“Conti pubblici” Boeri: «In campagna elettorale il disavanzo può salire al 6%» (2)

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      Pagina 40 – Economia

      L´INTERVISTA

      Tito Boeri: la paura di perdere convincerà il governo a dare di più in un quadro già compromesso
      «Attenti, in campagna elettorale il disavanzo può salire al 6% »
      La terza tranche di riforma fiscale farebbe impennare il deficit. Il debito tornerebbe ad aumentare
      L´allentamento del Patto di stabilità ci espone di più al rischio di una risalita dei nostri tassi di interesse

        ROMA – «Le prospettive dei conti pubblici sono davvero preoccupanti, soprattutto alla luce della nuova congiuntura politica che si è venuta a determinare dopo le elezioni regionali». Tito Boeri, economista, direttore della Fondazione Debenedetti, lancia un allarme sulle finanze pubbliche italiane.

        Professore, quali dinamiche negative si stanno innescando?

          «Guardiamo al risultato delle regionali. Le elezioni ci hanno consegnato una situazione per cui chi ha in mano le leve del governo del paese è già intimamente convinto che nel 2006 perderà, visti i 9 punti percentuali di distacco dall´avversario».

          Un governo con i bagagli già pronti che danni può causare?

            «In aggiunta al ciclo politico per cui tipicamente ad ogni tornata elettorale si aumenta il disavanzo di circa mezzo punto di pil, oggi ci sono altri rischi. La situazione è simile a quella 2000- 2001, quando il deficit aumentò di un punto rispetto alle previsioni: anche allora il governo uscente era convinto che non ce l´avrebbe fatta alle successive elezioni. In queste situazioni è forte la tentazione ad utilizzare la propria posizione per pregiudicare l´operato del successore. Ma oggi la situazione è molto più grave perché partiamo da una situazione dei conti pubblici già compromessa e i piani di aumento del disavanzo di questo governo sono molto più consistenti».

            In effetti, gli ultimi dati della Commissione Ue sull´Italia non sono incoraggianti.

              «Infatti ci sono tre aggravanti a questo stato di cose come rileva Giuseppe Pisauro in un commento su "lavoce.info". La prima è che lo stato dei conti pubblici è molto peggiore che nel 2001. Secondo la Commissione, a bocce ferme, nel 2006 si prospetta un 4,6 per cento di disavanzo, se ci aggiungiamo la terza tranche della riforma fiscale annunciata da Berlusconi arriviamo al 5,6 per cento. Resta poi aperta l´incognita dell´Eurostat che non ha ancora convalidato i conti del 2004 e se intervenisse, anche solo in parzialmente, per l´effetto di trascinamento arriveremmo vicini al 6 per cento».

              Le altre due aggravanti?

                «In questo scenario l´avanzo primario, cioè il deficit senza contare la spesa per interessi, è destinato a tornare negativo per la prima volta dal 1991. La terza aggravante è che il debito pubblico tornerebbe ad aumentare: non dimentichiamo che la Commissione lo vede già in crescita dal 2006 scontando 2 punti di Pil all´anno di privatizzazioni che saranno tutt´altro che facilmente realizzabili».

                Un quadro assai rischioso anche se, secondo il governo, l´allentamento del Patto di stabilità lo renderebbe meno grave.

                  «Al contrario, l´allentamento del Patto di stabilità ci espone molto di più al rischio di un aumento dei tassi d´interesse sui nostri titoli di Stato. I differenziali rispetto ai bund tedeschi si stanno già ampliando anche se, per il momento, di poco. Ma i due segnali costituiti dal disavanzo primario e dall´aumento del debito potrebbero essere dirompenti»

                  Quali rimedi mettere in campo per evitare questo scenario negativo?

                    «Con un patto depotenziato purtroppo l´Europa rischia di esserci di poco aiuto, oggi avremmo bisogno di una Ragioneria dello Stato come organismo indipendente dal governo sulla scia di quanto avviene in altri paesi. E´ bene comunque che i tecnici che la gestiscono siano in questo momento più che mai vigili».

                    (r.p.)