Contratti a termine, prove d’intesa

22/04/2001




domenica 22 aprile 2001
La trattativa resta però complicata: la Cgil non partecipa, mentre è ancora diviso il fronte imprenditoriale

Contratti a termine, prove d’intesa


Domani le richieste definitive di Cisl e Uil. Ma anche Confcommercio presenterà la sua proposta

      ROMA – Sarà ancora una settimana di braccio di ferro sulla riforma dei contratti a termine. Con poche possibilità di chiudere la partita venerdì 27 aprile, data del nuovo appuntamento tra le parti sociali. Nonostante gli sforzi, infatti, sia il fronte sindacale sia quello imprenditoriale sono divisi. Cisl e Uil sono ai ferri corti con la Cgil. «Nessuno pensi di imporre le sue condizioni agli altri», dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Ma anche tra le associazioni datoriali volano accuse (vedi l’intervista al presidente della Confcommercio, Sergio Billè). Il tutto in un clima da campagna elettorale e a poco più di una settimana dal primo maggio, festa del lavoro, che Cgil, Cisl e Uil hanno già programmato di celebrare insieme come ogni anno. Domani Cisl e Uil manderanno alla Confindustria e alle altre 16 organizzazioni imprenditoriali che partecipano alla trattativa le richieste di modifica sugli ultimi tre punti ancora in discussione: il diritto di precedenza nelle assunzioni per i lavoratori a termine, la durata dei contratti brevi che non saranno soggetti a limiti, la disciplina dei contratti a termine nella fase di avvio delle aziende. Ma anche la Confcommercio presenterà formalmente una serie di richieste di modifica, con l’avvertenza che se si cerca una soluzione per le domande dei sindacati, bisogna cercarla anche per quelle dei commerciati, altrimenti l’accordo non si può fare.
      La Cgil, che da un mese e mezzo ha abbandonato la trattativa accusando le imprese di voler liberalizzare selvaggiamente i contratti a termine, per il momento, resta a guardare. Il segretario Sergio Cofferati aspetta che il gioco dei veti incrociati paralizzi il negoziato. Ma Cofferati sa anche che l’ipotesi di un accordo senza Cgil resta in piedi. E per questo non ha mancato occasione di avvertire sulle conseguenze di una rottura del genere: scoppierebbe il conflitto in tutti i settori, pregiudicando la possibilità di accordi anche su altre materie. Scenari che preoccupano le organizzazioni imprenditoriali più vicine alla sinistra, dalla Lega delle Cooperative alla Confesercenti, alla Cna. La Confindustria ne è consapevole, ma vuole chiudere: «Speriamo ancora che la Cgil sia tra i firmatari dell’intesa – dice il vicepresidente Nicola Tognana – ma dobbiamo dire con altrettanta chiarezza che, se ritenesse di non firmare, noi andremmo avanti e sigleremmo l’accordo con Cisl e Uil».
Enr. Ma.


Economia



© Corriere della Sera