Contratti a tempo: «rottura» della Cgil

06/03/2001



    Il sindacato di Cofferati abbandona le trattative

    Contratti a tempo, «rottura» della Cgil
    Cisl, Uil e imprese a Salvi: «Noi andiamo avanti»
    Palmerini
    ROMA. Prosegue il confronto sul contratto a tempo determinato ma senza la Cgil. Il sindacato di Sergio Cofferati, ieri, ha infatti deciso di abbandonare il tavolo di trattativa. Una decisione che rompe il dialogo con le parti sociali e sancisce la spaccatura all’interno del sindacato: Cisl e Uil hanno infatti scelto di proseguire il confronto con le associazioni datoriali per cercare di arrivare a un accordo. Per questa ragione, è prevista per oggi la firma di una lettera congiunta indirizzata a Salvi in cui chiedono più tempo per cercare un’intesa che sembra ormai vicina.
    Martedì 6 Marzo 2001
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Cisl, Uil e imprese chiedono a Salvi più tempo per definire l’intesa dopo l’interruzione delle trattative per le divisioni tra i sindacati
Lavoro a tempo, la Cgil rompe il dialogo
Il negoziato tra le parti sociali prosegue per ora sul nodo dei tetti della contrattazione nazionale
Lina Palmerini
ROMA . E alla fine la Cgil ha scelto di rompere. Di rompere la trattativa con le imprese sul tempo determinato, ma anche di rompere con la Cisl e la Uil. Ieri dopo un incontro con le imprese durato più di cinque ore, il sindacato di Cofferati ha deciso di abbandonare il negoziato e di non proseguire la trattativa con le aziende. Una scelta che non ha coinvolto Cisl e Uil, decise a proseguire il confronto e cercare ancora un’intesa con le associazioni datoriali. E così oggi arriveranno due lettere al ministro del Lavoro, Cesare Salvi: una della Cgil con le ragioni dell’abbandono; una delle imprese e di Cisl e Uil in cui si chiede più tempo per proseguire il negoziato.

Non è scontato il "lieto fine" per questo supplemento di trattativa ma è certo che gli sforzi per arrivare a un accordo saranno massimi anche perché all’intesa manca solo un passaggio. E, ora che i riflettori sono accesi su queste prove generali di "intesa separata", sarà difficile rinunciare al traguardo. Anche se per il recepimento di direttive comunitarie (come è il caso del tempo determinato) non ha senso parlare di accordi separati, comunque questa vicenda mette in tutta evidenza le differenze e le divisioni tra i sindacati. Un palcoscenico difficile per tutti, anche per il ministro del Lavoro Salvi che, in caso di un "avviso comune parziale", fatto senza la Cgil, dovrà fare una scelta piuttosto inconsueta.

La cautela e la prudenza al momento restano. «Per ora scriviamo una lettera a Salvi in cui chiediamo più tempo per la trattativa — dice Fabio Canapa, segretario confederale Uil — poi vedremo se le imprese verranno incontro alla nostra richiesta di rafforzare il rinvio alla contrattazione». L’unico punto irrisolto, quello su cui ieri le associazioni datoriali hanno chiesto tempo per valutare la proposta del sindacato, è quello che riguarda il rinvio alla contrattazione collettiva per la definizione dei tetti di utilizzo del tempo determinato: Cisl e Uil chiedono un rafforzamento del rinvio e l’esclusione del "paletto" messo dalle imprese che riguarda i contratti fino a 12 mesi. E cioè, le associazioni datoriali pur ammettendo che gli accordi collettivi possano definire le percentuali di utilizzo, hanno escluso questa possibilità per tutti i contratti inferiori a 12 mesi di durata.

Insomma, il tavolo resta aperto su questo passaggio. Ed è questa la ragione per cui ieri la Cgil si è sfilata dal tavolo. Una ragione, in un certo senso, dettata dai fatti. «Abbiamo constatato — ha spiegato Beppe Casadio, segretario confederale Cgil — che sui punti sui quali ci siamo battuti c’era una risposta negativa dalle imprese. Noi chiediamo infatti non solo un rinvio alla contrattazione sui tetti di utilizzo ma anche sulle causali. Inoltre, deve restare il diritto di prelazione per gli stagionali». Ma l’affondo vero della Cgil è nell’accusa di violazione dei principi comunitari. «Segnaleremo a Salvi — ha detto Casadio — come il mancato accoglimento della proposta da noi avanzata configuri, a nostro avviso, soluzioni in contrasto con alcuni principi alla base della direttiva comunitaria. In particolare, viene messa in discussione la centralità delle politiche di partenariato perché c’è una drastica riduzione degli ambiti di intervento della contrattazione collettiva in materia di causali».

Come per il part-time, la parola ora passa al ministro del Lavoro Salvi, chiamato direttamente in causa dalle due lettere. «Per noi la trattativa continua — ha detto Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl — perché vogliamo assolutamente trovare un accordo che soddisfi tutte le parti. Il nostro obiettivo è uno solo: che l’attuazione della direttiva sui contratti a termine sia lasciata all’autonomia delle parti, del resto, abbiamo già raggiunto l’accordo su questioni rilevanti. Rimane un unico punto, quello del rinvio alla contrattazione per quanto riguarda le percentuali massime. Per il resto, è ormai tutto chiarito, e pensiamo di aver raggiunto un’intesa abbastanza soddisfacente. Dunque, per noi il confronto prosegue».

Martedì 6 Marzo 2001