Contratti a termine: “la Cgil ci ripensi”

12/03/2001

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Contratti a termine, "la Cgil ci ripensi"
Appello di imprenditori e sindacati. Visco: dialogo necessario


ROMA – «Ovviamente dispiace di non essere riusciti a raggiungere un risultato che poteva essere utile e importante, perché c’è bisogno di una flessibilità sostenibile e tutelata». E’ quanto ha dichiarato il ministro all’Industria Enrico Letta a Solesino che sul futuro dell’accordo dei contratti a termine guarda alla prossima legislatura. «Ci sono stati irrigidimenti – ha commentato il ministro – che non hanno reso possibile il raggiungimento di un accordo, quindi il contratto a termine rimarrà un dossier caldo per il prossimo governo».
Anche il ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, si è rammaricato per la conclusione non positiva della vicenda. «Il venir meno della fiducia e del dialogo tra le parti – ha affermato rispondendo a una domanda sul tema – è pericoloso e sbagliato». «Chiudere la partita sui contratti a termine – ha aggiunto il ministro del Tesoro – avrebbe giovato ad aumentare l’attrattiva dell’Italia verso i capitali esteri».
Ha invitato a «rilanciare la concertazione» la Confapi con il vicepresidente Ida Vana. Mentre la decisione del ministro del Lavoro Cesare Salvi di rimandare la questione al prossimo governo è stata salutata con favore dalle organizzazioni sindacali che hanno esortato la Cgil a tornare al dialogo. «Un buon segnale anche per il prossimo governo», ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti che ha invitato Cofferati a tornare al tavolo delle trattative. Anche la Cisl ha giudicato «coerente e corretta» la decisione del ministro del Lavoro. «La rinuncia di Salvi – ha detto il segretario generale della confederazione, Savino Pezzotta che ha fatto un analogo invito alla Cgil – è rispettosa dell’autonomia delle parti».
Per il consigliere di Confindustria Guidalberto Guidi «la decisione del ministro Salvi di non intervenire con un atto impositivo sulla questione dei contratti a termine concede margini e tempo per proseguire la trattativa tra le parti e non ripete l’errore commesso con il parttime, dove è stata malamente recepita, senza il consenso delle parti sociali, una direttiva comunitaria».