Contratti a tempo, è stallo

06/02/2001

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)



Martedì 6 Febbraio 2001
italia – lavoro
—pag—17

Incontro senza esito: nuovo altolà della Cgil sulle quote e le causali per l’utilizzo.
Contratti a tempo, è stallo.
La Cisl attacca: è grave e incomprensibile che una sigla possa bloccare il negoziato

ROMA Non supera le divisioni il fronte sindacale impegnato nella trattativa sui contratti a termine. Tranne che sulla necessità di rimandare alla contrattazione collettiva, per il resto regna la discordia. L’incontro di ieri con la Confindustria si è concluso nuovamente con un nulla di fatto.

La Cgil, che ha presentanto un proprio documento, ha dettato le condizioni: «Non accetterà alcuna ipotesi di accordo che non contempli il ruolo della contrattazione collettiva». Non solo, ma che non faccia nemmeno riferimento alla «specificazione delle causali» che giustificano il contratto a tempo determinato e alla «definizione dei contingenti massimi di utilizzo».

Si tratta di elementi che, secondo la Cgil, non sono presenti nel testo presentato dalle parti datoriali. Le quali — secondo una nota diffusa dal sindacato — «hanno espresso l’esigenza di compiere una valutazione collegiale in merito, cosa che la Cgil ha auspicato possa avvenire in tempi il più possibile rapidi». Nuovo round con le imprese il prossimo 16 febbraio.

«Ma su tempi e modalità le diversità restano», ammette Fabio Canapa, segretario confederale della Uil, che già aveva presentato in una lettera alla Cgil, alla Cisl e alle parti datoriali il punto di vista della sua organizzazione: chiudere in fretta la trattativa ma senza superare il meccanismo della legge 56 e, quindi, il raccordo con l’intera legislazione in vigore nei vari settori produttivi.

«La sensazione comune è che non ci siano risposte positive alle richieste di tutto il sindacato — commenta Fabio Canapa — di rinviare alla contrattazione e, questo, esclude la possibilità di accordi separati senza la Cgil».

La posizione più dura, ancora una volta è quella della Cisl che attacca l’organizzazione guidata da Sergio Cofferati. La Cgil — ha detto Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl — si è praticamente dissociata dal tavolo della trattativa rimettendo in discussione punti sui quali c’era già l’intesa. Il riferimento alla contrattazione va bene, ma «è incomprensibile e grave che una sola organizzazione possa bloccare il lavoro di 16 controparti e di altre due organizzazioni sindacali. Personalmente sono sbigottito da questo atteggiamento»

Secondo la Confidustria, che si riserva di esaminare il documento della Cgil, il testo presentato già a metà gennaio è perfettamente in linea con gli accordi presi. Venerdì 16, in ogni caso, gli impreditori faranno le loro osservazioni.

Intanto il pubblico impiego fa i primi conti con la flessibilità. Il 75% degli enti pubblici fa ricorso al part-time, seguito da un 72% che, invece, utilizza i contratti a termine. Lo rivela un questionario, trasmesso a 24 amministrazioni, presentato ieri nell’ambito di un progetto promosso dal Dipartimento della Funzione pubblica che ha l’obiettivo di analizzare le nuove tipologie contrattuali, fornire indicazioni e assistenza alle pubbliche amministrazioni. Tra i lavori atipici, quello interinale è considerato uno degli strumenti migliori, anche se viene utilizzato solo da cinque enti, mentre il 75% ha dichiarato di conoscerlo poco.

—firma—R.Fa.