“Contratti (2)” In ballo ci sono le regole di tutta la contrattazione

11/05/2005
    mercoledì 11 maggio 2005

    LE RICADUTE DEL PUBBLICO IMPIEGO
    In ballo ci sono le regole
    di tutta la contrattazione

      analisi
      Alessandro Barbera

        ROMA
        IL settore alimentare e le imprese di pulizia. I medici, i metalmeccanici, i lavoratori delle industrie conciarie, della carta, delle telecomunicazioni e del credito cooperativo. Basta fare una rapida rassegna dei contratti del settore privato scaduti (o in scadenza) per capire quanto sia delicata per i sindacati la partita per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. E perché la linea prudente di Siniscalco – «io guardo ai conti, altri agli elettori» – ieri ha trovato il pieno sostegno del collega Roberto Maroni e del vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei. Il problema per il Tesoro è duplice: da un lato c’è il costo del rinnovo in sé per la casse dello Stato. Ogni euro di aumento vale 63 milioni, che moltiplicato per cinque fa più di 350 milioni di euro. Non molti se si guarda alla cifra, moltissimi se visti alla luce di quanto già stanziato dalla Finanziaria 2005 (quasi tre miliardi) e dell’andamento della finanza pubblica. Ciò che preoccupa di più l’asse Siniscalco-Maroni è però il superamento della soglia psicologica dei cento euro. Una soluzione che in un qualche modo potrebbe pregiudicare l’esito delle già difficili trattative in corso nel settore privato, proprio mentre Confindustria e sindacati cercano di trovare un accordo – finora con scarso successo – sulle regole della contrattazione nazionale.

          Nel governo non tutti la pensano allo stesso modo. Era così qualche mese fa, è così ancora oggi, a conferma del fatto che le distanze precedenti al Berlusconi-bis fra An e Udc da un lato e l’«asse del Nord» dall’altra non si sono appianate. I primi difendono gli interessi dell’elettorato di riferimento, i secondi si mostrano più attenti alle ragioni delle categorie produttive. Le parole di Siniscalco di lunedì non solo lo confermano, ma lasciano il sospetto che nel governo in questo momento ci sia chi fa buon viso a cattivo gioco. Ieri pomeriggio, in pieno lavorìo diplomatico – mentre le parti discutevano se e a che titolo incontrarsi – per An è uscito allo scoperto Alemanno: «Siniscalco? Ha espresso un legittimo punto di vista, ma un punto di vista personale». Silenzio invece dall’Udc, che affida il proprio risultato politico alle doti diplomatiche di Baccini.
          Comunque vada a finire, è innegabile che ciò che verrà deciso nelle prossime ore peserà – nel bene o nel male – tanto sulle singole trattative, quanto sui rapporti fra governo e sindacati e fra sindacati e Confindustria in una fase conginturale ancora difficile. In attesa c’è il rinnovo dei contratti di tanti lavoratori quanti sono i tre milioni di dipendenti pubblici, molto spesso con richieste che superano i cento euro. Delle decine di contratti in scadenza in questi mesi ne sono stati rinnovati pochissimi: i più importanti quelli delle Poste (i sindacati hanno strappato 97,5 euro) e i portuali (110 euro lordi).

            Il più importante invece da rinnovare è l’accordo sui metalmeccanici: un milione e seicentomila persone il cui contratto è scaduto a dicembre dell’anno scorso. I sindacati chiedono 110 euro (più 25 per chi non può usufruire dell’integrativo), le imprese propongono 59 euro. La trattativa è ferma, per giovedì è attesa una segreteria unitaria per decidere il da farsi ma c’è aria di sciopero generale. Nel settore delle telecomunicazioni il biennio economico è scaduto a gennaio: centoventimila addetti chiedono centodieci euro. Ancora prima – a ottobre e dicembre dell’anno scorso – erano scaduti i contratti dei trentamila addetti del settore conciario e i cinquantamila delle casse di credito cooperativo.

              Il rinnovo dei dipendenti delle autostrade risale invece a dicembre 2003: ventimila persone vogliono 130 euro. A giorni scadono i bienni dei dipendenti delle imprese di pulizia – quattrocentomila addetti e 90 euro di richiesta di aumento – e del settore alimentare: trecentomila addetti per 106 euro. Per il rinnovo del contratto delle badanti le trattative si sono invece rotte: in gioco ci sono una quarantina di euro mensili per – dicono i sindacati – un milione di contratti. Ma la lista non è finita: attendono notizie anche i lavoratori degli appalti ferroviari, quelli della nettezza urbana e – ma in questo caso solo per parte del contratto – camionisti e dipendenti del trasporto pubblico locale.