Contratti a termine: Il tavolo zoppo

07/03/2001
   



Il tavolo zoppo
Contratti a termine, la Cgil lascia la trattativa, Cisl e Uil restano col cerino. Ricorso a Salvi
C. C.

"Non ci sono le condizioni perché un confronto serio prosegua, noi lo abbiamo considerato concluso": così il segretario della Cgil Sergio Cofferati rispiega la rottura avvenuta nella trattativa sui contratti a termine. Divisione sindacale? Cofferati ci tiene a sottolineare, che, in verità, "la sensazione è che la Confindustria non voglia arrivare ad alcuna conclusione, se non alle sue condizioni: non vuole negoziare, forse aspetta un governo diverso dall’attuale nell’illusoria idea che possa avere dei vantaggi". Lo conferma indirettamente Emma Marcegaglia, consigliera della Confindustria per l’Europa: per recepire la direttiva comunitaria sui contratti a termine "c’è tempo fino a luglio, e c’è la possibilità di una proroga; non c’è alcun atto dovuto ora da parte del governo". Si deve "dare il tempo alle parti di trovare un accordo", sostiene la Confindustria, perché "la colpa è della Cgil, che vuole rompere" in quanto "nemica della flessibilità". Rincara la destra, con Alemanno (An), attaccando il ministro Salvi: "Le manovre di Salvi e Cofferati non solo tentano di evitare l’isolamento della Cgil, ma rientrano in una strategia per fomentare uno scontro sociale in caso di vittoria elettorale del centrodestra".
La Cgil propone infatti che, poiché non c’è un accordo per "l’avviso comune" previsto dal recepimento delle direttive europee – "avevamo quattro mesi per trattare, ed è già passato un anno" – il governo decida per conto proprio, come previsto dalla procedura comunitaria. E infatti lo ricorda a tutti, Cesare Salvi. Pur "rammaricato" e "non rassegnato al fatto che il dialogo sociale si sia interrotto", il ministro conferma che, comunque, "un accordo separato non costituisce un avviso comune", e "se non ci fosse il sì della Confindustria sarebbe la stessa cosa". Poi ci tiene a precisare: "Non mi risulta che le altre parti sociali abbiano raggiunto un accordo separato". Già, perché è sì stata spedita una lettera al ministro del Lavoro, firmata da ben 17 organizzazioni imprenditoriali insieme con Cisl e Uil, dove si chiede di "dilazionare i tempi" per continuare a trattare. Ma le cose non sono così semplici. Lo rivelano i segretari della Uil, Angeletti e Canapa: ci sono "problemi specifici", la Confindustria "non ha ancora risposto" neppure alla richiesta di Cisl e Uil di affidare alla contrattazione la fissazione dei "tetti" percentuali di contratti a termine. Gli imprenditori hanno infatti chiesto tempo per "riunire i propri organismi". E ora i dirigenti Uil sottolineano che l’accordo si può fare solo "col governo, la Confindustria e
tutti i sindacati". Anche Bonanni, segretario Cisl, parla della necessaria presenza di "tutte e tre le sigle sindacali", per un accordo "non fluttuante a seconda del colore del governo".
Aveva dunque ragione, Cofferati: "l’accordo che pretende la Confindustria, prevede che i sindacati si ritirino dalla contrattazione, si autodissolvano". Ma non si sa come andrà a finire questo misto di pressioni e minacce sulla Cgil "perché non si isoli", nel momento in cui l’intero fronte padronale è impegnato, dalla Fiat al contratto metalmeccanico, in uno scontro con i sindacati. Che paiono subire senza sapere reagire attivamente: neppure con uno sciopero dei meccanici.