“Conti” Tre strade per limare il cuneo

12/06/2006
    domenica 11 giugno 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    IL PIANO ALLO STUDIO: TRA LE IPOTESI ANCHE UNA RIDUZIONE DEGLI ONERI CONTRIBUTIVI PROPRI E IMPROPRI, CHE PER� NON CONVINCE IL MINISTRO

      Tre strade per limare il cuneo

        retroscena
        ROBERTO GIOVANNINI

          inviato a SAN PIETROBURGO (Russia)

            Usare la leva dell’Irap per �selezionare� le imprese meritevoli di essere agevolate; nuove detrazioni Irpef per garantire pi� reddito ai lavoratori. � questa l’ipotesi su cui si lavora al ministero dell’Economia per rendere il taglio del cuneo fiscale �selettivo�, per premiare le imprese �con pi� forti prospettive di crescita�, pi� �dinamiche� o che possano �diventare utili allo sviluppo dell’economia�, come indicato dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa a Il Sole 24 Ore.

              La proposta di patto sociale lanciata da Padoa-Schioppa si fonda su di una riduzione non generalizzata degli oneri che gravano su lavoratori e imprese. La risposta di imprenditori e sindacati � stata tutt’altro che entusiastica, per usare un eufemismo. Intanto, per�, al Tesoro e nei ministeri economici si sta lavorando proprio a soluzioni rivolte a �selezionare� gli sgravi. Il ventaglio delle ipotesi verr� illustrato per sommi capi alle parti sociali sin da domani, e successivamente discusso in modo pi� approfondito nel corso del confronto che accompagner� il lavoro di elaborazione da parte del governo del Dpef e della manovra-bis annunciata dal Ministro.

                Non sar� semplicissimo arrivare a una �selezione� del taglio del cuneo (scelta imposta anche dalle scarse risorse disponibili in questa fase). E in realt� un punto di vista definitivo e condiviso non � ancora stato raggiunto. Ma gli esperti mobilitati dal governo (al Tesoro, alle Finanze, al ministero dello Sviluppo, ma persino a quello per l’Attuazione del Programma) hanno gi� individuato diverse soluzioni alternative.

                  Quella considerata per il momento pi� convincente e rispondente alle linee guida indicate da Padoa-Schioppa prevede un intervento di alleggerimento dell’Irap, l’imposta sul valore aggiunto d’impresa che finanzia (tra l’altro) la sanit� pubblica, e che colpisce le aziende sulla base di diversi parametri.

                    I vantaggi di un’azione sull’Irap sono molteplici: il costo del lavoro pesa per circa il 40 per cento del gettito, e dunque un taglio �mirato� potrebbe tranquillamente centrare insieme l’obiettivo di premiare i datori di lavoro che assumono stabilmente, quelli che aumentano il grado di innovazione tecnologica, e quelli che registrano una crescita pi� sostenuta del valore aggiunto (il fatturato). Il tutto, evitando – come desidera il superministro dell’Economia – che lo sgravio si trasformi in un alleggerimento generalizzato e �una tantum� dei bilanci aziendali, ben presto riassorbito come avviene per le svalutazioni competitive.

                      Quella dell’Irap � un’ipotesi considerata nettamente superiore alle altre due strade considerate dagli esperti dei ministeri economici, ovvero una fiscalizzazione di parte dei contributi previdenziali, oppure di alcuni oneri contributivi impropri che gravano sulle buste paga. Nel primo caso si rischierebbe infatti di scardinare (o meglio, di creare le premesse per questo pericolo) il sistema previdenziale varato con la riforma Dini del ‘95, in cui contributi versati e assegno pensionistico futuro sono strettamente e rigidamente collegati.

                        Pi� �convenzionale� sarebbe una sforbiciata agli oneri �impropri�, come i contributi che finanziano l’indennit� di disoccupazione, la maternit�, la malattia o gli assegni familiari. In questo caso verrebbero premiati i datori di lavoro che assumono o hanno alle dipendenze lavoratori a reddito medio-basso. Cos� facendo una bella fetta (circa un terzo) dello sgravio si trasformerebbe per� in utili d’impresa, utili che verrebbero sottoposti a tassazione Ires, l’imposta che ha sostituito l’Irpeg e colpisce i redditi aziendali.

                          Insomma, se si vuole �selezionare� tra impresa e impresa – spiegano i tecnici dei ministeri economici – � meglio intervenire sull’Irap, magari con una �sintonia fine� tale da evitare che alle imprese pi� deboli e marginali non arrivi in tasca proprio nulla. E non sarebbe certo pi� problematico individuare un vantaggio anche per i lavoratori dipendenti, che non hanno a che fare con l’Irap, e che invece in caso di intervento sui contributi (previdenziali o impropri) si troverebbe in busta paga una parte dello sgravio. Come spiegano gli esperti del governo, il maledetto cuneo che rende troppo leggere le buste paga oltre che contributivo � anche fiscale: dunque, se all’impresa andr� il taglio dell’Irap ai lavoratori dipendenti andr� uno sgravio dell’Ire (gi� Irpef, l’imposta sui redditi). Un aggiustamento che potrebbe passare per un ampliamento della �no tax area� (la quota di reddito esente da imposta) o meglio ancora con un aumento delle detrazioni.

                            Queste le ipotesi allo studio dei tecnici. Ma il problema, va da s�, � politico, oltre che di mera compatibilit� finanziaria: una volta chiariti gli effettivi spazi di manovra per il taglio del cuneo fiscale (a cominciare dalle indispensabili coperture) il governo dovr� sormontare le perplessit� fin qui manifestate da imprenditori e sindacati. Gli industriali vogliono uno sgravio uniforme e generalizzato per recuperare competitivit�, Cgil-Cisl-Uil temono gli effetti recessivi della manovra, e chiedono per i lavoratori la fetta maggiore della torta.