“Conti” P.Nerozzi: «Sul Dpef nessuno sconto»

28/07/2006
    gioved� 27 luglio 2006

    Pagina 10 – Capitale & Lavoro

    �Sul Dpef nessuno sconto�

      Parla Paolo Nerozzi (Cgil)
      Il governo non pu� agire in modo iniquo: niente tagli su sanit�, enti locali, pensioni e pubblico impiego. La manovra sia fatta in due tempi, stabilizzare i precari e riscrivere le leggi sul lavoro. In settembre iniziative con Cisl e Uil: in piena autonomia

        Antonio Sciotto

          Un Dpef fatto �di luci e ombre�, positivo �quando afferma la contestualit� tra sviluppo, redistribuzione e risanamento�, ma �incontrerebbe il nostro dissenso se attuasse politiche indiscriminate di tagli alla spesa pubblica, nel welfare, nella formazione, nella ricerca, nell’universit�, nei servizi alle persone o ai territori�. Questo il giudizio del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, espresso al direttivo di marted� scorso nella sua relazione (sotto alcuni stralci), approvata a maggioranza, sul Dpef disegnato dal governo Prodi. Abbiamo declinato alcune voci insieme al segretario confederale Paolo Nerozzi, che afferma subito: �Non faremo sconti: non si possono operare tagli alla sanit� e al pubblico impiego, alle pensioni e agli enti locali, perch� risulterebbero iniqui per cittadini che hanno gi� dato in questi anni�. E la Cgil propone dunque una manovra in due tempi, puntando sulla lotta all’evasione e la rimodulazione del fisco.

            Bisogna dare segnali nuovi, invertire rispetto agli ultimi anni.

              S�, � il senso di quello che la Cgil propone al governo. Un episodio locale, che per� d� il segno di una cultura dura a morire in Italia: a Sassuolo, la notte scorsa, � esploso un ordigno all’ufficio delle entrate. Qualche tempo prima era stata effettuata un’importante operazione di lotta all’evasione. Come dire: c’� chi non accetta un principio di normale e civile solidariet�, quello di pagare tutti le tasse per sostenere servizi di cui tutti possono usufruire. Ecco, se noi abbiamo espresso un giudizio positivo su parte del Dpef, quando parla di innovazione e istruzione, di lotta all’evasione e riforma del fisco, dall’altro lato dobbiamo dire con altrettanta chiarezza che non saremo d’accordo se si proceder� a tagli su fronti delicatissimi come la sanit�, la previdenza, gli enti locali e i contratti dei dipendenti pubblici.

                Cosa chiedete dunque?

                  Sanit�: ci sono due modi, antitetici, per reperire risorse. Il primo: aumentare i ticket e tagliare le prestazioni. Il secondo: risparmiare sull’enorme spesa farmaceutica, sugli acquisti e la sanit� privata. Intendo dire che ci sono distorsioni enormi, modi pi� che anomali in cui vengono investite dalle aziende pubbliche le risorse: come � possibile che una stessa siringa ha costi notevolmente diversi in diverse citt�? E’ ovvio che il primo metodo sarebbe iniquo, non sarebbe per noi percorribile: pensiamo invece di attuare il secondo. Ancora: per la non autosufficienza si dovrebbe pensare a delle apposite tasse di scopo, ovviamente progressive. Per la previdenza: ok parlare di incentivi e disincentivi, ma � cosa ben diversa dal ridurre i coefficienti per chi ha gi� pagato con le passate riforme. Il fisco: mettere mano alla riforma Tremonti, tornare a puntare su rendite e patrimoni. Lo stesso per il pubblico: non � fatto solo dalle persone che vi lavorano, bisogna considerare che quei lavoratori assicurano servizi essenziali nella sanit�, nell’assistenza: tagliando loro si taglia il servizio.

                    Dunque sul pubblico impiego chiedete di pi� al governo?

                      S�, ci vorrebbe un atto simbolico e importante come quello fatto dal ministro Amato per i 350 mila immigrati inclusi nei flussi, invertendo con una decisione, prima ancora di cambiare una legge, una direzione intrapresa dal passato governo. Se gi� oggi si desse lo stesso segnale con il pubblico impiego, stabilizzando un numero importante di precari – e non poche decine di migliaia – sarebbe un grande risultato. Con la ricerca � lo stesso: il ministro Mussi minaccia le dimissioni, bisogna dare segnali ai tantissimi precari e agli studi che svolgono, per il momento purtroppo senza prospettive.

                        La precariet� � anche determinata dalle leggi. Parliamo della 30. Per il momento avete rilevato un’azione poco incisiva, non abbastanza forte del governo.

                          Il fatto � che l’intero governo dovrebbe assumere il tema della precariet� del lavoro come centrale, e non solo il ministro del lavoro Damiano, che per il momento mi sembra si sia mosso in modo corretto. Se si desse quel segnale sui precari del pubblico impiego, sarebbe gi� indicare, con atti realizzabili a breve, che il tempo indeterminato torna ad essere centrale. E per decine di migliaia di lavoratori pubblici sarebbe una regolarizzazione a costo zero, perch� a termine o indeterinati hanno esattamente lo stesso costo. Certo, poi bisognerebbe passare ad affrontare la legge 30 e tutte le altre normative, come la 368 sui contratti a termine, ma questo si pu� fare con pi� efficacia dopo quell’atto simbolico sul pubblico. Bisogna riscrivere le leggi sul lavoro.

                            Avete preso anche una posizione significativa sull’indulto.

                              Il direttivo ha votato un ordine del giorno che chiede di stralciare dal provvedimento di indulto tutti i reati contro il lavoro, la sicurezza sul lavoro, i reati di carattere finanziario e fiscale. Non siamo intervenuti sul tema generale, che presenta un dibattito legittimo e importante, ma su quello che ci tocca da vicino come sindacati, dando voce alla sofferenza di tante persone ferite dagli infortuni sul lavoro: ci sono diverse centinaia di detenuti, condannati perch� causa di morti bianche. Non ci sembra un bel segnale includerle nel provvedimento. E ci sorprende che la sinistra, anche quella radicale, non abbia colto il senso della nostra posizione.

                                Tornando al Dpef: a settembre andrete in piazza se il governo non ritirer� i tagli? Alcuni accusano la Cgil di applicare la logica del �governo amico�.

                                  Io credo che il governo non possa non ritirare i tagli prefigurati. Con Cisl e Uil abbiamo convocato per settembre i consigli generali, e gli attivi con i delegati. Non potremo che far vivere le nostre posizioni discutendole con i lavoratori. La Cgil � pienamente autonoma e si vede non solo dalle dichiarazioni, ma dagli stessi atti: ultimo, quello gi� citato sull’indulto, che non ha certo raccolto simpatia a sinistra.