“Conti” Un Dpef bello e impossibile (Boeri/Garibaldi)

11/07/2006
    marted� 11 luglio 2006

    Pagina 22 – Economia

      Un Dpef bello e impossibile
      C’� il rischio che il Paese resti fermo

        Utilizzando insieme freno e acceleratore, il rischio � che le due misure si annullino

          Tito Boeri e Pietro Garibaldi

            Il Governo ha presentato un Documento di programmazione economica e finanziaria bello e impossibile. Bello perch� chiaro nei toni, ben argomentato e con molte tesi largamente condivisibili. Impossibile perch� molto ambizioso nei saldi, ma troppo parco di particolari sugli strumenti per raggiungere gli obiettivi. Prevede nel 2007 ben 35 miliardi di aggiustamento: 20 per riportare i conti sotto i parametri europei e 15 miliardi per lo sviluppo. A legislazione vigente il disavanzo del 2006 � pari al 4,0 per cento, inferiore alla forchetta 4,1-4,6 stimata dalla due diligence a met� giugno. Bisogna riconoscere che il buco di bilancio nel passaggio di legislatura � stato contenuto: 5 miliardi in pi� rispetto alla Trimestrale di Cassa presentata dal governo precedente. � una buona notizia per il contesto istituzionale e per il ruolo giocato dall�informazione economica nel paese. Ci� non toglie che la situazione dei nostri conti pubblici sia grave. Basta guardare all�avanzo primario al netto del ciclo e delle misure una tantum. � la misura utilizzata in sede europea per negoziare le manovre di rientro. Il Dpef mostra che dal 6 per cento del 1997 si � azzerato nel 2003, riportandoci alla situazione drammatica del 1992. Oggi siamo allo 0,8 per cento. L�obiettivo del governo di portare questo avanzo corretto al 2,6 nel 2007 e al 5,2 a fine legislatura implica una inversione a U. Saremo capaci di farla? La correzione prevista per il 2007, rispetto al disavanzo tendenziale, � pari a 1,3 per cento del Pil, vale a dire circa 20 miliardi di euro. Ma potrebbe non essere ancora sufficiente. Basta leggere la stima della spesa tendenziale a legislazione vigente: il governo prevede una riduzione delle retribuzioni in valore assoluto e una crescita dei consumi intermedi di poco pi� dell�1 per cento. Sono ipotesi troppo ottimistiche. Anche se la stima sulle retribuzioni � concettualmente corretta, in quanto applica il blocco del turnover delle passate Finanziarie e l�indennit� per vacatio contrattuale, � evidente che i dipendenti pubblici esigeranno un rinnovo contrattuale adeguato. In Finanziaria sar� necessario trovare altre risorse, che si aggiungeranno ai 20 miliardi da individuare.

            Pochi i dettagli su come si raggiungeranno questi obiettivi molto ambiziosi. Nulla o quasi sulle entrate. Qualcosina sulla spesa. Sulla sanit� si accenna a un ritorno ai ticket. Sulle pensioni, al perseguimento di equit� attuariale, che implica ridurre gli importi delle pensioni per chi dovesse andare in pensione prima dei 65 anni. Avr� il governo il coraggio di imboccare questa strada? Oltre ai 20 miliardi e pi� per correggere la finanza pubblica, il governo intende reperire altri 15 miliardi per le politiche di sviluppo, principalmente per finanziare il taglio del cuneo fiscale e contributivo. Questo verr� ridotto solo per i contratti a tempo indeterminato senza toccare i contributi previdenziali. Probabilmente si intende percorrere la strada di una riforma dell�Irap, che riduca fortemente il prelievo sul costo del lavoro. Per i contributi sui contratti atipici, si intende aumentare il peso contributivo dei lavoratori a progetto non professionistici. Si tratta di scelte largamente condivisibili.

            Se nei conti pubblici siamo tornati al 1992, nella competitivit� siamo ai livelli del 1994. Il Dpef vuole anche oggi coniugare risanamento e crescita. Tecnicamente, si tratta di un tentativo di utilizzare simultaneamente il freno e l�acceleratore. Non � un compito facile. Il rischio � che le due misure, dal punto di vista della finanza pubblica, si annullino, e che si rimanga fermi e coi conti pubblici dissestati, come puntualmente avvenuto negli ultimi due anni della scorsa legislatura. Nell�unica esperienza di successo che possiamo vantare nell�uso di freno e acceleratore, quella di met� anni Novanta, le politiche di sviluppo erano attuate attraverso la svalutazione del tasso di cambio e una politica dei redditi. Il taglio del cuneo fiscale pu� essere il sostituto di una svalutazione, ma, a differenza di questa, peggiora i conti pubblici. Come una svalutazione competitiva, rinvia soltanto i problemi di fondo. Per farcela non bisogner� cedere sulle liberalizzazioni, ma ampliarne il raggio intaccando le rendite dei monopolisti dell�energia, vera palla al piede della nostra economia. Utile anche riformare la contrattazione per quanto spetta al governo: nel pubblico impiego, con salari differenziati in base al costo della vita e legati alla produttivit�.

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