Contratti a termine, diktat Cgil per tornare al tavolo con D’Amato

12/04/2001

Logo Repubblica.it

Pagina 34
Contratti a termine, diktat Cgil
per tornare al tavolo con D’Amato

Alla vigilia della riunione decisiva, industriali Cisl e Uil accusati di aver già raggiunto un’intesa

VITTORIA SIVO


roma – Si fa rovente la partita sui contratti a termine, con spaccature che attraversano anche il fronte delle imprese, fino a ieri compatto. L’accordo separato – ovvero senza la Cgil che un mese fa aveva abbandonato il tavolo – sembrava in dirittura d’arrivo, tanto che oggi in Confindustria le 17 organizzazioni degli imprenditori avrebbero raggiunto una intesa con Cisl e Uil da consegnare poi al futuro governo perché ne tenesse conto in sede di recepimento della direttiva europea sulla materia. Una eventualità che ieri sera, al termine di una giornata scandita da colpi di scena, risultava assai incerta. Due le novità che hanno portato la tensione alle stelle: in primo luogo l’intervento di Sergio Cofferati che prima ha accusato Cisl, Uil e imprenditori di essersi già accordati segretamente, poi in serata, ha annunciato che la Cgil sarebbe tornata a trattare, ma solo il 20 aprile prossimo e alle stesse condizioni poste un mese fa. In secondo luogo l’annuncio a sorpresa da parte della Confcommercio della decisione di disertare l’incontro fissato per l’indomani.
Il risultato è che l’appuntamento di oggi pomeriggio resta confermato, ma con un obiettivo molto ridimensionato: come recita un comunicato della Confindustria «verrà valutata, insieme alle altre parti sociali, la possibilità di rinviare l’incontro», «d’altro canto Confindustria ha sempre percorso tutte le strade per non escludere nessuno dal confronto».
In mattinata ad aprire le ostilità era stato Sergio Cofferati accusando Cisl, Uil e imprenditori di avere «proseguito la trattativa di nascosto» e di avere «già raggiunto un accordo». Una intesa, peraltro, che il leader della Cgil considera «di nessun valore cogente», fatta al «solo scopo di far vedere che si può fare intese senza di noi», dunque «un atto polito di rottura», nonché pattuito in modo «occulto», «nottetempo».
Circostanze puntualmente smentite dagli interessati, Confindustria in testa: non c’è stato nessun accordo clandestino – ha puntualizzato Guidalberto Guidi consigliere per le relazioni industriali – né la materia dei contratti a termine imponeva «urgenze tali da giustificare il lavoro notturno e festivo». Com’è normale in tutte le vertenze aperte, i contatti fra le parti sono andati avanti in queste settimane, «ma l’intesa deve essere raggiunta al tavolo dove siedono tutte le parti sociali». Di qui l’invito a una nuova riunione per l’indomani pomeriggio, fra le 17 associazioni dei datori di lavoro e i sindacati, Cgil compresa.
Nel pomeriggio il leader della Cgil è tornato alla carica, cogliendo l’occasione di un convegno al quale erano presenti molti dei massimi esponenti delle banche. « Non restate legati al carro di Confindustria, non accettate un giogo che altri vi hanno messo sulle spalle, conquistate la vostra autonomia». Una pesante messa in guardia al mondo del credito sulle conseguenze di un accordo senza la Cgil, proprio nella fase in cui le banche devono ristrutturarsi.

Più tardi, nuovo colpo di scena, con la lettera che la Cgil ha inviato alla Confindustria in cui si defisce «imprevisto e inatteso» l’invito a partecipare al negoziato. La proposta viene accettata, ma a tre condizioni: l’accordo sui contratti a termine deve rinviare ai contratti nazionali di categoria sia la quantità di assunzione a tempo determinato sia le loro causali; gli stagionali devono avere il diritto di precedenza, la proroga dell’attuale normativa va ripristinata.
Condizioni che la Confindustria considera inaccettabili: con questa lettera la Cgil «non fa altro che riproporre un peggioramento in senso restrittivo della legislazione vigente sui contratti a termine, andando quindi in contrasto con la direttiva Ue, ma anche con quanto la stessa Cgil aveva dichiarato a gennaio».