“Conti” Sul tavolo le pensioni rosa a 63 anni

12/06/2006
    luned� 12 giugno 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    ET� DEL RITIRO IL TESORO SMENTISCE, MA I TECNICI STANNO VALUTANDO L’IPOTESI DI ELEVARE I TERMINI

      Sul tavolo le pensioni rosa a 63 anni

        No dai sindacati
        La Cgil: �� un’assoluta
        fesseria, le lavoratrici
        sono gi� svantaggiate�
        La Uil: �Si occupano
        dei figli e della casa,
        questo giustifica
        il privilegio�

          Paolo Baroni
          ROMA
          Al Tesoro dicono di non saperne nulla, il ministro del Lavoro Cesare Damiano invece nega che si stia lavorando ad una nuova riforma. Per lui l’unico intervento da fare � l’abolizione dello �scalone� del 2008. Spunta una nuova ipotesi di riforma delle pensioni e scoppia subito la bagarre. I sindacati fanno quadrato e respingono al mittente il progetto anticipato ieri dal Sole 24 Ore secondo cui, a partire dal 2007, ci sarebbe una stretta sulle anzianit�, una revisione dei coefficienti di trasformazione (per il ricalcolo del valore degli assegni), un blocco delle �finestre di uscita� e soprattutto l’avvio di un processo che farebbe gradualmente salire a 62-63 anni l’et� pensionabile delle donne.

            Questa misura, in particolare, fa insorgere Cgil, Cisl e Uil che sono gi� pronte a scendere in piazza contro Prodi & C. Secondo gli �esperti dell’esecutivo� evocati ieri dal quotidiano di Confindustria, la situazione dei conti pubblici renderebbe necessari nuovi interventi. Uno dei pi� importanti porterebbe alla riduzione della forbice tra gli attuali requisiti in vigore per gli uomini (65 anni) e quelli per le donne (60 anni). Per l’Italia una �proposta indecente�, per l’Europa una prassi: Paesi come Germania, Spagna, Olanda, Danimarca, Finlandia e Svezia non fanno distinzione tra i due sessi (per entrambi vale la soglia dei 65 anni d’et�), in Francia maschi e femmine sono appaiati, ma a �quota 60�, mentre solamente la Gran Bretagna mantiene la differenziazione 65/60 anni.

              �Basta col confronto fatto sui media�, hanno protestato ieri Cgil, Cisl e Uil esasperate dalle continue anticipazioni a mezzo stampa. Dura Morena Piccinini della Cgil: �Non lo dice il dottore che ogni governo debba fare una riforma delle pensioni che � gi� stata fatta, era strutturale e sta producendo effetti positivi. Non � che per rimediare agli errori dell’esecutivo precedente se ne devono fare degli altri�. Quanto all’aumento dell’et� per le donne �� un’assoluta fesseria�. �Di fatto – aggiunge la sindacalista – la loro et� di pensionamento � gi� pi� alta di quella degli uomini che vanno in pensione di anzianit�, mentre le donne lavorando in modo pi� precario hanno solo la valvola della pensione di vecchiaia. Cosi sarebbero punite due volte�. Una conferma in questo senso viene dai dati dell’Inps: delle oltre 400 mila pensioni gi� liquidate col metodo del pro-rata contributivo la grande maggioranza sarebbero donne.

                �Non siamo in Svezia siamo in Italia – protesta Paolo Pirani della Uil – dove la presenza delle donne nel mercato del lavoro � in calo e dove comunque, oltre al lavoro, le donne si occupano della cura dei figli e della gestione della casa. E’ questo che giustifica una differente et� di pensionamento�. Il progetto agita anche pezzi della maggioranza: �Proposta inaccettabile, siamo pronti a fare le barricate� tuona Gianni Pagliarini, presidente della Commissione lavoro della Camera in quota Pdci.

                  Per il numero due della Cisl, Pierpaolo Baretta, gli interventi da fare sono solo due: abolire lo scalone e anticipare l’avvio della previdenza complementare. Si pu� discutere di flessibilit� in uscita ma non di donne. Irricevibile anche la proposta di rivedere i coefficienti di trasformazione, �perch� abbasserebbe drasticamente il valore delle pensioni�. In realt�, spiegano fondi del ministero del Lavoro, si tratta di un meccanismo gi� previsto dalla Legge Dini che per� non va buttato in un calderone di proposte del genere. Pirani, a sua volta, aggiunge un tema: quello dei giovani. �E’ questa la vera emergenza da affrontare oggi� spiega. Gli ultimi arrivati sul mercato del lavoro, infatti, non hanno assicurato �un reale futuro previdenziale�. Peggio ancora se sono lavoratori atipici. Anche per il segretario confederale della Uil l’et� pensionabile non va comunque innalzata: �Deve essere una scelta volontaria, con meccanismi di incentivazione a restare al lavoro�.

                    Ovviamente nella polemica si butta subito l’opposizione. �Dal governo continuano ad arrivare segnali che non aiutano certo a trattenere al lavoro coloro che raggiungono i requisiti per l’anzianit�. Il ministero del Lavoro e quello dell’Economia sembrano lavorare in due direzioni opposte�, denuncia l’ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Secondo il quale il governo �drammatizza strumentalmente� la situazione del deficit.