Contratti a tempo, al via il confronto

26/02/2001

Il Sole 24 ORE.com

Domenica 25 Febbraio 2001 Pag. 4

    Cofferati ribadisce: inaccettabili accordi separati

    Contratti a tempo, al via il confronto
    Lina Palmerini
    ROMA È una vigilia di "buone intenzioni" questa che precede l’incontro di domani tra sindacati e associazioni imprenditoriali sul contratto a tempo determinato. Un appuntamento che è diventato, al di là del merito, un test sulle relazioni tra le parti e sulla capacità di rimettere sui binari un dialogo che già si è infranto sul part-time su cui è stato necessario l’intervento del ministro del Lavoro, Cesare Salvi.
    La volontà di non arrivare allo scontro e a una rottura c’è, come dimostrano le dichiarazioni dei giorni scorsi del presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, che ha ribadito l’intenzione di «portare avanti un dialogo già aperto». Ma ieri da Siracusa il leader della Cgil, Sergio Cofferati, è tornato sulle polemiche delle scorse settimane, scatenate proprio dalla trattativa sul recepimento della direttiva Ue riguardo al contratto a termine. «D’Amato — ha detto Cofferati — dovrebbe capire cosa significa firmare un’intesa contro la Cgil. Il fondamento dell’attività sindacale è la ricerca della mediazione. Se noi non firmiamo un accordo è perché non lo condividiamo, quindi non ci possono chiedere di stare zitti e fermi». Ma l’avvertimento è andato anche a Cisl e Uil: «Se non c’è l’accordo tra le organizzazioni, allora abbiamo il dovere di chiedere il parere dei lavoratori e dei pensionati».
    In realtà il clima non sembra più quello da barricate e accordi separati. «Noi — ha detto Adriano Musi, segretario confederale della Uil — crediamo che le possibilità d’accordo ci siano, del resto sarebbe davvero una sconfitta lasciare di nuovo campo libero al Governo su un terreno di nostra competenza». E anche l’ipotesi di una firma Cisl-Uil—imprese è lontana. «Non ha senso parlare di accordi separati. L’intesa su una direttiva Ue — dice Fabio Canapa, segretario confederale Uil — c’è o non c’è e se non c’è vorrà dire che andremo dal Governo a esprimere, ciascuno, la propria opinione».
    Lo sforzo di domani sarà, quindi, quello di tornare al merito. Il vero tema di compromesso, quello su cui ci dovrà essere un maggiore sforzo d’intesa è sul rinvio alla contrattazione collettiva. E, in realtà, sin dall’inizio era stato proprio questo il passaggio dirimente: e cioè inserire, come chiedevano i sindacati, oppure escludere, come prospettavano le associazioni datoriali, un riferimento agli accordi collettivi per definire le quote di utilizzo del contratto a tempo determinato.
    Le altre questioni sul tavolo sono le causali, cioè le ragioni per le quali si può far ricorso al contratto a termine e la durata massima del contratto. Sulle causali Cisl e Uil hanno proposto alle imprese di mantenere una definzione generica, cioè legarle a ragioni tecnico-produttive, per poi affidare alla contrattazione la definizione dei tetti di utilizzo del contratto. Sulla durata, invece, l’ultima proposta prevede che sia di tre anni complessivi includendo una sola possibilità di proroga. La Cgil è quella che domani dovrà scoprire le carte anche se sulla decisione finale saranno investiti i vertici di tutte le organizzazioni sindacali e datoriali visto il clima delle scorse settimane. Le imprese, invece, sono attese al varco sul rinvio agli accordi collettivi: un passaggio centrale per il sindacato che non può rinunciare alla contrattatazione su uno dei contratti flessibili più usati.
    Domenica 25 Febbraio 2001
 
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