“Conti” «Più crescita, adesso tagliate»

06/09/2006
    mercoled� 6 settembre 2006

    Pagina 5 – Economia/Primo Piano

    CONTI PUBBLICI – L’OCSE CONTRO OGNI IDEA DI DILUIRE I RISPARMI QUANDO L’ECONOMIA TIRA

      �Pi� crescita, adesso tagliate�

        Le stime del pil sono buone (+1,8%) ma l’Italia resta il fanalino di coda

          Stefano Lepri
          ROMA

            Nessuno era stato cos� ottimista finora: l’Ocse, l’organizzazione parigina dove cooperano i 30 maggiori Paesi industriali, assegna all’Italia una crescita economica dell’1,8% quest’anno. Da noi pare una cifra alta, bench� sia, secondo l’Ocse, appena i due terzi dell’incremento medio previsto per tutta l’Europa (+2,7%) grazie anche a un �effetto mondiali di calcio� non limitato al Paese vincitore. Romano Prodi commenta con calma che questi numeri danno �un po’ pi� di serenit� per� non consentono di accontentarsi. Al contrario, si scatenano tutti quelli che temono una manovra di bilancio troppo pesante con la legge finanziaria 2007, da Rifondazione comunista al sindacato di destra Ugl: con pi� crescita, dicono, per ridurre il deficit pubblico saranno necessari meno sforzi.

              L’Ocse intende proprio l’opposto. �L’Italia deve evitare diluizioni della manovra� dice il francese Jean-Philippe Cotis, che dell’Ocse � il capo economista. Gi� la riduzione da 35 a 30 miliardi dell’importo desiderato � �deludente� secondo Alexandra Bibbee, responsabile delle analisi sull’Italia. Insomma, occorre evitare la �politica delle cicale�: meglio va l’economia, pi� � facile risanare i bilanci. E’ una linea che vede concordi tutte le organizzazioni sovrannazionali che si occupano, a vario titolo, dei conti pubblici: la Banca centrale europea e la Commissione europea, come pure il Fondo monetario internazionale.

                Nella versione Ocse, �il maggior gettito fiscale causato dalla crescita economica non dovrebbe essere speso, perch� il ritmo del risanamento dei bilanci finora non � stato all’altezza delle sfide derivanti dall’invecchiamento della popolazione e da altri aggravi di medio periodo�. Molto simile la posizione del Fmi: secondo il direttore generale Rodrigo Rato, pronto all’autocritica per le sue scelte quando era ministro delle Finanze della Spagna, nei tempi buoni �il surplus delle entrate dovrebbe essere utilizzato per ridurre i deficit pubblici�, perch� si tende a dimenticare quanto era pi� doloroso tenere a posto i bilanci in anni difficili come i cinque passati.

                  Ma � un dialogo tra sordi. Sulla base dei dati Ocse il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha attaccato Lorenzo Bini Smaghi, membro del direttorio della Bce, accusandolo di �fare allarmismi� e invitandolo ad �aprire gli occhi davanti alla ripresa che c’�. Nel metodo la posizione di Bini Smaghi, ribattono alla Bce, � analoga a quella dell’Ocse: nelle fasi positive dell’economia gli Stati devono risanare i bilanci in modo da affrontare con pi� forza i periodi sfavorevoli, quando risparmiare sui bilanci si fa pi� difficile. Che l’Italia si debba impegnare anche pi� degli altri, notano all’Eurotower di Francoforte, � reso evidente dal suo continuo perdere terreno rispetto agli altri grandi Paesi europei.

                    L’ipotesi dell’Ocse � che un’onda di ripresa pi� forte di quanto atteso finora trascini tutta l’Europa; ma di fronte all’1,8% italiano, il prodotto lordo francese crescerebbe del 2,4%, quello tedesco del 2,2%, quello britannico del 2,8%. Mentre nel mondo l’Italia resterebbe in ogni caso il fanalino di coda del G7. Sempre che l’Ocse abbia ragione; perch� ad esempio la Confindustria, che osserva l’economia italiana pi� da vicino, ritiene �ottimistica� la previsione di aumento del pil all’1,8%, perch� sente nell’aria un rallentamento in autunno, e si ferma all’1,5%.

                      Per oggi si attende un’altro rapporto di previsione, quello della Commissione europea. Forse � anche per le nuove cifre provenienti da Bruxelles che il Tesoro sta studiando se ritoccare all’1,6%, non certo di pi�, la previsione di aumento del pil 2006, rispetto all’1,5% scritto nel Dpef all’inizio di luglio. Ma questo non cambierebbe affatto le cifre della manovra 2007, tanto pi� perch� l’anno prossimo si prevede un pronunciato rallentamento della crescita. La correzione netta del deficit dovr� perci� essere, come gi� annunciato, di circa un punto di prodotto lordo, almeno 15 miliardi, meglio 16.