“Conti” In pericolo oltre 150 mila posti di lavoro

30/05/2006
    marted� 30 maggio 2006

    Pagina 11 – Politica

    GRANDI OPERE E OCCUPAZIONE – SINDACATI E IMPRESE CONFERMANO LO STATO DI DIFFICOLT� DOPO I RISPARMI DELLA FINANZIARIA 2006 E I CONTI PUBBLICI FUORI LINEA

      Cantieri chiusi
      In pericolo oltre 150 mila posti di lavoro

        A rischio il passante di Mestre
        l’alta velocit� Novara-Milano e la Salerno-Reggio Calabria

          retroscena
          PAOLO BARONI

            ROMA
            Centocinquantamila posti a rischio. � questo il costo �sociale� del taglio dei fondi destinati all’Anas, alle Fs e pi� in generale alle infrastrutture deciso dal governo Berlusconi con la Finanziaria 2006. Una situazione molto pesante che nelle ultime ore ha fatto scattare l’allarme del nuovo esecutivo. Dopo l’ultima manovra, a fine luglio, le casse delle due societ�, le principali �stazioni appaltanti� del paese, saranno infatti a secco. Liquidit� a zero, benzina finita: dal Nord al Sud i grandi lavori in corso si fermeranno, mentre le opere assegnate di recente resteranno al palo. Col consueto strascico di contenziosi, penali da pagare e contratti da rivedere.

              E i lavoratori? A casa, in mobilit�. �Se non si interviene subito – spiegano i sindacati degli edili – nella seconda met� di giugno scoppia il problema�. Incrociando dati e stime di imprese e sindacati del settore l’effetto di questo blocco si pu� quantificare in un taglio che arriva a sfiorare l’8% del totale degli occupati del settore, che in Italia sono 1,9 milioni.

                All’appello, solamente alla voce �strade�, manca almeno un miliardo di euro (due, dicono i sindacati): dai 3,1 miliardi dell’anno passato, infatti il tetto di spese dell’Anas � stato compresso a 1,9 miliardi quando si sapeva che il fabbisogno della societ� sarebbe stato di 3,6-3,8 miliardi di euro. Pesanti anche i tagli subiti dalle Fs: quest’anno, senza parlare dell’Alta velocit� che si � vista congelare 2,2 miliardi di euro, l’investimento sulla �rete convenzionale� � stato ridotto del 30-35% (il taglio in questo caso � pari a quasi 3 miliardi) mentre i trasferimenti in conto esercizio sono stati ridotti di altri 700 milioni di euro. Secondo le stime dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, negli ultimi tre anni lo Stato ha ridotto del 43,6% gli stanziamenti in infrastrutture, il 20,6% solo nel 2006. Un vero dramma.

                  La scure sugli occupati
                  �Ci sono cantieri che rischiano di fermarsi ed altri che non partiranno, e c’� un arretrato di lavori gi� eseguiti e non pagati che arriva a 1,3 miliardi di euro – denuncia Mauro Macchiesi della segreteria nazionale degli edili della Cgil -. Ovviamente le imprese adesso scaricheranno tutto sui lavoratori. E il conto sar� pesantissimo: in tutto sono a rischio 150 mila posti di lavoro�. Anche i costruttori confermano che l’impatto occupazionale rischia di essere pesante. �Se si fermano i cantieri Anas – spiega il responsabile del centro studi dell’associazione, Antonio Gennari – in gioco ci sono 50 mila occupati, 30 mila diretti ed altri 16-18 mila nell’indotto�. Se poi a queste cifre si aggiungono gli addetti alle attivit� di manutenzione e quelli impegnati nei cantieri delle Ferrovie, la cifra lievita considerevolmente. Macchiesi segnala, ad esempio, il caso dei 7 mila lavoratori impegnati sino ad ora nei lavori dell’alta velocit� lungo le linee in via di completamento (Milano-Bologna e Bologna-Firenze) e per i quali sono stati siglati accordi per la messa in mobilit�. �Noi speravamo che potessero essere assorbiti nella realizzazione della Genova-Milano, ma questa linea nonostante sia stata appaltata 18 mesi fa � ancora ferma. E ferma rischia di restare ancora a lungo�.

                    Colpite Sa-Rc e Jonica
                    Dal Nord al Sud sono molti gli interventi destinati a subire il contraccolpo dei tagli. Si va dal passante di Mestre, dove si fermeranno i primi cantieri che dovevano essere avviati (quelli della bretella tra A4 e A27 nel trevigiano), a due maxi-lotti della Salerno-Reggio Calabria appaltati lo scorso anno ad un consorzio Impregilo-Condotte per essere terminati entro il 2008. Bloccati anche due maxilotti della Statale 106 Jonica assegnati alla Astaldi da oltre due anni. �La situazione � di grande pesantezza – afferma Macchiesi –. Il problema oggi non sono solo le grandi opere, ma il mantenimento dell’attivit� ordinaria. A fermarsi saranno infatti anche i lavori di manutenzione, con tutto quello che ne consegue per la sicurezza degli automobilisti�.

                      Si ferma l’alta velocit�
                      Sul fronte Fs ad entrare in sofferenza saranno soprattutto i cantieri dell’Alta velocit� sulla tratta Novara-Milano. Mentre per la Genova-Milano il governo dovr� autorizzare la Cassa depositi ad emettere nuove obbligazioni per reperire i fondi necessari e si dovr� stendere un nuovo contratto integrativo per l’opera. Problemi in vista anche per le linee Milano-Bologna e Bologna-Firenze, che secondo i programmi dovrebbero essere completate entro il 2009. Per quanto riguarda le opere ordinarie sono invece ben 500 i cantieri Fs aperti in ogni parte d’Italia a rischio-blocco: rispetto all’Anas, per�, le Ferrovie hanno pi� margini di manovra per sopperire al crollo della liquidit�. A cominciare da operazioni di valorizzazione del patrimonio.

                        Scioperi in vista
                        �Dall’incontro che abbiamo avuto di recente con l’Anas – spiega Giuseppe Virgilio, segretario generale aggiunto della Filca-Cisl – � emerso un quadro molto preoccupante, soprattutto per quanto riguarda la Salerno-Reggio Calabria. Non solo ci sono i lavori in corso che si fermano, ma ci sono quelli gi� assegnati che non partono e quelli da assegnare fermi ai blocchi. Ora che c’� il nuovo governo torneremo alla carica, pronti anche alla mobilitazione�. Il presidente dell’Ance Claudio De Albertis, invece, dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi, ieri � tornato alla carica sollecitando �interventi eccezionali, alla stregua di quanto potrebbe avvenire qualora fossero messi in crisi i flussi finanziari destinati a stipendi e servizi pubblici essenziali�.