Contratti a termine: Salvi getta la spugna

12/03/2001



Corriere della Sera
ECONOMIA     
Dopo il «no» della Cgil e l’ultimo tentativo di mediazione il governo non concede la proroga chiesta dalle parti sociali

Contratti a termine, Salvi getta la spugna


Il ministro: non esistono le condizioni per recepire la direttiva europea. Il Polo: se n’è lavato le mani

      ROMA – Il governo non recepirà la direttiva europea sui contratti a termine. «Non esistono le condizioni», ha scritto ieri in una lettera di tre pagine il ministro del Lavoro Cesare Salvi alle 17 organizzazioni imprenditoriali e ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, ormai da mesi intrappolate in una trattativa senza sbocco, soprattutto per la distanza che separa la Confindustria e la Cgil. La decisione di Salvi è arrivata dopo l’estremo tentativo di mediazione: giovedì il ministro del Lavoro aveva incontrato i sindacati e ieri gli imprenditori, ma senza risultati apprezzabili. Nella lettera, scritta dopo una consultazione con il presidente del Consiglio Giuliano Amato, Salvi conferma infatti di avere constatato l’indisponibilità «delle parti, in presenza di confermate divergenze, a riprendere il negoziato per pervenire a un avviso comune (un accordo fra imprenditori e sindacati che dovrebbe precedere il recepimento della direttiva da parte del governo)».
      Ma nelle tre pagine c’è anche di più. Salvi comunica infatti che a questo punto il governo non concederà il rinvio del termine (del resto già scaduto) per concludere le trattative che era stato chiesto per lettera il 5 marzo al ministro del Lavoro dalle organizzazioni imprenditoriali insieme alla Cisl e alla Uil. Il motivo? Secondo Salvi «il differimento del termine non sarebbe funzionale alla definizione dell’avviso comune, bensì alla definizione di un accordo fra le stesse organizzazione firmatarie». Traduzione: concedere una proroga servirebbe soltanto a consentire la firma di un accordo separato fra Cisl, Uil e organizzazioni imprenditoriali, che taglierebbe fuori la Cgil.
      Con la decisione di oggi sfuma quindi la possibilità che il governo possa prendere una decisione autonoma (che non sarebbe dispiaciuta alla Cgil): accogliere cioè la direttiva europea sui contratti a termine senza tener conto della posizione degli imprenditori e dei sindacati. Nel motivare questa determinazione, Salvi ricorda che per recepire la direttiva c’è tempo fino a luglio e che il termine è prorogabile di un anno. E si richiama anche al particolare momento politico. «Dopo lo scioglimento delle Camere – scrive infatti – un decreto del governo apparirebbe poco rispettoso delle prerogative del Parlamento. Per queste ragioni neppure la richiesta formulata da un’organizzazione sindacale (la Cgil) con lettera dell’8 marzo, di esercitare il potere decisionale del governo, può essere accolta». Salvi conclude con un appello alla ripresa del dialogo.

      «Mi pare che la risposta data dal ministro Salvi sia la più naturale che si poteva dare», ha subito commentato Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil. E sulla stessa linea si è schierato il suo collega della Cisl Raffaele Bonanni. «Avremo più tempo davanti per proseguire il confronto con la Confindustria», ha aggiunto Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. Ma è certamente difficile che prima delle elezioni del 13 maggio si possa fare qualche significativo passo avanti. L’opposizione non ci crede. «La resa del ministro Salvi equivale ad un pilatesco lavarsene le mani per scaricare sul futuro governo la responsabilità anche di questa decisione», ha detto il coordinatore per l’economia di An, Gianni Alemanno.
      Le posizioni della Cgil e della Confindustria (dove la lettera di Salvi è stata interpretato come l’ennesima iniziativa del ministro del Lavoro diessino a favore del sindacato guidato da Sergio Cofferati) restano lontane anni luce. Ieri Cofferati è stato ancora una volta categorico, affermando che Cisl e Uil «sono libere di firmare senza la Cgil l’accordo con la Confindustria sui contratti a termine, ma la proposta altera la direttiva europea e non vale nulla». Il segretario generale della Cgil ha ammonito che «escludere la Cgil è un passo sbagliato e pericoloso». E lo ha fatto dopo che il vicepresidente della Confindustria Guidalberto Guidi aveva rilanciato l’idea di un accordo separato con Cisl e Uil. Inoltre, se il fronte dei sindacati è diviso, anche quello imprenditoriale non è monolitico. Ieri il presidente della Confcommercio Sergio Billè ha spiegato che è meglio prendersi una pausa di riflessione per verificare la possibilità di un’intesa con tutte le parti.
Sergio Rizzo


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