«Conti pubblici, troppo ottimismo»

30/04/2002






Seminario della Cgil sullo stato dell’economia. Sylos Labini: le prospettive sono incerte

«Conti pubblici, troppo ottimismo»


L’attacco di Cofferati: verranno meno le risorse per occupazione e Mezzogiorno

      ROMA – La Cgil suona l’allarme sui conti pubblici. E per farlo ha organizzato un seminario di un’intera giornata con economisti di diverso orientamento. Da Paolo Sylos Labini – che ha tenuto la relazione iniziale – a Marcello Messori passando per Paolo Onofri, Giampaolo Galli, Innocenzo Cipolletta e Laura Pennacchi. Per l’Ulivo hanno preso la parola i due responsabili economici, Pierluigi Bersani (Ds) ed Enrico Letta (Margherita). «Le cose stanno andando male e il quadro è assai preoccupante», ha sintetizzato il leader della confederazione, Sergio Cofferati. C’è uno scostamento rilevante tra le previsioni e i dati reali, «vengono meno così le risorse necessarie per gli interventi in favore dell’occupazione e del Mezzogiorno». Chi oggi fa professione di ottimismo «mostra di avere interessi politici più che essere mosso da valutazioni oggettive». E questo giudizio vale per alcuni ministri ma anche per il governatore Antonio Fazio. Un quadro altrettanto preoccupante era stato dipinto in apertura da Sylos Labini, secondo il quale «le prospettive per la nostra economia sono più incerte del solito», causa un governo che non ha spiegato quali cambiamenti negli obiettivi di politica economica comporta «l’abbassamento delle previsioni di crescita del Pil». Con il risultato che famiglie e imprese non hanno potuto riformulare i propri programmi. Altrettanto, se non di più nere, sono le tendenze dell’economia internazionale. Per Sylos Labini «l’accumularsi del deficit nelle partite correnti degli Stati Uniti a lungo andare non è sostenibile». La resa dei conti finora è stata evitata grazie all’afflusso di capitali giapponesi ed europei, ma non è detto che si possa andare avanti all’infinito «e la resa dei conti avrebbe conseguenze molto negative». Un calo accentuato del dollaro «sarebbe rovinoso per l’Europa». Sylos Labini ha parlato, anche se di sfuggita, dell’articolo 18, definendolo «una norma che non è da eliminare a ogni costo né da difendere con ogni mezzo».
      Tirando le conclusioni il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani, ha parlato dell’Italia come di «un Paese che lentamente sta declinando e che non è all’altezza della sfida globale». Il centro-destra ha un’idea dello sviluppo mutuata dall’Inghilterra anni 70 con scarsissima attenzione agli assetti industriali, forte tendenza alla finanziarizzazione e attacco alla coesione sociale. Epifani ha anche difeso la validità del modello europeo: «Non è vero che esiste una via esclusiva alla crescita, quella americana. Pur con tutti i suoi ritardi l’esperienza europea deve essere valorizzata».
D.D.V.


Economia