“Conti pubblici” «Tagli al caro-lavoro, non all´Irpef» (3)

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      Pagina 41 – Economia

        Primo incontro tra Welfare e parti sociali sul costo della manodopera. Obiettivo: intesa a maggio. Sindacati freddi
        «Tagli al caro-lavoro, non all´Irpef»
        Maroni alle parti sociali: utilizziamo i 12 miliardi per abbassare l´Irap

          ROBERTO MANIA

            ROMA – Ridurre il costo del lavoro anziché le tasse. È la proposta che ha lanciato ieri Roberto Maroni, ministro del Welfare, alle parti sociali, sindacati e Confindustria, ma anche al premier Silvio Berlusconi, sempre più isolato nella battaglia contro il fisco. D´altra parte – è il ragionamento che il ministro leghista ha fatto al presidente del Consiglio nella residenza di Villa Grazioli – i tagli all´Irpef non portano voti. «E l´esito delle recenti elezioni regionali – ha aggiunto – sconsiglia di continuare sulla riduzione che si era pensata». Dunque: dietrofront. Indirizzando i 12 miliardi destinati al terzo modulo della riforma dell´Irpef alla riduzione del costo del lavoro o all´eliminazione dell´Irap sul monte salari il cui costo – «casualmente», come ha detto Maroni – coincide con la cifra indicata da Berlusconi per i tagli fiscali. All´idea di Maroni il premier non ha detto di no, ma l´ha invitato a presentare una proposta «articolata e vincente». Il via libera è arrivato dalla Confindustria ma non dai sindacati, freddi e perplessi sulla mossa del ministro della Lega. «Si corre il rischio – ha commentato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani – di costruire qualcosa come un castello di carta che al primo soffio crollerà». I sindacati non negano affatto il problema del divario eccessivo tra il costo del lavoro e la retribuzione che va nelle tasche degli italiani (il cosiddetto "cuneo fiscale e contributivo"), ma considerano l´approccio e il metodo del ministro sbagliati. Una partita complessa come quella sulla composizione del costo del lavoro – secondo Cgil, Cisl e Uil – non può che rientrare nella discussione generale della politica economica e fiscale del governo, avendo come priorità la tutela dei redditi da lavoro e da pensione. Ma in questo quadro, la trattativa andrebbe svolta a Palazzo Chigi.

            L´obiettivo di Maroni, che in mattinata ha incontrato Berlusconi insieme al collega Roberto Calderoli e nel pomeriggio sindacati e industriali, è quello di provare a definire con le parti sociali una proposta condivisa da inserire nel prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Per questo ha indicato come termine del confronto il prossimo mese di maggio. Dopo l´avvio plenario di ieri con tutte le organizzazioni sociali, però, il negoziato proseguirà a tavoli bilaterali nei quali ciascuna categoria potrà presentare i propri suggerimenti.

              Di sicuro la strategia di Maroni piace alla Confindustria, convinta che il rilancio della competitività delle imprese passi anche attraverso una diminuzione dei costi di produzione. Il direttore generale di viale dell´Astronomia, Maurizio Beretta, ha spiegato che «c´è la necessità di intervenire con grande determinazione e urgenza». La partita, cioè, va chiusa prima del Dpef. Così anche la Confcommercio e le altra associazioni imprenditoriali. A Maroni, invece, i sindacati hanno chiesto la riapertura del confronto per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. E martedì, 12 aprile, Epifani, Pezzotta e Angeletti si riuniranno anche per decidere un´eventuale mobilitazione.