“Conti” Se il governo vuole la concertazione, la faccia (R.Bonanni)

27/07/2006
    gioved� 27 luglio 2006

      Pagina 5 – Inserto economico

        L’INTERVENTO. IN VISTA DELL’INCONTRO GOVERNO-PARTI SOCIALI SUL DPEF
        Se il governo vuole la concertazione, la faccia

          Di Raffaele Bonanni
          Segretario generale della Cisl

            Sar� un incontro importante quello che venerd� il sindacato avr� con il governo. In quella sede verificheremo se esiste davvero la volont� di praticare la concertazione e la politica dei redditi attorno alle quali far convergere ogni iniziativa sul piano sociale ed economico. Abbiamo avanzato proposte e al tempo stesso abbiamo saputo mettere un freno a varie tendenze restrittive, a visioni “risanatrici” capaci soltanto di prospettare sacrifici a senso unico. Abbiamo chiesto di ripristinare una rigorosa politica di tutti i redditi per tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, rendere pi� funzionale la stipula dei contratti, favorire il rilancio dei consumi, controllare prezzi e tariffe, ridurre il debito pubblico. Questa � per noi la �politica di concertazione�: selezionare insieme gli obiettivi da raggiungere, attraverso il confronto tra governo e parti sociali, su cui ciascuno deve dare il proprio contributo in uno scambio reciproco e responsabile. La trattativa sulla prossima finanziaria con il governo Prodi deve partire da questa discriminante di fondo.

            Negli anni Novanta l’obiettivo fu la lotta all’inflazione. Oggi � la crescita. Ma tutti devono stare in questo circolo “virtuoso” della politica dei redditi se si vuole avere sviluppo e risanamento. Il costo dei servizi in Italia � tra i pi� alti d’Europa, circa del 40%. Le rendite finanziarie sono le meno tassate. I salari italiani sono pi� bassi di Germania, Francia, Inghilterra. L’inflazione reale � la pi� alta di Eurolandia. Da questo quadro negativo deve partire la discussione con il Governo e non dai “tagli” alla spesa sociale.

            La priorit� del risanamento si chiama equit� fiscale, e, soprattutto ,capacit� di far pagare chi non ha finora mai pagato. Ecco perch� una diversa politica delle entrate ,finalizzata alla tassazione delle rendite, di chi evade e di chi elude, � un punto fermo per il sindacato. Cos� come vediamo con favore una verifica degli studi di settori e l’abolizione del secondo modulo della riforma fiscale di Tremonti per quei redditi superiori ai 70 mila euro. I lavoratori italiani chiedono un segnale di giustizia e di discontinuit� da questo governo. Non condividiamo le scorciatoie di chi, in nome del presunto “rigore”, finisce invece con il coprire lo scandalo della vendita della “licenza” di Autostrade agli spagnoli di Abertis. Non ha alcuna giustificazione la condotta di questi speculatori che hanno lucrato miliardi di euro sul patrimonio pubblico, aumentando le tariffe del 20% in tre anni, senza realizzare gli investimenti concordati. Abbiamo realizzato negli ultimi anni sei scioperi generali contro il governo Berlusconi. Ecco perch� c’� una grande aspettativa tra i lavoratori e tra i pensionati. Ha ragione Eugenio Scalfari: chi ha votato questo governo non si attende una politica anti sociale, contro i lavoratori e il sindacato. Sarebbe una linea perdente. Occorre ricercare il massimo consenso ed equit� nelle necessarie riforme. Welfare, fisco, pubblico impiego, sanit� sono tutti settori sui quali la Cisl � pronta a far valere, senza chiudersi a riccio, il merito delle sue proposte.

            Sulle pensioni possiamo discutere un sistema pi� flessibile e graduale di uscita, senza modificare i coefficienti, fatti salvi i diritti acquisiti e la libert� di andare in pensione quando si sono raggiunti i requisiti. L’importante �, per�, l’avvio, dagli inizi del 2007, della previdenza complementare per sanare una palese ingiustizia per i giovani ed i meno giovani.

            Sul pubblico impiego, non si � investito in ricerca , formazione, mentre si � dato eccessivo spazio allo spoil system, agli appalti privati e alle consulenze esterne (alcune superano il milione di euro). Il governo presenti un �piano industriale� che realizzi una trasformazione tecnologica e logistica dell’apparato pubblico, con l’obiettivo di una vera aziendalizzazione, tornando allo spirito della privatizzazione del rapporto di lavoro, voluta dalla Cisl gi� alla fine degli anni ottanta. Ma sia chiaro: siamo contrari alle moratorie contrattuali. Il blocco del turn over pu� diventare un rimedio oculato per regolarizzare i 450 mila giovani precari che rappresentano oggi un’opportunit� per modernizzare il pubblico impiego. Sulla sanit�, � evidente che va rivisto il meccanismo della spesa ormai fuori controllo di alcune Regioni. C’� troppa discrezionalit� nelle scelte dei manager. Ci sono troppi sprechi, abusi e ruberie. Nella sanit� (cos� come in tutto il settore pubblico) la politica deve avere funzioni di indirizzo e controllo ma deve essere ,definitivamente, separata dalla gestione. Attenzione: non possiamo tagliare le prestazioni o far pagare a chi sta male il mal governo di un sistema sanitario che va trasformato e reso efficiente, anche con forme di compartecipazione finanziaria degli utenti, in base al reddito, senza intaccare il principio di universalit�. L’incontro chiarificatore che abbiamo chiesto al governo Prodi dovr� misurare i contenuti delle reciproche volont� sul metro delle buone intenzioni. La riduzione del cuneo fiscale in maniera “selettiva” ci vede favorevoli. La trattativa servir� a stabilire su quali settori indirizzare la riduzione del costo del lavoro. Ma dobbiamo fare una battaglia a livello europeo per favorire gli investimenti nel Sud e nelle zone montuose che oggi si stanno spopolando. Anche sul piano contrattuale, il cuneo fiscale pu� fare la differenza: la Cisl si batter� per cambiare il sistema del luglio 1993, in modo da aumentare i salari, ridistribuire la produttivit�, aziendale e territoriale, con il sostegno pubblico di una defiscalizzazione per il secondo livello contrattuale, come fattore determinante di competitivit� e qualit�. Questa � la strada per superare le residue divergenze che esistono tra Cgil, Cisl e Uil. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, pu� e deve giocare un ruolo di garanzia e di stimolo in questa partita fondamentale. Il tempo delle scelte riformatrici �, dunque, arrivato. I tavoli che si apriranno nelle prossime settimane con il governo dovranno puntare a un �patto sociale� che rilanci la competitivit� del Paese. La Cisl � pronta a dare il proprio contributo, come sempre con responsabilit� e autonomia, per cogliere l’obiettivo dello sviluppo con scelte coerenti, eque e solidali.