Contratti a termine: appello di Salvi

05/03/2001

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Contratti a termine
appello di Salvi:
urgente un accordo

Domani vertice decisivo. Visco: disoccupati al 7% in 5 anni


roma – Ultimo tentativo per un accordo sui nuovi contratti a termine. Lo faranno domani le parti sociali, che ieri il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ha fortemente invitato a raggiungere un’intesa che possa valere come avviso comune per il governo. In caso di mancato accordo, il governo, ha aggiunto Salvi, «valuterà la strada da seguire». Siccome la direttiva europea andrebbe recepita entro luglio, il governo Amato potrebbe anche decidere di passare la «patata bollente» al prossimo governo, oppure di rinviare la partita di un anno, come prevede la direttiva stessa in caso di confronto in corso.
Salvi ha comunque ribadito che la concertazione e il dialogo sociale sono valori imprescindibili, per cui l’intesa tra le parti sociali va sempre perseguita tenacemente. «Solo come passo estremo, quando non si può fare altro, si può procedere in via autoritativa», ha precisato, criticando nel metodo e nel merito la riforma del mercato del lavoro varata dal governo Aznar, che ha introdotto una maggiore libertà di licenziamento. Sul problema dell’occupazione, il ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, ha annunciato a Caltanissetta che in caso di secondo mandato il governo dell’Ulivo sarebbe «in grado di portare la disoccupazione complessiva nei prossimi cinque anni a un livello non superiore al 7 per cento: questo significherebbe avere risolto i problemi del Mezzogiorno».
Le probabilità di un’intesa tra sindacati e Confindustria sui contratti a termine sono molto ridotte. Il documento consegnato nei giorni scorsi dalla confederaziomne guidata da Antonio D’Amato è stato bocciato in pieno dalla Cgil – che chiede di demandare ai contratti di categoria non solo i tetti ma anche la definizione delle causali – ed è stato giudicato insufficiente anche da Cisl e Uil. La possibilità che non si raggiunga un accordo preoccupa «molto» il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, il quale avverte: «Se c’è un settore che ha bisogno dei contratti a termine non è l’industria, ma quello dei servizi, in particolare commercio e turismo». Per Billè, poi, bisognerebbe anche riscrivere il welfare state e mettere nuovamente un freno alla spesa pensionistica.
In tema di flessibilità del lavoro, infine, il premio Nobel per l’economia, James Heckman, parlando a Cortina d’Ampezzo, ha sostenuto che il lavoro in affitto è una cattiva idea, «utile per le emergenze e per far credere che sia calata la disoccupazione, ma non funzionale alla vera crescita dell’economia: il lavoratore non si accultura e non sviluppa le proprie capacità». Là dove è stato utilizzato, ha ricordato l’economista americano, come in Spagna e Argentina, «si è spaccato in due il mercato del lavoro con l’effetto di bloccare la crescita, specie dei giovani».
(r.d.g.)