Conti pubblici, Tremonti non fa miracoli

03/12/2002

  Economia


03.12.2002
Conti pubblici, Tremonti non fa miracoli

Fabbisogno positivo in novembre, ma resta una voragine nel 2002
di 
Bianca Di Giovanni


 Da Via XX Settembre partono segnali rassicuranti: l’andamento delle entrate va meglio del previsto. Eppure in Senato sulla Finanziaria si continua a tenere a freno chi vuole assaltare la diligenza: casse vuote. Magari se si fa un condono fiscale tombale (che secondo indiscrezioni potrebbe arrivare già in commissione nell’emendamento del relatore atteso per metà settimana), la borsa si potrebbe anche aprire. A patto che la cosa se la sbrighino i senatori, non il governo. Come si mettono insieme queste due facce? Il fatto è che la prima – quella del fabbisogno – è molto meno «rosa» di quanto dicano i numeri secchi. Senza contare che il dato diffuso ieri è ancora lontano dai 32,6 miliardi di euro indicati nella nota di aggiornamento al Dpef.

Secondo il Tesoro il dato sul fabbisogno conterrebbe un mini-miracolo: a novembre si è passati ad un segno positivo (+1,8 miliardi di euro) contro il passivo dello stesso mese del 2001 (-7,589 miliardi). Un recupero di oltre nove miliardi. Certo, considerando i primi 11 mesi il saldo resta negativo: il fabbisogno di quest’anno si è attestato a 47,5 miliardi di euro contro i 45,697 dello stesso periodo dell’anno scorso. Insomma, si sono spesi 1,8 miliardi in più, ma l’importante è che ci sia stato il cambio di segno – argomentano al Tesoro – e che ci si sia allontanati dal record negativo di ottobre di quasi 50mila milioni (il più alto dal ‘96).

Tutto bene, dunque? Non proprio. Il fatto è che quel «recupero» e soprattutto quel dato di 47 miliardi e mezzo si ottengono grazie a rinvii di spesa e a operazioni di cartolarizzazioni. Cioè una tantum che l’anno prossimo difficilmente si otterranno. Complessivamente si sono «rastrellati» con la vendita di beni e rimandando spese 20 miliardi di euro (quanto la manovra per il 2003). Infatti dalla prima operazione di cartolarizzazione, la cosiddetta Scip1,(che Eurostat ha ordinato di contabilizzare quest’anno) si sono incassati 2,3 miliardi, dalla seconda (Scip 2) si sono già rastrellati 6,6 miliardi. Secondo fonti finanziarie, i lead manager di Scip 2 (Abn Amro, Bnl, Jp Morgan e Ssb) avrebbero già la scorsa settimana anticipato al Tesoro la maggior parte degli introiti previsti per il collocamento dei bond nei prossimi giorni. Quanto ai cosiddetti risparmi (o meglio, «attenti monitoraggi di cassa», come li chiama il comunicato dell’Economia), non va dimenticato che l’amministrazione statale deve ancora versare circa 10 miliardi di euro alle Regioni per il servizio sanitario. Soldi che dovevano arrivare già l’anno scorso. I presidenti delle Regioni non se lo dimenticano, e non lo chiamano esattamente risparmio. Così, sommando 10 più 6,6 più 2,3 si arriva quasi a 20 miliardi. Senza contare il fatto che anche il dato sull’andamento delle entrate tributarie (non comunicato dall’Economia), che avrebbe contribuito a ridurre il deficit, si basa su un’ipotesi tutta da verificare: soltanto ieri, infatti, è scaduto il termine per l’autotassazione. In ogni caso le casse dell’erario si aspettano il gettito dell’ultimo decreto fiscale sulle imprese (quello piovuto come un fulmine a ciel sereno a fine estate sui rapporti Confindustria-governo), che dovrebbe «rendere» circa tre miliardi, mentre 2,5 miliardi dovrebbe produrre il decreto «blocca spese» per la pubblica amministrazione. Altri tre miliardi, infine, dovrebbero giungere dalla cartolarizzazione dei mutio della Cassa depositi e prestiti. Questa la «manovra» di fine anno per contenere il deficit 2002 entro il 2,1% (anche se indiscrezioni di Via XX Settembre parlano di conti in «rosso» del 2,6% anche dopo la «stretta» di fine anno).
L’ultima voce indicata dal ministero come fonte di miglioramento del fabbisogno è quella relativa al servizio del debito, che ha pagato un miliardi di euro in meno per gli interessi.

Quanto alla Finanziaria, procede l’esame della Commissione Bilancio, che finora ha accantonato le proposte più sostanziose (tassa sui videogiochi, sgravi del 36% per l’edilizia), rinviandoli ad un emendamento del relatore di maggioranza he dovrebbe arrivare presto. È passato così invariato l’articolo 5 sulla riduzione dell’irap. In nottata si discutono quelli sul concordato fiscale preventivo e per gli anni pregressi. Tutti escludono il condono, per ora. Ma i blitz notturni sono sempre possibili.