Contratti a termine: Sarà decisivo il round di lunedì

01/03/2001



Giovedì 1 Marzo 2001

Contratti a termine: Sarà decisivo il round di lunedì
Guidi: sindacato conservatore

Trattative verso una svolta
La Cgil potrebbe considerare chiusa la partita senza passi in avanti da parte delle imprese

Lina Palmerini

ROMA È slittata la riunione prevista per ieri tra Cgil, Cisl e Uil sul contratto a tempo determinato. L’incontro tra le sigle sindacali ci sarà lunedì mattina prima di incontrare le imprese. Il fatto è che ieri non erano ancora arrivati i testi scritti dalle associazioni datoriali anche se non ci si aspettano grosse sorprese o cambiamenti. Quello che è certo è che lunedì sarà la giornata del redde rationem, l’appuntamento ultimo di una vicenda che ormai si trascina dalla scorsa estate.

«È utile e perfino necessario — ha commentato Beppe Casadio, segretario confederale Cgil — arrivare all’epilogo possibile di questo tavolo ormai in ballo da molto tempo». Questo fa presagire che, in assenza di altri passi in avanti delle imprese, i sindacati e la Cgil in particolare, potrebbero considerare chiusa la partita con un nulla di fatto rinviando al ministro del Lavoro, Cesare Salvi, la decisione sul recepimento della direttiva Ue sul contratto a termine. A quel punto, soprattutto se il sindacato si spaccherà e darà valutazioni diverse sulla proposta delle imprese, sarà molto più complicato per Salvi decidere di intervenire esercitando la delega.

«Per noi — spiega Casadio — non è sufficiente una soluzione solo sulla durata del contratto o sul rinvio alla contrattazione limitatamente ai tetti. Se verrà ancora negato uno spazio negoziale sulle causali noi non ci staremo». È già emerso che su quest’ultimo punto Cisl e Uil hanno scelto una strada diversa: per loro è sufficiente il rinvio alla contrattazione solo sui tetti di utilizzo del contratto purché cadano quei casi di "esclusione" proposti dalle imprese. E cioè, i datori di lavoro pur ammettendo che i contratti «possono» stabilire le percentuali di utilizzo, "sospendono" il rinvio nei casi di contratti di durata inferiore a 12 mesi, di aziende in start up, di picchi produttivi, di stagionalità. È, quindi, questo il capitolo su cui, con un compromesso, si potrebbe creare un asse tra Cisl-Uil e imprese anche se è del tutto escluso un accordo separato.

Anche il ministro dell’Industria, Enrico Letta, è intervenuto sul negoziato: «Spero — ha detto ieri — ci siano sviluppi positivi. Sarebbe importante se tutto il lavoro sulla flessibilità, che ha dato risultati utili in termini di occupazione, venisse completato in modo positivo».

Ma ieri è stata una giornata di nuove polemiche tra gli industriali e la Cgil. Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali, ha accusato il sindacato di «avere paura del nuovo» e di «eccesso di rigidità». In particolare Guidi si è riferito alle ultime vicende sul tempo determinato e sul part-time. «Avremmo dovuto trovare tutto aperto perchè — ha detto Guidi — stavamo parlando di un sistema per creare nuova occupazione. Nel momento in cui si pensa che dando più libertà all’imprenditore, questo ne approfitti a danno dei dipendenti, mi sembra che siamo di fronte ad un approccio conservatore». E sull’articolo 18, cioè sulla norma che riguarda i licenziamenti, Guidi ha sostenuto che ci sono «metodi e sistemi che vanno incontro alle esigenze di flessibilità senza toccare l’art.18. Il problema è che su questo tema non abbiamo mai avuto l’occasione di sederci a un tavolo». Ma la Cgil ha ribattuto punto per punto. «Il problema non è dare maggiore libertà alle imprese — ha detto Casadio — ma coordinarsi con le politiche europee che richiedono adattamenti legislativi ma potenziando il ruolo del partnerariato. Per un po’ di tempo siamo riusciti a portare delle innovazioni attraverso la contrattazione ma poi Confindustria si è posizionata su una linea oltranzista che punta ad avere meno tutele legislative e negare o ridurre spazi di negoziazione».