“Contratti (2)” S.Pezzotta: «Il premier deve mantenere la sua parola»

12/05/2005
    giovedì 12 maggio 2005

    pagina 3

    IL SEGRETARIO DELLA CISL RICOSTRUISCE LA TRATTATIVA: L’INTESA NON FACEVA IN ALCUN MODO SBALLARE IL BILANCIO
    «Il premier deve mantenere la sua parola»
    La rabbia di Pezzotta: martedì sera avevamo trovato un punto di mediazione chiaro

      intervista
      Alessandro Barbera

      ROMA
      «FACCIAMO in fretta perché è stata una giornata lunga e per niente bella». Il segretario della Cisl Savino Pezzotta è fuori di sé per come si è chiuso il tentativo di chiudere sul rinnovo dei dipendenti pubblici.

        Ci racconta cosa è successo?

          «Martedì sera abbiamo avuto un incontro per vedere se c’erano le condizioni per aprire una trattativa e trovare un accordo. Avevamo trovato un punto di mediazione chiaro, che teneva conto del contesto economico, che rispondeva alle preoccupazioni di Confindustria sui contratti dei privati. Su questa ipotesi di mediazione i presenti avevano detto che era possibile. Oggi (ieri per chi legge, ndr) hanno chiamato per dirci che quella mediazione non c’era più. Che bisognava fare la mediazione della mediazione, una cosa che dal punto di vista della dignità contrattuale di un sindacato non è possibile».

            E poi?

              «Ci siamo rivisti comunque. In quella sede gli abbiamo dimostrato conti alla mano che quelle condizioni erano in linea con gli accordi del 23 luglio ed erano compatibili con gli equilibri di finanza pubblica».

                E invece?

                  «C’è stata una pausa. Loro hanno rivisto Berlusconi e poi è arrivato il comunicato della Lega».

                    E che è successo?

                      «Stava parlando Siniscalco. L’ho interrotto per dirgli che ciò che mi stava dicendo non era diverso da quel documento. Baccini ci ha salutato e se n’è andato, Letta è impallidito, Alemanno ha detto: “c’è un problema politico”. A quel punto gli abbiamo detto che forse era meglio aggiornarsi e nel frattempo di chiarirsi le idee».

                        Qual’era questa mediazione proposta da voi? Fonti del governo dicono che costava cara, quasi novecento milioni di euro. E che l’aumento era ben più alto di cento euro medi.

                          «Io non faccio la trattativa sui giornali. Ma non è così, non è così. Per certe categorie sarebbe meno. E’ inutile che continuino a dire cose non vere, e glielo abbiamo dimostrato. Anzi, quel punto di mediazione, trovato a fatica, non fa sballare nulla e permetteva aumenti in linea con il settore privato».

                            Però c’era un onere aggiuntivo.

                              «Il governo si era detto disponibile a discuterne. Ma gli avevamo dimostrato che era assolutamente inferiore ai novecento milioni».

                                Voi non avete nulla da rimproverarvi quindi.

                                  «Noi abbiamo avuto un atteggiamento di grande responsabilità rispetto ad un contratto scaduto da 17 mesi, forse da 40. E non abbiamo assunto atteggiamenti corporativi come dicono alcuni senza sapere di cosa parlano».

                                    Ora cosa chiede?

                                      «Io chiamo in causa la responsabilità del presidente del Consiglio. Noi abbiamo visto tre ministri di peso e il sottosegretario alla presidenza, non quattro passanti».

                                        Dunque la sua critica è più di metodo che nel merito?

                                          «Non è possibile fare un vertice a quei livelli e chiuderlo in quel modo. Noi ci siamo assunti un impegno e delle responsabilità verso i lavoratori. Tocca al presidente dire se quel punto di mediazione è valido oppure meno, visto che ha detto in Parlamento che quel contratto andava chiuso. Non può fare finta di niente. Perché altrimenti s’innesca un problema».

                                            Vale a dire?

                                              «Noi intanto venerdì facciamo una serie di assemblee per fare il punto sulla trattativa. Se la risposta dopo il Consiglio dei ministri non sarà sì decideremo le forme di lotta».

                                                Sciopero generale?

                                                  «Vedremo».

                                                    Siete stati molto critici anche verso Confindustria.

                                                      «L’interferenza di Confindustria su una trattativa che riguarda un altro settore è stata indebita. Siamo disponibili a dimostrare agli industriali che le richieste e le mediazioni avanzate sono pari a quelle trovate per i privati».