Contratti a tempo determinato, i sindacati sono divisi

01/02/2001

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Giovedì 1 Febbraio 2001
italia – lavoro
—pag—15

E’ slittata a lunedì prossimo la trattativa con la Confindustria Contratti a tempo determinato, i sindacati sono ancora divisi

ROMA Nulla di fatto ieri nel nuovo round per il recepimento della direttiva europea sui contratti a termine. La riunione in calendario tra le parti sociali è stata rinviata al pomeriggio di lunedì prossimo per consentire ulteriori approfondimenti.

Un rinvio puramente tecnico o un passo indietro sulla strada dell’accordo? Comunque sia, la posizione di Confindustria, definita nel documento presentato la scorsa settimana ai sindacati confederali non si sposta di un millimetro.

In vista del nuovo appuntamento sembrano tornare a galla vecchie perplessità all’interno delle organizzazioni sindacali. Contro l’intesa di massima raggiunta l’11 gennaio si erano schierate la sinistra Cgil ma anche alcune categorie di Cgil, Cisl e Uil a partire dai metalmeccanici. Dissensi e contestazioni che potrebbero aver giocato un ruolo importante nel rallentamento del negoziato.

Punto dolente per i critici della pre-intesa è il rinvio alla contrattazione collettiva per la definizione delle percentuali di utilizzo del tempo determinato, ma anche un dato che in precedenza sembrava condiviso: vale a dire quello relativo alle causali in base alle quali il rapporto a tempo determinato può essere utilizzato. Attualmente ciascuna categoria produttiva fissa, nel contratto nazionale, un tetto massimo di ricorso del tempo determinato che si aggira intorno al 10-12 per cento.

C’è chi è disposto ad ammettere che sul tavolo restino alcune questioni, tra cui quelle del richiamo alla contrattazione collettiva che comporterebbe l’abolizione della legge che lo prevede. «C’è qualche problema — dice Raffaele Bonanni segretario confederale della Cisl — e lo slittamento in avanti è espressione delle esigenze di alcune componenti sindacale. Esiste la necessità di ricompattare il fronte confederale e anche di riprendere un negoziato importante con Confindustria, che va avanti da mesi e che non deve essere perso per strada».

Bonanni è convinto che si possa lavorare su alcuni fronti. Lo dimostrerebbe l’accordo sulle causali e sulla durata del contratto a termine di 18 mesi più altri 18. «L’Europa ci dà tempo fino a luglio — conclude — ma in realtà il riferimento al termine finale non può reggere per giustificare ulteriori ritardi».

Martedì scorso, intanto, anche Fabio Canapa (segretario confederale della Uil) aveva sollecitato in una lettera inviata a Confindustria e a Cgil, Cisl e Uil una stretta delle trattative tra le parti sociali

In casa Cgil la situazione è assai diversa. Per Gianni Principe, infatti, «non esistono particolari problemi». «Se qualcuno però lo pensa — aggiugne — si faccia avanti. Lunedì in mattinata avremo un incontro tra di noi e allora si vedrà».

Il 6 febbraio è in calendario il direttivo della Cgil e per quella data la sinistra della Cgil ha annunciato battaglia «per evitare qualsiasi liberalizzazione dei contratti a termine».

—firma—Rita Fatiguso