordo non è ancora del tutto spianata. Certo, è lastricata di buone intenzioni, come si affannano a ripetere sia sindacati che datori di lavoro, ma un ostacolo resta e rischia anche di mandare all’aria mesi di trattative e incontri. L’appuntamento di ieri per recepire la direttiva comunitaria sul contratto a termine non è andato oltre uno scambio di documenti ma il clima appare meno sereno di qualche settimana fa quando molti davano per scontata la firma.

Nella bozza di presentata ieri dalle associazioni datoriali a Cgil, Cisl e Uil, manca infatti un passaggio ritenuto centrale per il sindacato: il rinvio alla contrattazione per la specificazione delle causali e la fissazione delle percentuali di utilizzo del contratto. Non è difficile capire perché su questo punto il sindacato è pronto a non firmare. Senza un esplicito richiamo alla contrattazione, infatti, mancherebbero i riferimenti sulle causali specifiche e sulle percentuali di utilizzo: un vuoto su cui si potrebbe aprire una breccia alla liberalizzazione dei contratti che sarebbero disciplinati solo dalla nuova normativa. Attualmente ciascuna categoria produttiva, nel contratto nazionale, fissa un tetto massimo di uso del tempo determinato che si aggira sul 10-12 per cento.

«In assenza di questo esplicito richiamo — spiega Gianni Principe della Cgil — potrebbe anche, a livello aziendale o nei prossimi rinnovi, far testo solo la nuova legge sui contratti a termine dove non c’è alcun riferimento ai tetti massimi di utilizzo. Insomma, l’assenza del rinvio alla contrattazione potrebbe essere usata strumentalmente per dare una certa interpretazione all’accordo e, di fatto, liberalizzare questi contratti. Ecco, vorremmo evitare che si crei un contenzioso spaventoso a livello aziendale. Siamo quindi pronti a non firmare senza questo passaggio».

Un altolà che sembra arrivare un po’ a sorpresa per le imprese che infatti rilanciano le accuse. «Il testo presentato — ha commentato Guidalberto Guidi, consigliere di Confindustria per le relazioni industriali — corrisponde testualmente ai punti sui quali nell’incontro scorso gli stessi sindacati avevano dichiarato il raggiungimento di una pre-intesa. La questione in merito alla mancanza del rinvio alla contrattazione sembra essere quindi sorta successivamente, all’interno dei sindacati. Non condividiamo, dunque, il fatto di addossare alla controparte i dissensi interni alla Cgil, dissensi che non devono compromettere gli esiti di un negoziato su cui Confindustria è disponibile a raggiungere un accordo in tempi brevi».

Le ragioni delle imprese sembrano fondarsi su una contraddizione, quella che si verrebbe a creare tra nuova normativa e attuale contrattazione. «L’assenza di un richiamo alla contrattazione — dice Luigi De Romanis, responsabile relazioni sindacali di Confcommercio — è in un certo senso un invito implicito al sindacato ad approfondire questo aspetto. E cioè, come possiamo coordinare questa nuova normativa sui contratti, che prevede causali più generali e meno vincolanti, con le attuali regole contrattuali più restrittive? Un mero rinvio alla contrattazione sarebbe contraddittorio rispetto alle maggiori aperture normative e si tradurrebbe in un invito alle imprese all’evasione dei contratti a favore di una la legge più flessibile».

Sul resto l’accordo sembra ormai cosa fatta. Nel testo presentato dalle imprese è previsto che i contratti a termine possano essere stipulati non più secondo causali specificatamente elencate ma più generalmente per ragioni di carattere tecnico, organizzativo o per sostituzione di lavoratori assenti. È previsto anche che possa essere concordata tra datore di lavoro e lavoratore una proroga del contratto purché la durata del primo non sia superiore a tre anni. Comunque, il periodo tra primo contratto e proroga non può andare oltre i tre anni altrimenti l’apposizione del termine non è più valido. Sono vietati i contratti a termine per sostituire lavoratori in sciopero o in aziende dove ci sono stati licenziamenti collettivi o cassa integrazione e dove non sia stata correttamente applicata la legge sulla sicurezza.

Un altro punto di disaccordo resta il diritto di prelazione che oggi viene accordato al lavoratore a tempo nel caso in cui l’azienda decida di fare assunzioni a tempo indeterminato e che invece viene abolito nel testo delle imprese. «L’accordo c’è — dice Raffele Bonanni segretario confederale Cisl — su tutto tranne che sul rinvio alla contrattazione. Credo potremo spuntare anche questo passaggio visto che con la Confapi abbiamo già raggiunto un accordo in questo senso».

Lina Palmerini