“Conti” L’incubo del «lacrime e sangue» (A.Recanatesi)

23/05/2006
    marted� 23 maggio 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

      NEL 1992 CIAMPI E AMATO PROTAGONISTI DEL SALVATAGGIO. E POMICINO FRENAVA LA FINANZIARIA PESANTE

        L’incubo del �lacrime e sangue�

          Alfredo Recanatesi

            Padoa-Schioppa non � di quelli che pronunciano parole a caso o si compiacciono di enfatizzare la realt� che intendono descrivere. Se ha paragonato lo stato dei conti pubblici a quello del 1992 lo ha fatto – se ne pu� essere certi – a ragion veduta e dopo aver ben accertato i conti che ha trovato al ministero dell’Economia. Non va dimenticato che lui la crisi del 1992 la visse da banchiere centrale al fianco di Ciampi, quando la Banca d’Italia era la plancia di comando di una moneta, la lira, che nulla sembrava poter salvare dal naufragio. In quelle settimane – era verso la fine dell’estate – il disavanzo del bilancio statale era del tutto fuori controllo. Il governo Amato imbast� una manovra di aggiustamento che venne bloccata da un ministro �pesante� come era allora Pomicino. Consapevole della drammaticit� del momento, per premere sul governo affinch� si decidesse a lanciare un segnale di fermezza e determinazione ai mercati, Ciampi innalz� nientemeno che al 15% il tasso di sconto mentre era riunito il consiglio dei ministri il quale, ci� nondimeno, continu� a tergiversare. Occorre ricordare che il disavanzo era dell’ordine dell’8-9% del Pil ed il debito superava il 120%. La difesa della lira era gi� costata interventi sul mercato per oltre 90 mila miliardi. La speculazione continuava a martellare perch�, dando per scontata una forte svalutazione, privati ed imprese si indebitavano in lire per comprare titoli in dollari e in marchi. La resa avvenne il 12 settembre quando, pressoch� esaurite le riserve di valuta spendibili ed i crediti che potevano essere ottenuti dalle istituzioni internazionali, il governo (ministro del Tesoro era Barucci) decise l’abbandono della difesa del cambio. Per dare il senso di ci� che avvenne, baster� ricordare che, dopo una svalutazione del 7% che era stata gi� decisa e concordata con i partners europei, le libere forze del mercato determinarono una ulteriore svalutazione di oltre il 20% con un marco tedesco che raggiunse e super� quota 1200. Se negli anni successivi non fosse stata avviata e condotta in porto un’azione di risanamento che per entit� e rapidit� stup� il mondo intero, oggi l’Italia non farebbe parte dell’Unione monetaria e la condizione della sua economia, ed il livello di vita dei suoi abitanti, non sarebbero diversi da quelli dei Paesi che hanno sperimentato l’insolvenza dello Stato, l’annientamento dei risparmi e anni di inflazione a due cifre.

              In virt� di quel risanamento, che fu realizzato soprattutto dallo stesso governo Amato, da quello di Ciampi e da quello di Prodi, oggi il rischio che il dramma di quegli anni possa replicarsi � pressoch� inesistente. L’�ncora dell’euro ci assicura contro l’eventualit� di una rovinosa inflazione, di tassi di interesse a due cifre, di una frana del cambio. Non si tratta pi� di salvare il cambio o la credibilit� dei titoli emessi dallo Stato, ma di rispettare le condizioni per rimanere partecipi del sistema monetario europeo per evitare di compromettere la vita delle generazioni future lasciando loro debiti ancor pi� gravosi da rimborsare. E per assicurare al settore pubblico le risorse perch� possa adempiere ai compiti che da esso i cittadini legittimamente si aspettano.