Contratti a termine, decreto in bilico

09/03/2001
Corriere della Sera

Venerdì 9 Marzo 2001

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ECONOMIA     
Ieri il ministro ha incontrato le organizzazioni sindacali, oggi tocca alla Confindustria

Contratti a termine, decreto in bilico


Salvi: presto la decisione del governo. Ma si fa strada l’ipotesi del rinvio

      ROMA – Il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, concluderà questa sera gli incontri con le parti sociali, ma il recepimento della direttiva europea sui contratti a termine non è dietro l’angolo. E non è escluso che della riforma si occupi il prossimo governo. Ieri Salvi ha visto Cgil, Cisl e Uil e dalle impressioni dei sindacati si ricava che molte ragioni lavorano contro un rapido recepimento della direttiva. Innanzitutto c’è la lettera che Cisl, Uil, Confindustria e altre 16 associazioni imprenditoriali hanno insieme inviato a Salvi per chiedere al ministro di aspettare che la trattativa tra di loro si concluda. Ma per arrivare a questa conclusione ci vuole ancora un po’ di tempo. Le associazioni delle imprese devono infatti consultare i loro organi e decidere se accogliere la richiesta di Cisl e Uil di affidare ai contratti di lavoro la definizione del limite massimo delle assunzioni a termine possibili in ogni azienda. Che si arrivi a un accordo non è scontato. Ma, anche in questo caso, ne resterebbe esclusa la Cgil, che ha già abbandonato la trattativa con le imprese e ha diffidato Salvi dal recepire la direttiva europea secondo le indicazioni confindustriali. In questo caso, sostiene infatti la Cgil, si andrebbe verso una liberalizzazione selvaggia del lavoro a termine, in contrasto con la stessa direttiva europea, come ha ribadito ieri il segretario Sergio Cofferati.
      Al momento, insomma, tra le parti non c’è alcun accordo sulla riforma. Salvi potrebbe ugualmente fare di testa propria e recepire la direttiva europea, rischiando però di scontentare tutti. Inoltre la Corte costituzionale, respingendo due anni fa il referendum proposto dai radicali sui contratti a termine, diede un giudizio di sostanziale conformità della normativa italiana a quella europea. Ma allora perché forzare i tempi? La direttiva stessa prevede che il recepimento debba avvenire entro il prossimo 10 luglio, salva la possibilità di chiedere la proroga di un anno. Non c’è quindi urgenza. A meno che Salvi non voglia decidere lui prima dell’arrivo di un eventuale governo di centro-destra. Ma un provvedimento preso ora (a parte i problemi posti dallo scioglimento delle Camere) non sarebbe al riparo da successive modifiche perché le procedure stesse di recepimento prevedono che entro un anno dal primo decreto possano essere approvati decreti correttivi.
      Per il ministro, quindi, sarebbe più semplice invitare le parti a riprendere la trattativa, magari recuperando la Cgil. Come? Allargando la discussione ai temi connessi ai contratti a termine: il lavoro interinale, il periodo di prova, il contratto di formazione. Qui però potrebbe arrivare il no delle imprese, che ieri con Guidalberto Guidi (Confindustria), pur auspicando «un accordo con tutti», hanno ribadito la volontà di potenziare i contratti a termine, «strumento tra i migliori per creare occupazione».
Enr. Ma.


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