“Conti” Lo Spirito del ’93 (B.Lapadula)

15/09/2006
    venerd� 15 settembre 2006

    Pagina 1 e 27 – Commenti

    Concertazione

      Lo Spirito del ’93

        Beniamino Lapadula

          Il governo ieri, nell’incontro con le parti sociali, ha annunciato la volont� di rilanciare la politica dei redditi aggiornando il Patto del luglio 1993. Il tavolo formale si aprir� a partire da ottobre, ma � importante la volont� dichiarata di costruire, gi� nella Finanziaria, una nuova cornice entro cui far riprendere pienamente la concertazione. Il riferimento allo spirito dei Patti degli anni 90 � molto importante e ha un alto valore simbolico dopo la lunga stagione berlusconiana che ha tentato di cancellare la concertazione.

          Merito fondamentale di quegli accordi � stato quello di garantire una risorsa decisiva per compiere quel miracolo che ha prodotto una vera e propria discontinuit� nel nostro sistema economico.

          E ha permesso all’Italia di sedere tra i Paesi fondatori della moneta unica. Il valore del metodo della concertazione consiste nella partecipazione e nella condivisione degli obiettivi: il governo Berlusconi sin dal suo insediamento ha mortificato questo valore trasformando il confronto con le parti sociali in mera ricerca di soluzioni tecniche per il raggiungimento di obiettivi determinati in modo unilaterale dall’esecutivo.

          Si � consumato in questo modo un vero e proprio �crimine� contro quella cultura della stabilit� nella politica economica e nelle relazioni sindacali a cui il Paese era pervenuto dopo un lungo e faticoso cammino. Un governo responsabile si sarebbe ben guardato dal rimettere in discussone prassi e comportamenti virtuosi interiorizzati con tanta difficolt� dagli attori dell’economia. Si sarebbe posto l’obiettivo di sfruttare a fondo il quadro di stabilit� sociale assicurato dalla politica di redditi, per riposizionare in avanti la struttura produttiva del Paese che dopo l’euro, non poteva pi� competere confidando sul deprezzamento della moneta. Non � stato cos�, il governo delle destre ha demolito la concertazione e ha portato avanti una politica fiscale iniqua a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Per lungo tempo la maggioranza del mondo imprenditoriale ne ha approfittato pensando di poter continuare a competere soltanto sul terreno dei costi, invece di riposizionarsi sulla �via alta alla competitivit�. Gli imprenditori cos� non hanno utilizzato il forte aumento dei margini di profittabilit� assicurato dalla moderazione salariale per aumentare gli investimenti e rendere pi� concorrenziali le nostre produzioni, cullandosi nell’illusione di poter continuare a fare profitti senza innovare.

          Questo spiega la crescita insufficiente e, infine, lo stallo della produttivit�. Questo stallo, come ha sottolineato Padoa-Schioppa, cos� come la bassa crescita economica, non � dovuta ai redditi dei lavoratori che, non solo non sono cresciuti troppo, ma che hanno faticato a difendersi dall’inflazione. La difficolt� in cui si trova il nostro apparato produttivo � da ricondursi, invece, al mondo degli imprenditori che ora sono finalmente chiamati a fare fino in fondo la loro parte, scommettendo sugli investimenti. Rispetto al 1993 molte cose sono cambiate, sia nel contesto economico, con la globalizzazione e l’apertura dei mercati, che nella strumentazione che pu� essere messa al servizio della politica dei redditi. Questa, oltre alle politiche fiscali, include il contenimento dei prezzi amministrati e delle tariffe. Il peso percentuale dei prezzi controllati sul totale dei prezzi al consumo, rispetto agli inizi degli anni ‘90 � sceso dal 17,3 all’11,4 per cento e nella politica tariffaria si � ridotto il ruolo del governo centrale, mentre � aumentato quello di competenza delle Autorit� indipendenti e degli enti locali.

          Nel nuovo contesto per contenere la dinamica dei prezzi assumono, quindi, rilevanza maggiore misure di liberalizzazione che favoriscano la concorrenza. Anche il profilo di uno dei tre protagonisti della politica dei redditi, lo Stato, risulta profondamente modificato: con il decentramento amministrativo e il nuovo Titolo V� della Costituzione, la concertazione non pu� funzionare senza un ruolo protagonista di Regioni e Autonomie locali. Non a caso, quindi, per la prima volta a Palazzo Chigi, insieme a Confindustria e sindacati sono stati invitati i rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie locali. Per risolvere oggi i problemi economici del Paese e rilanciare la competitivit� occorre, quindi, una molteplicit� di impegni congiunti, di sforzi comuni: c’� dunque bisogno, appunto, di concertazione, intesa, in primo luogo, come condivisione di obiettivi. La politica dei redditi � necessaria anche negli anni 2000. Non � vero che con la creazione dell’Unione monetaria europea sia venuta meno la necessit� di garantire un governo coordinato delle dinamiche salariali che in Italia � garantito, in primo luogo, dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

          Per cogliere meglio gli andamenti della produttivit� ci vuole certamente un maggiore decentramento contrattuale, ma ci� si pu� fare aggiornando il Patto del 1993 e incentivando la contrattazione di secondo livello. Abbandonare quel modello porterebbe invece alla disarticolazione delle relazioni industriali e a rincorse salariali dannose.

          � per questo che occorre ancora la politica dei redditi come ingrediente decisivo di una politica economica capace di migliorare insieme il potere d’acquisto dei lavoratori e la competitivit� delle nostre imprese. La prossima Finanziaria, a partire dalla riduzione selettiva del cuneo contributivo e fiscale per imprese e lavoratori, rappresenter� un primo importante banco di prova. Una prima cornice, appunto, entro cui rilanciare una nuova stagione di concertazione per riportare stabilmente il Paese sul sentiero della crescita.