“Contratti (3)” Cassese: «L’esecutivo sbaglia, non deve sedersi al tavolo»

11/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

    ’EX TITOLARE DELLA FUNZIONE PUBBLICA: IL TRATTAMENTO ECONOMICO NON È TUTTO
    Cassese: «L’esecutivo sbaglia
    Non deve sedersi al tavolo»
    «I ministri danno gli indirizzi, poi tocca all’Aran discutere con le parti
    Ma i veri problemi sono la riforma e l’abolizione dei tanti enti inutili»

      ROMA
      NON solo soldi. Anzi c’è molto altro: «Assisto con molta preoccupazione alla riduzione del problema generale del funzionamento dello stato e alla questione della retribuzione dei dipendenti pubblici» si rammarica Sabino Cassese, docente di diritto amministrativo alla Sapienza e ministro della funzione pubblica nel governo Ciampi dal 1993 al 1994.

        Professor Cassese, per lei l’attenzione non deve essere concentrata soltanto sul rinnovo del contratto del pubblico impiego?

          «C’è una massa di problemi irrisolti e da affrontare per far lavorare bene l’amministrazione pubblica. Questi vengono prima del trattamento economico dei dipendenti pubblici».

            Lei parla di massa di problemi irrisolti. Oggi quali sono le caratteristiche della macchina pubblica?

              «Sono due gli aspetti caratterizzanti degli ultimi anni: la creazione di un’aspettativa di riforma della macchina dello stato, preannunciata ma non realizzata; la decisione di non far trattare il contratto al governo che ha nell’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale, la sua Confindustria. Le trattative sindacali non devono essere svolte dal governo, ma dall’Aran».

                Al governo spetta indicare la direzione di marcia, no?

                  «Il governo dà gli indirizzi e fissa i tetti. Attualmente invece sta trattando ed è assurdo. Oltretutto questo avviene nel modo peggiore: il governo non manifesta una sola voce, consentendo alla controparte di inserirsi nella sua spaccatura. Parlare di aumenti di 95-100 euro significa scegliere come distribuire i soldi sui diversi dipendenti, mentre dovrebbe indicare solo la cifra complessiva disponibile. E’ il negoziatore che può articolare gli incrementi in diverso modo».

                    Premiando il merito?

                      «Non c’è dubbio. Dare 150 euro a un dipendente significa premiare di più chi si è impegnato, mentre chi è stato meno efficiente potrebbe avere 50. Ma ritornerei al primo punto: l’aspettativa delle riforme».

                        Cosa è importante osservare in proposito?

                          «E’ stata varata la legge per il procedimento amministrativo; deve essere applicata la delega per decidere gli enti inutili da sopprimere; ci sono norme da attuare o da introdurre per la cosiddetta reingegnerizzazione dei processi ovvero la semplificazione. Sono molte le promesse del ministro dell’innovazione Stanca. Se il dipartimento della funzione pubblica ha solo il compito di trattare gli stipendi, diventa una specie di grande direzione generale per il personale pubblico e quindi finisce per perdere il suo ruolo per l’indicazione di modelli organizzativi più efficienti e la modernizzazione».

                            Niente modernizzazione?

                              «Si rischia di perdere tutta la spinta al rinnovamento della pubblica amministrazione che va dal governo Amato del 1992 al governo Amato formato nel 2000. Ecco perchè osservo molto preoccupato che il problema dello stato è diventato qual è l’aumento di stipendio del dipendente pubblico».

                                Il problema però c’è…

                                  «Ovviamente il rinnovo del contratto del pubblico impiego deve essere nell’agenda del governo, ma il primo problema è cosa e come deve produrre la macchina dello stato. Senza dimenticare i cambiamenti avvenuti».

                                    Quali cambiamenti?

                                      «Sono stati varati, per esempio, molti provvedimenti di esternalizzazione o outsourcing: alcune funzioni sono state portate al di fuori dello stato. Visto che questo è successo, il personale deve essere ridotto o riorganizzato?».

                                        I dipendenti invece stanno aumentando?

                                          «Il numero di dipendenti pubblici è via via diminuito fino al 2001. Poi è cominciato ad aumentare. Le statistiche italiane però sono in ritardo: mancano dati precisi per il 2003 e ci sono lacune per il 2004. Comunque la tendenza all’incremento dei dipendenti pubblici è netta».

                                            E qual è la sua valutazione sulla loro utilizzazione?

                                              «Che il personale pubblico sia utilizzato male e abbia condizioni di lavoro non ottimali è sotto gli occhi di tutti».

                                                Però la fisionomia dello stato tende a cambiare, vero?

                                                  «Bisognerebbe ragionare sul rapporto fra centro e periferia. Ci sono una promessa del 2001 (le modifiche alla costituzione) e un’ulteriore promessa (la revisione costituzionale approvata in prima lettura dal parlamento) per il trasferimento di competenze alle regioni. Acquisendo tante funzioni e diventando corpi molto più grossi, le regioni devono avere più dipendenti? Devono ottenere uomini e mezzi dallo stato centrale? Qualcuno sta pensando a questo? In uno stato ben ordinato qualcuno dovrebbe pensarci. Ecco i primi esempi, ma potrei…».

                                                    Cosa vorrebbe dire ancora?

                                                      «Potrei ricordare che la legge per i procedimenti o per la trasparenza fu approvata dal parlamento il 7 agosto 1990: contiene un grande elenco dei diritti dei cittadini. Affinchè i diritti siano rispettati, l’amministrazione deve attrezzarsi. Nel 1992 il governo elencò le procedure dando certezza a iter e termini. Sono passati tredici anni e sono state introdotte nuove procedure: qualcuno ha indicato i nuovi termini?».

                                                        Lei è negativo?

                                                          «Ho segnalato problemi che toccano la vita dei cittadini. C’è un vuoto di riflessione, di ideazione e quindi di azione. Il governo dovrebbe provvedere a tutto questo. Chi dovrebbe occuparsene se non il governo?».