Contrattazione, Epifani incalzato da destra e da sinistra

29/06/2005

      lunedì 27 giugno 2005
    Pagina 8

    Diario sindacale
    di Enrico Marro

      Contrattazione, Epifani incalzato da destra e da sinistra

        È una discussione della quale, in questo momento, Guglielmo Epifani , avrebbe volentieri fatto a meno. Ma oggi, nella riunione del direttivo Cgil, il segretario generale non potrà evitare di parlare anche della riforma della contrattazione. Per lui, che deve tenere unita una Cgil dove su questo ci sono opinioni diverse, il tema non rappresenta una priorità. Ma, a cominciare dalla segreteria, non tutti la pensano così.

          Nicoletta Rocchi e Achille Passoni sono usciti allo scoperto per chiedere più coraggio sulla revisione del modello contrattuale, se non altro per rispettare gli impegni presi nei confronti della Cisl di Savino Pezzotta e della Uil di Luigi Angeletti . E anche nel resto del sindacato di Corso Italia la pattuglia dei riformisti incalza da destra Epifani mentre la sinistra, da Gian Paolo Patta a Giorgio Cremaschi , lo ammonisce di non imbarcarsi in una trattativa dagli esiti incerti. «In ogni caso – dice Carla Cantone della segreteria confederale – non accadrà nulla fino al congresso della Cisl». Ma proprio in queste assise, dal 5 all’8 luglio, a Roma, Pezzotta metterà la riforma della contrattazione tra i temi al centro del dibattito. E il congresso si chiuderà con la volontà della Cisl di procedere. Un messaggio che non potrà essere ignorato da Epifani.

            Pezzotta ha già inviato alcuni segnali rassicuranti al leader della Cgil, affermando che per la Cisl è finito il tempo dei grandi accordi con questo governo e che per nuovi patti sociali bisogna aspettare le elezioni politiche del 2006 e il nuovo esecutivo. Non solo. Ha anche affermato a chiare lettere che per la Cisl i contratti devono restare due: quello nazionale, per garantire il potere d’acquisto, e quello decentrato, per ridistribuire la produttività creata in azienda o sul territorio. A questo punto, come osserva anche Angeletti, le distanze nel merito tra Cgil, Cisl e Uil sono ridotte. Tutti e tre vogliono fare la riforma per far aumentare i salari e non certo per tagliarli, anche se la Cgil continua a pensare che si debba partire dal contratto nazionale, che non va penalizzato ma semmai rafforzato (attraverso aumenti legati a un tasso d’inflazione realistico) mentre Cisl e Uil ritengono che il miglioramento delle retribuzioni vada affidato soprattutto al contratto decentrato.

              È probabile che, dopo il congresso della Cisl, le tre confederazioni rimetteranno al lavoro le commissioni unitarie per arrivare a una proposta comune con la quale presentarsi al confronto con la Confindustria di Montezemolo , che già ha annunciato un suo documento. Ma la discussione difficilmente decollerà prima di autunno. E soprattutto se prima non arriveranno buone notizie dal fronte dei metalmeccanici. Qui la trattativa per il rinnovo del contratto è di fatto interrotta dopo alcuni scioperi e davanti alla distanza tra le parti che sembra incolmabile: i sindacati chiedono 130 euro, Federmeccanica ne offre meno della metà. Il leader della Fim-Cisl, Giorgio Caprioli , ha rassicurato quello della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini . Ma potrebbe essere proprio l’impossibilità di fare il nuovo contratto dei metalmeccanici a spingere le parti a rinnovare le regole che risalgono al luglio ’93.