Contratti a termine, rinvio ad alta tensione

13/04/2001



venerdì 13 aprile 2001

Contratti a termine, rinvio ad alta tensione
      ROMA – Ritorna in alto mare la riforma dei contratti a termine. Ieri la Confindustria, le altre associazioni imprenditoriali, la Cisl e la Uil hanno accettato la richiesta della Cgil di rinviare al 20 aprile l’incontro inizialmente previsto per ieri pomeriggio. Ma un minuto dopo la stessa Cgil ha rilanciato. Non basta aver rinviato la discussione, ha detto il segretario confederale, Giuseppe Casadio: «Se non ci sarà una lettera in cui si dice che si accetta di discutere sui punti che noi abbiamo indicato come essenziali, lo spostamento della data in sé non serve a nulla». Il sindacato di Sergio Cofferati chiede in pratica di azzerare quanto fatto nell’ultimo mese, dopo che la Cgil aveva abbandonato il tavolo della trattativa. Di annullare cioè la quasi intesa alla quale erano arrivate Confindustria, altre associazioni imprenditoriali, la Cisl e la Uil e dalla quale all’ultimo momento si è sfilata la Confcommercio, offrendo così una sponda a Cofferati. Ma la Confindustria e gli altri non ci stanno a subire le condizioni della Cgil. A questo punto rischia di saltare anche l’incontro del 20.

      IMPRESE DIVISE – Dice il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato: «Il lavoro fatto finora è frutto di un impegno serio e consistente: mi sembra quindi evidente che non si possono riportare indietro le lancette dell’orologio semplicemente perché fino a oggi qualcuno non ha voluto sedersi al tavolo con noi. Non bisogna imporre diktat a nessuno». Aggiunge il segretario generale della Confartigianato, Francesco Giacomin: «Il 20 si riparte da dove siamo arrivati. La Cgil, dopo che abbiamo trattato per un anno, non può imporre agli altri di far finta di aver scherzato. Noi vogliamo la riforma dei contratti a termine perché sono uno strumento utile per le imprese e per creare occupazione, altri stanno inseguendo secondi fini politici».
      Nel mirino c’è la Confcommercio di Sergio Billè, che ha provocato la spaccatura nel fronte imprenditoriale annunciando che non avrebbe firmato accordi senza la Cgil. Ma ieri l’organizzazione dei commercianti ha fatto di più: ha definito il testo in 11 articoli sul quale imprese, Cisl e Uil erano a un passo dall’accordo «una vera e propria bufala». E ha sposato la tesi della Cgil: un accordo «potrà essere produttivo di effetti, solo quando verrà sottoscritto da tutte le parti interessate». La mossa di Billè ha scompaginato il fronte imprenditoriale. Da una parte Confindustria e Confartigianato, decise a trovare un’intesa con chi ci sta, cioè con Cisl e Uil. Dall’altra commercianti, associazioni delle cooperative e gli artigiani della Cna preoccupati di non rompere i rapporti con la Cgil. Perplessità sulla necessità di forzare la situazione attraversano anche l’Ania (assicurazioni) e l’Abi (banche).

      LA PALLA AL PROSSIMO GOVERNO – La riforma dei contratti a termine è imposta dalla direttiva europea in materia, che deve essere recepita dal governo entro luglio. Ma se le parti sociali non raggiungeranno l’«avviso comune», cioè l’accordo tra imprese e sindacati sul recepimento stesso, il governo potrà chiedere un anno di proroga. Nel frattempo resta in vigore la regolamentazione attuale, affidata in parte alle leggi e per il resto ai contratti di lavoro. Le imprese vorrebbero recepire la direttiva nel senso di allargare la possibilità di ricorrere ai contratti a termine eliminando molti dei vincoli attuali. Cisl e Uil accettano solo in parte questa impostazione. La Cgil, invece, è per mantenere il potere dei contratti di categoria di limitare sia la casistica sia il numero dei contratti a termine.

Enr. Ma.


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