“Conti” Taglio del cuneo, 30 euro in più in busta paga

20/09/2006
    mercoled� 20 settembre 2006

      Pagina 20 – Economia e Finanza

      FISCO – LA MODIFICA RIGUARDER� I DIPENDENTI A TEMPO DETERMINATO, AUMENTERANNO INVECE I CONTRIBUTI SUL LAVORO PRECARIO. EPIFANI (CGIL): SELETTIVIT� PER BENEFICI ALLE SOCIET�

        Taglio del cuneo, 30 euro in pi� in busta paga

          Accordo fra governo e sindacati: il 60% alle imprese e il 40% ai lavoratori. �Niente ai finti poveri�

            Stefano Lepri
            ROMA

              Venti-trenta euro al mese in pi� in busta paga nel 2007: in concreto vorr� dire questo il taglio del �cuneo fiscale�. Sono i sindacati a fare questa stima, dopo il nuovo incontro ieri tra governo e forze sociali. E’ aritmetica semplice, ma serve anche a mettere le mani avanti, per evitare che lo sgravio si ridimensioni per strada o non vada tutto ai lavoratori dipendenti. A parte questa sfumatura, ieri il secondo tavolo di discussione specifica tra governo e forze sociali sullo �sviluppo� � andato bene, come gi� il primo gioved� scorso.

                Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha proposto che il taglio del cuneo vada per il 60% alle imprese e per il 40% ai lavoratori; sindacati e Confindustria, pur con opposte recriminazioni, hanno accettato. Ridurre in questa misura il costo del lavoro – cinque punti percentuali in tutto – comporter� minori entrate per 9 miliardi, hanno detto Damiano e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Si � scelta quindi una versione del taglio ampia, poco selettiva; potrebbero rientrare anche le banche, che parevano escluse.

                  L’unica discriminante confermata � che si ridurr� solo il costo del lavoro a tempo indeterminato; mentre il costo del lavoro precario crescer�, a causa dell’aumento dei contributi previdenziali. Per il resto, circolano ancora ipotesi tecniche diverse. Non saranno toccati i contributi previdenziali, conferma Damiano, per non distorcere il meccanismo di calcolo delle pensioni. A favore delle imprese saranno probabilmente eliminati gli �oneri impropri�, contributi non previdenziali che gravano sui salari; per la parte restante dei 3 punti pu� darsi che si intervenga sull’Irap. A favore dei lavoratori l’ipotesi pi� quotata, e pi� gradita ai sindacati, � una maggiore detrazione Irpef sui redditi da lavoro dipendente. I tre punti di taglio per le imprese servono a recuperare un poco della competitivit� perduta negli ultimi anni, per una dinamica del costo del lavoro superiore agli altri Paesi dell’euro. Di questa dinamica non sono responsabili i salari netti, che anzi hanno perduto posizioni rispetto ad altri redditi: di qui i due punti da attribuire ai lavoratori. �E’ un punto fondamentale per la competitivit� del sistema Italia; il nostro obiettivo era due terzi alle imprese, ma alla fine va bene cos�, ha detto la vicepresidente della Confindustria Emma Marcegaglia all’uscita dell’incontro di ieri. Pi� tardi il presidente Luca Montezemolo si � espresso negli stessi termini rinviando alle dichiarazioni della Marcegaglia.

                    Un residuo timore espresso dai dirigenti sindacali � che i 3,6 miliardi di euro per i lavoratori vengano invece utilizzati per una riforma Irpef generale, �ovvero distribuiti e diluiti ai finti poveri, agli imprenditori che dichiarano meno dei dipendenti� dice il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Ma non pare affatto questa l’intenzione del viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. Insiste per una maggiore �selettivit� della quota destinata alle imprese il leader della Cgil Guglielmo Epifani.

                      Secondo l’opposizione, ridurre in questa misura il cuneo sar� �costoso e inefficace� e �dar� ai lavoratori solo un illusorio vantaggio� dichiara l’ex sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi (Forza Italia). Il taglio del cuneo in versione larga assorbir� la quota maggiore dei 15 miliardi di manovra economica destinati allo sviluppo; 4 o 5 miliardi di euro dovrebbero andare a investimenti in infrastrutture, forse 1,5 alla ricerca scientifica, secondo il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani.

                        Ancora una volta la dimensione della manovra � stata confermata ieri in 30 miliardi di euro; senza precisare la ripartizione tra tagli alle spese e incremento di imposte. Sul fronte dei tagli, nel settore della sanit� c’� stato un notevole avvicinamento tra governo e Regioni; resta difficile il settore del pubblico impiego, a causa della resistenza dei ministri di spesa, primo fra tutti Giuseppe Fioroni della Pubblica istruzione.