Conti pubblici, il monito di Fazio

09/07/2004




venerdì 9 luglio 2004

Conti pubblici, il monito di Fazio
Non si tagliano le tasse se cresce il debito.
Montezemolo: il governo ascolti le parti sociali

Raul Wittenberg

ROMA Sullo stato dei nostri conti Antonio Fazio non appare altrettanto allegro e spensierato come il presidente del Consiglio nonché ministro dell’Economia. Che tuttavia a conclusione del suo intervento esprime «l’apprezzamento» del governo per l’operato del Governatore della Banca d’Italia, ora che l’acerrimo nemico Giulio Tremonti al Tesoro non c’è più. E non gli è ancora arrivata la boccata d’ossigeno dell’agenzia Moody’s, che ha confermato il rating AA2 all’Italia, come pure l’agenzia Fitch. Siamo nell’assemblea ordinaria dell’associazione delle banche, l’Abi, svoltasi ieri a Roma. E se Berlusconi ignora il declassamento del debito italiano da parte di Standard & Poor’s, Fazio invece lo cita come «conferma» delle difficoltà, che non sono scomparse con il «positivo esito della riunione dell’Ecofin». Le difficoltà sono presto elencate, a partire dal fatto che dopo la seconda metà degli anni Novanta «lo stato dei conti pubblici è tornato a deteriorarsi», peggiorando con la congiuntura negativa 2002-2003. Forse è stato «utile» contenere il disavanzo con misure una tantum, ma ora è «necessario» ritornare a ridurlo con misure permanenti e durature. In assenza di correzioni, il deficit 2004 viaggia sul 3,5% del Pil. La manovra recupera 7,5 miliardi, ovvero lo 0,6% della produzione nazionale e quindi si rientrerebbe nei parametri europei. Attenzione, però: le misure restrittive non debbono stroncare la domanda in una fase «di ancora incerta ripresa», e bisogna calcolare le probabili minori entrate da condono edilizio.

Ciò nonostante, Moody’s conferma il rating positivo sul debito italiano perché comunque è sceso in otto anni dal 123,5 al 106,2% del Pil, e perché prevede nel medio periodo una crescita del Pil nominale superiore a quella del deficit.


Fazio – come aveva fatto Standard & Poor’s – punta il dito sulla progressiva riduzione dell’avanzo primario (nel bilancio al netto degli interessi sui Bot) sceso al 2% per cento contro il 5,5 che era stato fissato per partecipare all’Unione monetaria. Oltretutto «nel secondo trimestre la produzione industriale ha continuato a diminuire, è scesa, tra la fine del 2003 e giugno dell’1,4%», «si conferma una perdita di competitività del nostro sistema manifatturiero sia nei mercati internazionali sia nel mercato interno». Anche il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo è preoccupato per il debito pubblico e la stagnazione, ed auspica un governo che «abbia la capacità di mettere le parti sociali attorno a un tavolo e decida».


Secondo Fazio la spesa corrente va contenuta per ridurre il debito e al tempo stesso finanziare gli investimenti pubblici. Berlusconi insiste sulla riduzione delle tasse in quanto misura espansiva, per lui non ci sarà da impiccarsi se si sfora il 3%. Eh, no, risponde Fazio: «una riduzione del carico fiscale non deve portare a un rialzo del disavanzo, l’effetto espansivo connesso al maggior reddito disponibile verrebbe superato da quello negativo derivante dall’aumento del debito».


Il Cavaliere torna a vantare le sue opere pubbliche, il Governatore constata che l’apporto all’economia dei lavori pubblici «è stato finora limitato». La manovra bis che il governo dovrebbe varare oggi taglia i fondi alla 488, gli incentivi all’occupazione, le agevolazioni ai contratti d’area. Fazio invece raccomanda: «Il contenimento della spesa pubblica non deve penalizzare le imprese delle aree più deboli». Insomma, la manovra di oggi non deve soffocare i segnali di ripresa, considerando che i principali indicatori «lasciano prevedere un’accelerazione dell’attività nella seconda metà dell’anno». Lo dimostra l’espansione del credito al consumo, aumentato in 12 mesi del 3,7% (+6,7 nel Sud). Occorre – dice Fazio alle banche – «garantire l’assistenza creditizia alle imprese a fronte di importanti scadenze e per finanziare la sperata espansione».


Anche per il presidente dell’Abi Maurizio Sella l’abbassamento del rating non è da irridere, ma richiede misure rigorose che rilancino la fiducia e diano certezze ai mercati. È il momento di sostituire le misure straordinarie con quelle strutturali, «purtroppo proprio nel momento in cui la ripresa ancora non genera nuove entrate».


Sella si è schierato a favore della concertazione: «L’abbiamo praticata senza tentennamenti e continueremo su questa via, confortati oggi da molte voci autorevoli, prima fra tutte quella di Confindustria». E infatti i prossimi rinnovi contrattuali nel settore bancario si baseranno sugli accordi del 1993. Inoltre Sella sulla manovra protesta contro l’aumento dell’Irap a carico delle banche. Il presidente dell’Abi ha esaltato l’alleanza con le imprese industriali «senza confusione di ruoli». Alleanza va bene, ma se diventa ingresso delle imprese nelle banche, Fazio si preoccupa: «La presenza di quote rilevanti, o addirittura di controllo, di capitali industriali» nel nostro sistema creditizio «va valutata con prudenza per le conseguenze che potrebbero derivarne nella allocazione del credito in caso di difficoltà produttive o caduta dei prezzi in alcuni settori».