Contratti a termine: intesa D’Amato-sindacati

12/01/2001

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Contratti a termine liberi
intesa D’Amato-sindacati

Cade il tetto del 20%. Amato:"La massima flessibilità? Poter licenziare il padrone"

di RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Sindacati e industriali hanno raggiunto ieri sera un accordo di massima per l’estensione dei contratti a tempo determinato, accordo che – attraverso il recepimento della direttiva europea – comporta un rovesciamento di prospettiva. Non sono più specificati i casi in cui è possibile l’assunzione con contratto a termine, ma solo quelli in cui è vietato: le imprese non potranno fare ricorso ai contratti a termine per sostituire lavoratori in sciopero o nelle fasi in cui hanno in corso processi di riduzione del personale e dipendenti in cassa integrazione.
Sebbene la Cgil tenga a precisare che non si tratta di una "liberalizzazione" e nell’accordo sia comunque confermato che la forma comune del rapporto di lavoro resta il contratto a tempo indeterminato, l’intesa consente un sensibile ampliamento delle opportunità di ricorso ai contratti a termine, garantendo in questo modo alle aziende un notevole incremento della flessibilità del lavoro. Basti pensare che non è prevista una durata massima per il primo contratto a termine (viene invece stabilita una durata per i casi di proroga: dopo il primo contratto l’allungamento non potrà essere superiore a tre anni).
Il rapido raggiungimento dell’ intesa – dopo lo sblocco di una situazione incagliata da molti mesi – è la prova di un clima meno teso tra le parti sociali, che lascia prevedere un possibile avvicinamento delle parti sugli altri capitoli della flessibilità del lavoro, come il part time e l’arbitrato. In questo caso, non sarebbe più una chimera l’apertura di un tavolo governo-sindacati- Confindustria che consenta di varare la riforma del Tfr (trasferimento delle liquidazioni in via di maturazione dalle casse delle imprese ai fondi integrativi dei lavoratori) entro la fine della legislatura.
I sindacati escludono che l’intesa sui contratti a termine rientri in una sorta di scambio "flessibilità- Tfr", ma non è un segreto che per "stimolare" la confederazione guidata da Antonio D’Amato a sedersi intorno a un tavolo e discutere di decollo della previdenza integrativa attraverso lo smobilizo delle liquidazioni (fino a oggi importante fonte di finanziamento a costo zero per le stesse imprese), il tasto su cui bisogna battere è quello della flessibilità del lavoro. Al punto che ieri, il presidente Giuliano Amato ha fatto diretto riferimento alla questione ricorrendo a una battuta paradossale: "La grande sfida che abbiamo davanti – ha detto a una tavola rotonda sull’Europa organizzata dal Goethe Institute di Roma – è trovare il modo per rendere più ampio possibile il numero di coloro che possono licenziare il loro datore di lavoro", lasciando intendere che – a suo avviso – la flessibilità è una libera scelta e dunque un vantaggio per il lavoratore.
L’accordo sul Tfr si avvicina? Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, non lo esclude, assicurando che l’ intesa entro la fine della legislatura "è ancora possibile". Per Pezzotta, "i tempi dell’accordo ci sarebbero" e "la Confindustria sembra lasciar cadere alcune pregiudiziali", ma "c’è chi non la vuole fare". La Confindustria si comporta come un giocatore di poker: chiede più flessibilità semplicemente per sedersi al tavolo e "vedere" le carte, poi passerà a chiedere sgravi fiscali compensativi per quello che qualche industriale definisce "lo scippo delle liquidazioni" al momento delle puntate, incassando in questo modo il più possibile su due fronti che la Cgil fino a qualche tempo fa giudicava inconciliabili.

Per ora, comunque, siamo ancora alle mosse preliminari. Dopo aver incontrato il direttore generale della Confindustria, Stefano Parisi, Amato ha proseguio ieri il giro di contatti informali con le parti sociali, a partire dai sindacati. Soltanto quando si renderà conto che tutti i tasselli del mosaico sono al loro posto (dopo i contratti a termine, anche l’arbitrato e il part time), il presidente del consiglio tenterà la stretta finale, per poi procedere – visti i tempi stretti – con un decreto legge che negli ambienti del governo qualcuno sostiene sia già pronto.