Contrattazione d’anticipo per la flessibilità

07/03/2011

ROMA – Contrattazione d’anticipo. E cioè individuare le esigenze di flessibilità delle imprese, considerando soprattutto l’orario, e mettersi d’accordo, azienda e sindacato, su come risolverle. Una pratica continua, che nel mondo dei tessili già avviene, ogni tre mesi, come previsto dal contratto nazionale. «È un modo per anticipare i cambiamenti, dialogando. Con un contratto nazionale che definisce i principi generali di norma, inquadramento e salari, e lascia spazio al secondo livello in azienda prevedendo le possibilità di adattamento. Senza legarci a parole come deroga, che ormai sta diventando ideologia», dice Valeria Fedeli, vicesegretario Filtcem-Cgil (tessili, chimici, elettrici).
La Cgil vuole riprendere il tema della contrattazione, dopo l’accordo separato del 2009. Il segretario generale, Susanna Camusso, l’ha detto l’altro ieri: dopo lo sciopero del 6 maggio, lavorerà perchè si arrivi ad un nuovo modello unitario. Da parte di Confindustria, come ha sempre ripetuto la presidente, Emma Marcegaglia, la porta è aperta. C’è da concludere il tavolo su crescita e produttività, che si è fermato. «Non mi importa di usare la parola deroga, l’importante è che si modernizzi il sistema: solo conpiù produttività possono aumentare i salari», ha detto la Marcegaglia una settimana fa, proprio in un faccia a faccia con la Camusso.

Già a settembre, nel seminario sui contratti, la Camusso aveva citato l’esempio dei tessili e la contrattazione d’anticipo. «Ci ha permesso in questa fase di crisi di adattare il lavoro, rispondere rapidamente ai picchi di produzione, in un settore, come il tessile e la moda, fortemente esposto alla concorrenza internazionale», continua la Fedeli, citando gli esempi del primo sabato lavorato, delle due ore aggiuntive sull’orario giornaliero.
È l’orario, dice, lo snodo principale della flessibilità, come dimostra anche l’esperienza tedesca.

«Pensando ai contratti Fiat di Mirafiori e Pomigliano, si sarebbe potuto affrontare il problema dell’assenteismo senza derogare dal contratto nazionale sula malattia, ma intervenendo sull’orario di lavoro, trovando un equilibrio tra le esigenze delle imprese e diritti dei lavoratori. Distinguendo tra diritti e abuso dei diritti». Bene, quindi, per la Fedeli riallaciare il dialogo: «È interesse anche del sindacato aumentare competitività e produttività, solo così cresce l’occupazione e il salario». Con Cisl e Uil, aggiunge, «dobbiamo ritrovarci sulla base delle esperienze unitarie, dei 55 contratti firmati, e non su quelle, separate, dei meccanici, del commercio e del Pubblico impiego».