“Conti” Manovra bis più difficile

12/06/2006
    luned� 12 giugno 2006

    Pagina 9 – Primo Piano

      CONTI E CRESCITA
      GOVERNO E IMPRESE

        Corre il deficit, manovra bis pi� difficile

          Preoccupazione al Tesoro: la spesa pubblica tira oltre il previsto. Dalla riforma Iva fino a 7 miliardi

            ROMA – Cresce l’allarme al ministero dell’Economia per l’andamento dei conti pubblici. Negli ultimi due mesi il deficit tendenziale, quello cui si arriver� senza correzioni, sarebbe cresciuto dello 0,2%, un decimo di punto al mese. Un ritmo impressionante, capace di far schizzare il rapporto tra l’indebitamento netto e il prodotto interno lordo, a fine 2006, oltre il 5%. E questo nonostante il buon andamento delle entrate fiscali e contributive. Segno evidente della difficolt� di incidere sulla dinamica della spesa pubblica, che evidentemente il tetto del 2% fissato nella Finanziaria di Giulio Tremonti non riesce a contenere.

            DEFICIT PREOCCUPANTE - E’ proprio questo andamento del tendenziale che giustifica sia i due interventi tampone gi� varati dall’esecutivo, prima con la Direttiva Prodi, poi con l’ulteriore taglio del 10% delle spese ministeriali, che l’urgenza con cui il governo sta approntando la manovra correttiva vera e propria. �Il deficit tendenziale cresce in modo preoccupante e va stroncato� conferma il vice ministro dell’Economia, Roberto Pinza, della Margherita. Che, come molti altri esponenti dell’esecutivo, fino a soli pochi giorni fa non faceva mistero di preferire un’operazione pi� meditata, di respiro pi� lungo, sui conti pubblici.

              Visti i risultati della verifica, che prefigura un disavanzo 2006 tra il 4,1 e il 4,6% soggetto per� a molti rischi, e il tendenziale �effettivo� che continua a salire, il governo lavora in piena emergenza. Cos�, mentre il presidente del Consiglio si appresta ad avviare il confronto con le parti sociali, gli esperti continuano a mettere a punto il Documento di Programmazione, la cornice del piano di risanamento, i tecnici dei ministeri economici lavorano senza sosta sulle possibili misure di contenimento del deficit. Che ovviamente dovranno riguardare anche la componente della spesa pubblica, difficile da riportare nei binari.

              La correzione netta del deficit dovrebbe essere di almeno lo 0,4-0,5% del pil. Quindi pari a 6-7 miliardi. Ai quali bisogna aggiungere il costo degli interventi per rilanciare la crescita, da verificare con le parti sociali. La restituzione del fiscal drag (l’erosione del potere d’acquisto del reddito netto, causata dall’inflazione) promessa ai sindacati in campagna elettorale, una prima riduzione del cuneo fiscale, da completare il prossimo anno con la Finanziaria, cui sar� affidata anche la seconda parte dell’operazione risanamento per portare il deficit al 3% del pil. Sul piatto, poi, c’� il costo del contratto del pubblico impiego, scaduto a fine 2005, ed altri "imprevisti", come il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan e in Iraq, per il quale bisogner� trovare in tempi brevi una nuova copertura.

                In linea di massima circa met� delle risorse necessarie, quindi fino a 4 miliardi, dovrebbe essere garantita dalle maggiori entrate. Non dall’aumento delle aliquote, che il governo vuole evitare, ma pi� verosimilmente dalla stretta sull’evasione e soprattutto dalla riforma dell’Iva.

                LA RIFORMA DELL’IVA - L’incidenza della tassa sul pil italiano � di appena il 5,9%, mentre in Francia (dove l’aliquota � anche pi� bassa, 19,6% contro il 20%) arriva al 7,2%. La riforma della tassa sul valore aggiunto, passando per una revisione dell’imposta di registro sulle compravendite immobiliari, ma anche riducendo la platea dei soggetti imponibili (in Francia sono 3,6 milioni, in Italia 5,6, moltissimi dei quali poi vanno in credito d’imposta), potrebbe generare, una volta a regime, fino a 7 miliardi di euro.

                  Mario Sensini