“Conti” Il premier e Padoa-Schioppa divisi sul rinvio

30/05/2006
    marted� 30 maggio 2006

    Pagina 10 – Politica

    PARAMETRI UE IL PROFESSORE PUNTA A UN RIENTRO PI� LENTO. IL MINISTRO � PER SEGUIRE LE REGOLE ALLA LETTERA

      Il premier e Padoa-Schioppa divisi sul rinvio

        retroscena
        STEFANO LEPRI

          ROMA
          �Certo, farsi contraddire da Amelia Torres…� commenta un personaggio ben addentro nelle cose europee. Amelia Torres � una simpatica signora portoghese, poliglotta, che fa da portavoce al commissario europeo agli Affari monetari Joaqu�n Almunia. E’ stata lei la prima a dire, ieri, ovviamente per conto di Almunia, che al momento l’Italia � tenuta a rispettare gli impegni gi� presi sui conti pubblici, senza rinvii.

            Cos� il governo italiano si � potuto ricomporre affermando che no, un rinvio di un anno delle scadenze di risanamento non � (ancora) stato chiesto. Ma l’attesa per la richiesta imminente di un rinvio era stata fatta lievitare da fonti del centro-sinistra. La retromarcia � partita domenica sera, quando sia il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sia lo stesso Romano Prodi hanno detto che la verifica sui conti pubblici �non aveva niente a che vedere� con il viaggio del capo del governo a Bruxelles ieri. Padoa-Schioppa, rivel� giorni fa il viceministro Vincenzo Visco, non gradiva l’idea di chiedere subito una proroga all’Unione europea. Ma quell’idea l’aveva fatta circolare, per primo, il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta.

              C’� gi� chi vede la storia ripetersi, dopo 10 anni. Nel 1996, i primi mesi del governo Prodi-1 videro il contrasto (smentito all’epoca, confermato poi) tra il presidente del consiglio e il suo ministro tecnico, Carlo Azeglio Ciampi, sulla strategia da adottare verso l’Europa. Ciampi non si faceva illusioni e sosteneva che l’Italia, per entrare nell’Unione monetaria, avrebbe dovuto rispettare alla lettera il trattato di Maastricht, riportando il deficit pubblico al 3% del Pil nel 1977; Prodi sperava di riuscire a cavarsela con un 3,5%, magari ottenendo l’ammissione all’euro sei mesi o un anno dopo gli altri Paesi. Anche adesso il contrasto non riguarda l’obiettivo finale, ma il modo di arrivarci. Padoa-Schioppa � convinto che discettare di rinvio adesso � controproducente, perch� oltretutto non sar� facile ottenerlo; occorre invece concentrarsi su un programma di risanamento serio e farlo approvare a tutta la maggioranza, poi si vedr�. Ieri ha chiesto consiglio all’amico Jacques Delors, del quale giorni fa ricordava l’esperienza di ministro delle Finanze francese nel 1981-83: �una azione difficile di difesa del rigore finanziario nell’ambito di un programma di governo che non aveva tutti gli elementi del rigore�.

                Il problema da affrontare in tempi brevi � se una manovra-bis immediata, prima dell’estate, seppur impopolare, non sia il modo migliore per mostrare all’Europa che si fa sul serio e ottenere in cambio condizioni meno rigide per il 2007. Saranno importanti domani le parole del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi: ovvero, quanto calcher� sulla necessit� di agire al presto sui conti pubblici. Tra le forze politiche della maggioranza le opinioni sono disparate; i pi� sono contrari a una manovra-bis subito, ma sarebbe difficile senza nuove coperture finanziarie dare ad Anas e Fs i fondi per evitare la chiusura dei cantieri.

                  Una linea intermedia cercano di individuarla i Ds: �Una manovra immediata rischierebbe di ricadere negli errori dei cinque anni precedenti – dice Nicola Rossi, economista e deputato – mentre dobbiamo evitare interventi privi di senso, come i vari tagliaspese. Credo che anche per il giudizio dei mercati e dell’Europa sia meglio puntare su provvedimenti strutturali, da decidere a settembre con effetti immediati. Chiedere all’Unione europea una eventuale proroga ha significato solo se si accompagna a un impegno preciso a fare riforme che affrontino nodi strutturali della spesa. Per avanzarla dovremo essere credibili�.

                    Tuttavia gli analisti internazionali si domandano quanto possa incidere sul deficit 2006 una manovra valida per gli ultimi tre mesi dell’anno. Se dalla commissione di verifica sui conti pubblici (che ieri non si � riunita) uscir� come pare la previsione di un deficit attorno al 4,5%, l’Europa potrebbe reputare opportuna una correzione di circa mezzo punto, 7 miliardi di euro; perch�, senza un deficit meno alto nel 2006, rischierebbe di essere arduo anche rispettare una eventuale proroga di un anno. Si intervenga prima o dopo l’estate, di certo viene escluso il rialzo di un punto dell’aliquota base Iva suggerito dalla Confindustria. Sull’Iva invece si studiano interventi anti-evasione, tra l’altro rivedendo l’esenzione accordata all’agricoltura, origine di evasioni in altri settori.